Torna il Gaza International Festival for Women’s Cinema per un altro mondo possibile

Nel terzo anno del genocidio torna il Gaza International Festival for Women’s Cinema (GIFWC) con la sua seconda edizione dal 26 al 31 ottobre con 73 film provenienti da 25 paesi. Torna con le donne che continuano a fare cinema, a raccontarsi e a resistere nel segno de “L’eccezionale”. Costanza Quatriglio presidente della giuria documentari. Mentre prosegue il lavoro del Gaza Cinema Academy, corso di diploma per 25 donne della Striscia. Bookciak Magazine è mediaprner …

Prendendo a prestito le parole di Marwan Abdel Al, romanziere, artista e politico palestinese in un’intervista a 180Post sul suo nuovo libro Ashira. L’ultima leader: “l’eccezionale è la madre che partorisce in mezzo alla paura, il bambino che impara il nome della sua casa prima dell’alfabeto del mondo, l’intellettuale che non trasforma la tragedia in merce, il resistente che vede nella libertà un diritto e non uno slogan”.

È in questa direzione che punta la seconda edizione del Gaza International Festival for Women’s Cinema, che si svolgerà nella Striscia dal 26 al 31 ottobre, ancora una volta sotto la direzione di Ezzaldeen Shalh e ancora una volta coi riflettori puntati sul cinema delle donne palestinesi che non si sentono semplicemente delle vittime, ma soggetti che agiscono e che tra morte e distruzione, vogliono continuare a produrre vita, memoria, identità e futuro. “Donne che creano la vita dalla morte”, insomma, come recita il tema di questa seconda edizione del GIFWC.

Come dice ancora Marwan Abdel Al, “il grido che esce da un campo sconosciuto può non cambiare il mondo in quel momento, ma cambia chi lo emette, sveglia una memoria, raggiunge un’altra persona; e da questa piccola catena talvolta cominciano le cose grandi”.  Tante piccole voci, tanti gesti, tante testimonianze possono formare un movimento più grande. Ci sono tante persone, infatti, donne, artiste, storie e vite dietro al Gaza International Festival for Women’s Cinema.

E c’è, soprattutto, una mobilitazione internazionale del cinema e di tante sigle legate alle battaglie per il rispetto dei diritti umani, che rifiutano un mondo in cui la violenza possa distruggere e condannare all’oblio Gaza e la sua intera popolazione. Lo testimonia la stessa giuria del festival composta da arabi, europei e della diaspora palestinese. Costanza Quatriglio è la presidente della giuria documentari, insieme al regista siriano Maamoun Al-Bunni; la regista algerina Nadia Zouaoui; il regista e produttore egiziano Ahmed Rashwan; la regista di Gaza Rima Mahmoud.

Mentre la giovane Tecla Insolia è coinvolta come giurata per la sezione dei film di finzione di cui è presidente Areen Omari, attrice e produttrivce palestinese di Ramallah, Cisgiordania. Le diverse categorie – film di finzione, documentari, cortometraggi, concorso nazionale palestinese – sono la dimostrazione che esiste una pluralità di sguardi e di linguaggi. E i 73 film provenienti da 25 paesi lo dimostrano.

Tanti altri ancora, poi registi e addetti ai lavori internazionali tra i sostenitori del festival, tra cui molti impegnati in prima persona nella Gaza Cinema Academy, straordinario laboratorio creativo permanente dedicato a formare professionalità, a partire dal diploma per 25 giovani donne palestinesi e dal percorso di laurea con l’Università Al-Quds.

Qui sono impegnati, tra gli altri, la regista palestinese Mai Masri; Monica Maurer; la tunisina Kaouther Ben Hania, regista de La voce di Hind Rajab; la regista di Palestina 36, Annemarie Jacir; l’attore palestinese Saleh Bakri, figlio del compianto regista simbolo della resistenza palestinese, Mohammad Bakri e, ancora la produttrice Graziella Bildesheim, presidente EWA.

Il Gaza International Festival for Women’s Cinema, quindi, non vuole essere solo una rassegna di film, ma un’infrastruttura di resistenza culturale e di costruzione del futuro. Anche attraverso la creazione di scuole, università, case di produzione, fondi cinematografici, festival, distribuzione, visibilità internazionale per spezzare l’isolamento, non essere più soli, nell’idea di un altro mondo possibile.

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Milena Fiore

Milena Fiore è responsabile dell'area tecnica della Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD). E fa parte dell'Assemblea dei garanti. Opera come video editor e digital archive technician. Ha curato il montaggio di numerosi progetti a carattere storico, politico e sociale, oltre che di live performance. Si occupa anche di formazione e laboratori audiovisivi, in particolare con l'associazione CroMA. Attualmente sta lavorando al film "Shooting Revolution" di Monica Maurer.


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