Addio allo scrittore Boris Pahor. Un gigante del ‘900 testimone dell’orrore

108 anni compiuti e più di trenta libri scritti e tradotti in decine di lingue. Il grande intellettuale Boris Pahor di lingua slovena di Trieste si è spento il 30 maggio.
Testimone in prima persona di uno dei capitoli più neri della storia mondiale come l’Olocausto, il suo intero lavoro ha radice autobiografica. Fu una delle voci più significative della tragedia delle deportazioni nei lager nazisti e delle discriminazioni contro le minoranze slovene a Trieste durante il fascismo.
Al 2016 risale un omaggio allo scrittore sloveno da parte della regista francese Fabienne Isartel con il film Boris Pahor: Ritratto di un uomo libero la cui realizzazione è durata otto anni di riprese. Questo documentario ha l’intento di raccontare la volontà e la determinazione di Pahor nel trasmettere un messaggio di memoria, umanità e amore.
Il doc L’uomo che ha visto troppo – presentato al Trieste Film Festival nel 2020 – di Jill Nicholls e Alan Yentob (prodotto da Marc Ramsay e Alan Yentob) narra la storia del Novecento vissuto da Boris attraverso i suoi occhi. Lo scrittore (che aveva 105 anni durante le riprese) racconta la propria vita a partire dalla sua infanzia, descrive la sua lotta contro il fascismo e i nazisti, e le sue speranze per il futuro dell’Europa.
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