Addio Sepúlveda. Un abbraccio solo non basta per chi ha combattuto scrivendo
È morto a 70 anni portato via dal coronavirus Luis Sepúlveda, scrittore, sceneggiatore, giornalista, regista, poeta cileno e vittima del regime di Pinochet. Tra i suoi romanzi portati al cinema l’indimenticabile cartone, “La gabbianella e il gatto” di D’Alò. Tanti i suoi amici italiani e tra loro Pietro Cheli – giornalista, scrittore, amico di queste pagine web – che ritrasse nel corpulento poliziotto in “Jacarè“. Alla sua prematura scomparsa Sepulveda lo salutò così: “Un abbraccio solo non basta per tanta umanità”. Adesso non possiamo che restituirgli quelle parole …

Luis Sepúlveda Calfucura ci è apparso quasi trent’anni fa e ci ha subito rapiti coi suoi racconti e, per chi l’ha conosciuto, con quei tratti così tipicamente latinoamericani ma anche con una flemma leggera che ne è l’esatto opposto.
Uno storyteller naturale capace di affascinare fin dal primo incontro e non mollarti più, come quell’ubriacone del bar di San Carlos di Bariloche che, raccontava, se gli davi retta, ti spiegava che lui, proprio lui, era un discendente di Davy Crockett.
Del resto ne aveva da raccontare di storie, grazie o a causa della sua vita. L’uomo che aveva patito le più orribili crudeltà dell’abiezione umana e che era passato, come la poetessa Carmen Yáñez, la donna della sua vita, sotto le grinfie dei torturatori di Pinochet i quali, per quanto si siano applicati con dedizione, non lo avevano piegato.
Abbiamo letto e riletto dell’esilio ad Amburgo e poi a Parigi, del primo ritorno in Cile, abbiamo conosciuto grazie a lui e agli autori che ci ha fatto conoscere, l’umanità ultima e perdente come ultimo e perdente è il Cono Sur perché “raccontare è resistere”, citazione da Guimarães Rosa e talmente condivisa da Sepúlveda da farne il titolo di uno dei suoi libri.
La molteplicità di sfaccettature vedeva contemporaneamente il ribelle imbarcato sulle navi di Greenpeace dell’impegno ecologista e la vitale giovialità dell’essere circondato dagli amici. La bibliografia sterminata, da sempre pubblicata da Guanda, è oggi un bene ancora più prezioso.
Da giovane si era diplomato in regia teatrale ed era un grande appassionato di cinema, tanto da essere spinto a misurarsi anche con questa modalità espressiva. È del 2002 Nowhere, il suo primo film e del quale cura anche la regia. Sebbene non si possa definire un film riuscito, è innegabilmente riconoscibile la sua mano nella scrittura della storia, ambientata negli anni ’80, e che disegna la figura di un dittatore alle prese con accuse di coinvolgimento nelle vicende dei desaparecidos e che intenta una mossa mediatica per sviare gli attacchi. Pianifica così di far rapire cinque uomini, suoi nemici politici (un omosessuale, uno studente, un barbiere, un operaio e un professore), per poi liberarli per rifarsi una verginità. Ma il piano funziona solo nella prima parte poiché verrà intralciato da Harvey Keitel e dirottato così che i dissidenti torneranno liberi, ma non secondo l’idea e gli scopi del dittatore.
Sepúlveda, successivamente è co-regista con Diego Mazza del doc Corazon Verde del quale lo stesso scrittore racconta il filo narrativo: “La minaccia viene dal previsto insediamento di una grande fabbrica olandese di alluminio, con domicilio nel paradiso fiscale delle isole Cayman, e che scaricherà in mare grandi quantità di mercurio, ma anche dalla costruzione di 3 centrali idroelettriche capaci di soddisfare le esigenze di città come Buenos Aires. In pericolo è un territorio grande quanto un terzo dell’Italia, ricco di pesce e frutti di mare, luogo di riproduzione di balene e delfini, una riserva naturale della biosfera che l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità, dichiarazione purtroppo che non ha effetto vincolante come una legge nazionale”.
Dai suoi libri, e con la sua supervisione, sono state tratte pellicole di ottimo riscontro come La gabbianella e il gatto, per la regia animata di Enzo D’Alò e Il vecchio che leggeva romanzi d’amore di Rolf de Heer con Richard Dreyfuss protagonista.
Lo scorso ottobre era stato a Milano, dove la casa editrice Guanda ne aveva celebrato il settantesimo compleanno circondato dai tanti amici italiani. Non possiamo non restituirgli le parole che lui aveva scritto, nel 2017, in un commosso ricordo di Pietro Cheli, amico e complice in tante occasioni, tanto da averlo ritratto nei panni di un corpulento poliziotto in Jacarè: “Un abbraccio solo non basta per tanta umanità”.
Gino Delledonne
Gino Delledonne
Architetto e docente universitario a contratto. Ha collaborato alle pagine culturali di vari giornali tra i quali "Diario" e "Archivio". Devoto del gruppo garage punk degli Oblivians.
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