All’origine della guerra. “Bad roads – Le strade del Donbass” una pièce diventata film

In sala dal 28 aprile (per Trent Film) “Bad roads – Le strade del Donbass” della regista ucraina Natalya Vorozhbit, dalla sua omonima pièce rappresentata in molte capitali europee. Quattro storie apparentemente scollegate tra loro ma ciascuna delle quali rappresenta talora in modo drammatico talora in modo grottesco il clima di sospetto, le contraddizioni, la violenza e la paura che dominano la terra martoriata del Donbass da almeno otto anni. Un film-monito per tutti coloro che pensano che la guerra sia lontana da loro e non li riguardi …

Se volete capire come “nasce la violenza che esce dal nulla scatenando un grande conflitto”, per citare le parole della regista ucraina Natalya Vorozhbit, andate a vedere il suo film del 2020 Bad roads – Le strade del Donbass, nelle sale italiane dal 28 aprile distribuito da Trent Film.

Presentato alla 35a Settimana della Critica a Venezia 2020 dove è stato insignito del Premio Circolo del Cinema di Verona, selezionato dall’Ucraina agli Oscar 2022 come Miglior Film Internazionale e designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani Sncci, Bad roads – Le strade del Donbass è tratto dall’omonima pièce della stessa regista, opera portata sul palcoscenico del prestigioso Royal Court Theatre e rappresentata nelle piazze e nei teatri di molte capitali europee.

Il film racconta quattro storie apparentemente diverse, ciascuna delle quali rappresenta talora in modo drammatico talora in modo grottesco il clima di sospetto, le contraddizioni, la violenza e la paura che dominano la terra martoriata del Donbass da almeno otto anni. Da quando cioè è iniziata quella strisciante (ma non troppo) guerra civile tra popolazione russofona e nazionalisti ucraini che Putin ha utilizzato come pretesto per invadere l’Ucraina lo scorso 24 febbraio.

Nella prima storia un automobilista un po’ alticcio che si dichiara preside di una scuola, fermato a un posto di blocco, consegna ai militari un passaporto che non è il suo, avendolo scambiato per distrazione con quello della moglie. Ne consegue un dialogo surreale, a tratti grottesco, che potrebbe avere un tragico epilogo ma si risolve in un nulla di fatto, in un crescendo di incomunicabilità e di sospetto.

Nella seconda storia vediamo tre ragazze adolescenti che spettegolano davanti a un baracchino male illuminato, frequentato da soldati e pochi altri avventori. Subito dopo la scena si sposta in una altrettanto poco illuminata fermata d’autobus, dove nonna e nipote orfana della madre litigano sedute sulla panchina. La nonna, insistente e protettiva, cerca di convincere la riottosa nipote che il soldato di cui è innamorata, su cui ha riposto l’illusione di una vita meno infelice, non verrà mai a prenderla e che l’unica soluzione è tornare a casa per guardare insieme la televisione.

La terza storia si svolge in uno scantinato, dove convivono una ragazza e un soldato che la tiene prigioniera costringendola a continue umiliazioni, fino a quando lei porterà a compimento una vendetta efferata. Qui l’odio a lungo represso esplode con una violenza tale da renderne la rappresentazione quasi insostenibile.

L’ultima storia si svolge in una decrepita fattoria, dove una coppia di anziani contadini convive con un cane malandato e infedele in mezzo a una sporcizia indicibile. Una giovane automobilista che passa proprio nella strada antistante l’aia investe una gallina, la chioccia dalle uova d’oro a quanto sosterranno i due proprietari, e si ferma per denunciare l’accaduto, dichiarando la sua volontà di riparare. Superata la sorpresa, marito e moglie si spalleggiano nel chiedere alla sventurata un risarcimento sempre più esoso, in un crescendo di tensione e fraintendimenti.

Se si eccettua il primo episodio, gli altri si svolgono in una penombra inquietante, sullo sfondo di luoghi bombardati e distrutti dalla guerra, in quartieri cittadini o fattorie campagnole immersi nello squallore e dove la violenza sembra cercare solo un pretesto per esplodere brutalmente. È un mondo dove sembra non esserci alcun domani.

Pur senza dichiararlo esplicitamente, il film tocca molti temi che accompagnano, anzi quasi incarnano, il conflitto che si sta svolgendo in questi giorni nei luoghi prescelti dalla regista per girare le scene appena descritte: non solo violenza e sospetto, ma incapacità di dialogare, mancanza di alternative, rassegnazione al dolore e al sacrificio.

Ed è significativo che l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia abbia interrotto le riprese del secondo film della cineasta, Demons, anch’esso incentrato sulla relazione tra Mosca e Kiev. Sui social, Natalya Vorozhbit ha recentemente dichiarato: “Speravo che Bad Roads avesse valore solo come riflesso del passato, e non mi dà alcuna soddisfazione la sua rilevanza in questo momento”. L’intenzione, comunque, era spaventare coloro che pensano che la guerra sia lontana da loro e non li riguardi: “La guerra è vicina e non si è mai pronti”, ha concluso con amarezza la regista ucraina.