Addio Lando Buzzanca. Il “merlo maschio” che volò nella commedia sexy all’italiana

Se n’è andato in punta di piedi a Roma, a 87 anni, Lando Buzzanca, protagonista di tanta commedia all’italiana anche e soprattutto quella sexy degli anni Settanta, ma anche di tanta televisione di successo in coppia con Delia Scala (Signore e signora), partecipando alla stagione degli sceneggiati e arrivando fino a quelle delle fiction.
Famoso soprattutto per la maschera dell’uomo siciliano passionale e geloso, poco amato dalla critica e dichiaratamente di destra, Buzzanca ha cominciato la sua lunghissima carriera con grandi registi come Pietro Germi e Antonio Pietrangeli. ”Ho interpretato 110 film – raccontava -, ma fin dall’inizio ho sempre scelto, ho sempre voluto fare l’attore. Anche quando non ero nessuno ed ero al verde. Avevo 500 mila lire in tasca che mi aveva dato di nascosto mia madre, ma sono finiti in fretta, ho dormito per strada, ho mangiato alla Caritas, volevo fare il cinema, facevo piccole comparsate, ma sapevo che non bastava”.
Gerlando Buzzanca, detto Lando, nasce a Palermo il 24 agosto 1935 da una famiglia di attori. Studia recitazione alla celebre Accademia Sharoff tra un lavoro saltuario e l’altro. Fa il cameriere ma anche il gigolò.
A 17 anni si trasferisce a Roma. L’esordio al cinema arriva nel 1959 nello storico Ben-Hur: ha una piccola parte come schiavo. L’occasione giusta arriva nel 1961 con Pietro Germi che lo sceglie per il ruolo di Rosario Mulè in Divorzio all’italiana. L’anno dopo è ancora Pietro Germi a regalargli una grande parte, quella del fratello di Stefania Sandrelli in Sedotta e abbandonata. Nel 1956 Lando si sposa con Lucia, donna con cui è rimasto per 57 anni.
Nel 1963 appare al fianco di Catherine Spaak in La parmigiana di Antonio Pietrangeli dall’omonimo romanzo di Bruna Piatti, in cui interpreta l’ottuso fidanzato della protagonista. E c’è addirittura la penna corrosiva di un irregolare come Luciano Bianciardi (Il complesso di Loth) in quel titolo che lo consacrerà al grande pubblico: Il merlo maschio, commedia sexy all’itaiana firmata da Pasquale Festa Campanile nel ’71 con Laura Antonelli (nelle foto).
Gli anni ’70 sono anche quelli del successo televisivo in coppia con Delia Scala in Signore e signora con il tormentone “mi vien che ridere” del quale Buzzanca ha parlato come di una ”delle cose piu’ belle della mia vita”.
Tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta, l’attore collabora più volte con l’ennesimo grande regista della sua carriera: Lucio Fulci. Insieme i due girano tre film: Operazione San Pietro, Nonostante le apparenze e Purché la nazione non lo sappia. Gli anni Ottanta gli regalano poco spazio al cinema, anche perché per i gusti di Buzzanca la deriva che stava prendendo la commedia sexy italiana era ormai eccessiva.
Si rifà con il successo in radio e in teatro. Uno delle sue migliori sortite cinematografiche del decennio è in Secondo Ponzio Pilato di Luigi Magni. Buzzanca torna alla ribalta in tv nel 2005 con il trionfo della miniserie di Rai1 Mio figlio nata da un’idea dello stesso Buzzanca che interpreta un poliziotto, il Commissario Vivaldi, padre di un ragazzo gay. Nel 2007 raccoglie il plauso anche della critica per la sua interpretazione ne I Viceré di Roberto Faenza dall’omonimo romanzo di Federico De Roberto.
L’ultima fase della sua vita è stata segnata da ricoveri e polemiche con i figli.
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