Addio Jean-Louis Trintignant. Un “conformista” che ha dato il volto al miglior cinema europeo

È morto a 91 anni, il 17 giugno, Jean-Louis Trintignant monumentale attore francese che anche al cinema italiano degli anni d’oro deve la sua fama internazionale. Lo studente sbarbatello iniziato alla vita di mondo da un quarantenne cialtrone, che ha il volto del mattatore Vittorio Gassman ne Il sorpasso di Dino Risi (1962), è sicuramente uno di quei film. Ma il suo titolo capitale è sicuramente “Il conformista” di Bernardo Bertolucci dale pagine di Alberto Moravia …

Una carriera impressionante divisa abilmente tra cinema d’autore, film commerciali, una grande passione per la poesia (Jacques Prevert, Guillaume Apollinaire, Louis Aragon) e il teatro dove ha incarnato spesso ruoli di affascinanti e carismatici, antieroi dalla voce vellutata e dal sarcasmo tormentato.

È morto a 91 anni, il 17 giugno, Jean-Louis Trintignant monumentale attore francese che anche al cinema italiano degli anni d’oro deve la sua fama internazionale. Lo studente sbarbatello iniziato alla vita di mondo da un quarantenne cialtrone, che ha il volto del mattatore Vittorio Gassman ne Il sorpasso di Dino Risi (1962), è sicuramente uno di quei film.

Come la spia fascista nata dalla penna di Alberto Moravia che Trintignant incarna, ormai, quarantenne in un film capitale come Il conformista di Bernardo Bertolucci (1970) di cui però rifiuterà la parte in Ultimo tango a Parigi. O ancora il figlio del gerarca fascista nell’ Estate violenta di Valerio Zurlini (1959) o il funereo sceneggiatore de La terrazza di Ettore Scola che si mutila un dito con un temperamatite elettrico. O viceversa, il grande interprete che dà visibilità a film di giovani registi di futuro successo, come l’allora esordiente Gianni Amelio di Colpire al cuore.

Nato nel piccolissimo comune francese di Piolenc in Provenza l’11 dicembre 1930, da un padre industriale di simpatie socialiste e da una madre piccolo borghese, Jean-Louis Trintignant ha avuto una carriera lunga oltre 70 anni e una vita privata segnata da molti drammi. Nel ’70 la morte della piccola Pauline, ad appena nove anni, nata dal matrimonio con l’attrice, sceneggiatrice e regista Nadine Marquand che racconterà la tragedia in Tempo d’amore (1971). E poi nel 2003 la perdita della seconda figlia, Marie uccisa dal compagno Bertrand Cantat: tragedia da cui Trintignant non si riprenderà mai.

Innamorato delle auto da corsa (in famiglia ci sono due campioni: Philippe che morirà in un incidente e Maurice Trintignant) il giovane Jean-Louis si farà rapire prima dalla passione per il teatro (folgorato da una commedia di Molière) e subito dopo per il cinema arrivando dalla provincia a Parigi. È qui che nel ’55 fa subito centro, o meglio scandalo, diretto da Roger Vadim in E Dio creò la donna, set galeotto con Brigitte Bardot, moglie del regista e sex-symbol nascente, che diventerà presto amante del giovane attore e protagonista assoluto, il loro amore clandestino, dei rotocalchi di tutto il mondo.

Sarà l’inimitabile pilota romantico di Un uomo e una donna – ecco che torna la passione per le auto – a dargli, però, la notorietà internazionale. Siamo nel 1966 e Claude Lelouch, mettedolo al fianco di Anouk Aimé, lo consacrerà come apprezzato attore europeo. Il film vince la Palma d’Oro e l’Oscar per il miglior film straniero e la migliore sceneggiatura originale. Nel 2019 Trintignant cederà alla tentazione del seguito, I migliori anni della nostra vita a metà fra finzione e confessione pubblica, presentato ancora una volta a Cannes in grande spolvero, ma senza troppi entusiasmi.

È del resto lo stato d’animo vissuto da Jean-Louis non solo negli ultimi anni. A fasi alterne si ritira dalle scene. Si dedica al vino e agli ulivi della sua tenuta. E a tratti riappare. Straordinario il ritorno a Cannes nel 2012, al fianco di Emmanuelle Riva in Amour di Michael Haneke, folgrante dramma intimo e universale sulla malattia, la vecchiaia e la morte. Quasi un testamento spirituale.

Trintignant ha interpretato oltre 120 ruoli, ha recitato con i più grandi (Cavalier, Robbe-Grillet, Chabrol, Da Rohmer, Truffaut, Kieslowski) e ha attraversato anche molto cinema letterario. A cominciare da Le relazioni pericolose, ancora una volta di Roger Vadim dal romanzo epistolare di Choderlos de Laclos; è consacrato miglior attore a Cannes nei panni dell’inflessibile piccolo giudice greco dagli spessi occhiali neri in Z l’orgia del potere di Costa Gavras dal libro di Vasilīs Vasilikos; è nei panni di Massimo Campi, l’omosessuale sospettato d’omicidio nel magnifico La donna della domenica di Luigi Comencini dalle pagine di Fruttero e Lucentini; ne Il deserto dei tartari di Valerio Zurlini capolavoro di Dino Buzzati al fianco di Jacques Perrin, anche lui scomparso recentemente e come lui tra i grandi nomi del cinema francese d’esportanzione.

Oppure e ancora diretto da Ettore Scola nei panni del tenente medico in Passione d’amore da Fosca, il più famoso romanzo dello scrittore Igino Ugo Tarchettine o il meno conosciuto Col cuore in gola di Tinto Brass dal romanzo Il sepolcro di carta di Sergio Donati, passando anche da un grande classico di Patroni Griffi come Metti una sera a cena.

Per molto tempo Trintignant è stato considerato il Paul Newman francese. E gli ci sono voluti anni per cancellare la sua immagine di giovane fragile dal sorriso timido. Solo poco a poco ha lasciato emergere quell’oscurità dostoevskiana, la violenza trattenuta, un’elettricità a volte inquietante nei suoi occhi. Quel Trintignant segreto, enigmatico che forse, a ben vedere ricorda più Jack Nicholson. E che a noi, almeno, piace ricordare così.


Gino Santini

redattore


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