Addio Marisa Paredes, regina del teatro e del cinema spagnolo. E musa di Pedro Almodovar

È stato uno scompenso cardiaco improvviso a portare via a 78 anni, il 17 dicembre, Marisa Paredes, grande interprete e musa di Pedro Almodovar. La notizia della scomparsa è stata data dall’Accademia del Cinema spagnolo, di cui Paredes è stata presidente.
Premio Nazionale di Cinematografia nel 1996, Medaglia d’Oro al Merito nelle belle Arti nel 2007 e premio Goya d’onore alla carriera nel 2018, Marisa Paredes aveva alle spalle una carriera piena di successi lunga sei decenni, 75 film e innumerevoli opere teatrali. Un viaggio cominciato nella portineria nella madrilena Plaza Santa Ana, accanto al Teatro Espanol, che aveva alimentato i suoi sogni da bambina. E dove sarà allestita il 18 dicembre la sua camera ardente per l’ultimo applauso pubblico.
Paredes si formò alla Scuola di Arte Drammatica della capitale e durante gli anni Sessanta e Settanta interpretò innumerevoli opere tv dai classici spagnoli di Calderon de la Barca o Tirso de Molina, a quelli di Molière e Oscar Wilde, ai drammi di Ibsen, Cechov, Dostoevskij che l’attrice interpretava con quella che chiamava la sua “anima russa, profonda”.
Ma fu solo 20 anni dopo che arrivò il successo sul grande schermo, grazie a Opera prima di Fernando Trueba, nel 1980. Tenne poi a battesimo anche altre opere prime di registi come Augustì Villalonga che diventerà per lei fondamentale.
Negli anni Ottanta e Novanta la sua epoca d’oro nel cinema spagnolo, come musa di Pedro della Mancha con Tacchi a spillo o Il fiore del mio segreto e, poi, nelle vesti di Huma Rojo in Addio Marisa Paredes, regina del teatro e del cinema spagnolo. E musa di Pedro Almodovaro di Marilla ne La pelle che abito. La sua capacità di adattarsi a ruoli più drammatici o comici, hanno reso Paredes unica, capace sempre di emozionare il pubblico. La sua collaborazione con Almodovar le aprì le porte al cinema internazionale, con La vita è bella di Roberto Benigni, in La spina del diavolo di Guillermo del Toro o in Profundo Carmesi di Arturo Ripstein. O anche ai film di registi come Cristina Comencini, Maria Sole Tognazzi, Amos Gitai, Philipe Lloret, Alain Tanner o Manoel de Oliveira.
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