Aspettando Bookciak, Azione! 2021 cominciamo dai libri. Storie di ordinaria pandemia al femminile

In attesa di Bookciak, Azione! 2021 (la premiazione alle Giornate degli Autori veneziane il 31 agosto) presentiamo l’ultimo dei quattro libri che faranno da traccia ai bookciak. È “Penelope alla peste” di Veronica Passeri (Castelvecchi), 14 storie ordinarie di donne straordinarie colte (non soltanto) durante la pandemia. Dall’anestesista in prima linea all’anziana maestra che ha vissuto la guerra. Una raccolta di racconti cosparsi di fragilità, a volte teneri a volte pieni di contraddizioni …

Penelope a Venezia: chissà come saranno i bookciak ispirati ai racconti della pandemia fatti dalle 14 donne che danno vita a Penelope alla peste, la pandemia raccontata dalle donne di Veronica Passeri (Castelvecchi), uno dei libri selezionati per il premio Bookciak , Azione! 2021.

Non sempre la scrittura giornalistica è sinonimo di superficialità e approssimazione. Si può fare giornalismo anche con cura, passione, attenzione per le persone che s’incontrano, ragionando prima di muoversi e di parlare, inseguendo a fondo non solo la notizia ma anche filoni più sottili e profondi.

E di questo modo di lavorare resta traccia quando si scrive. Il titolo del libro ricalca il primo romanzo di Oriana Fallaci, Penelope alla guerra declinando – 50 anni dopo – anche uno dei temi principali: il ribaltamento del ruolo di Penelope che invece di giurare eterna fedeltà all’eroe decide di trasformare sé stessa in protagonista alla ricerca della propria autonomia.

E così come è successo in tempo di guerra, quando le donne chiamate a sostituire i maschi al fronte hanno dimostrato straordinario talento, capacità di organizzazione e creatività (per poi essere rimandate a casa appena non servivano più) anche durante questa pandemia hanno risposto con quella capacità che le contraddistingue.

Come scrive Giovanna Botteri nella prefazione: “di fronte alla minaccia, alla morte, le donne sono capaci di fare la differenza”. La declinazione di questa pandemia delle 14 protagoniste del libro ci regala altrettanti ritratti straordinari nella loro normalità. Non sono esempi edificanti di eroine senza paura.

Parla sia chi è stato in prima fila, come Patrizia Rendo, la dottoressa del carcere di Sollicciano, o della psicologa Nicole Adami, e chi non ha potuto fare altro che chiudersi a casa e spiegare ai figli che il vero gesto da supereroi erano proprio tutte le rinunce che stavano affrontando, come ha dovuto fare Federica Massarelli, improvvisamente sola con i suoi tre figli.

C’è chi come l’ostetrica abruzzese Cinzia di Matteo, aiutava a nascere in un clima accogliente e si è ritrovata a lavorare in zona di guerra come all’epoca del terremoto; chi nel tempo sospeso della pandemia ha visto profilarsi il futuro come la rider Lisa Tosi e la studentessa Andrea Pistoia, chi non ha potuto fare altro che resistere, come ai tempi della guerra che Rosanna, 86 anni maestra in pensione di Crema, ricorda bene, ed ad ogni sirena di ambulanza aveva quasi l’impressioni di trovarsi, come allora, sotto i bombardamenti.

Dopo aver letto la prima intervista a Barbara Balanzoni, la rianimatrice veneta divenuta famosa dopo che un suo video-appello dai toni piuttosto bruschi rivolto a chi se ne andava a spasso invitandolo a rimanere a casa, divenne virale, avevo immaginato una raccolta di persone divenute famose proprio nei mesi del lockdown.

E invece no: anche la dottoressa infuriata con chi se la spassava ai navigli mentre i medici combattevano per salvare la vita a un numero sempre più alto di persone non si ferma al suo momento di celebrità. Racconta il suo passato al servizio di medici senza frontiere ad aiutare in zone di guerra o in quei Paesi dove la vita è spesso una scommessa temeraria e spiega così dove è nata la sua rabbia.

In questo libro non ci sono solo gli higlights di quest’anno cosi memorabile, ma ordinarie storie di donne straordinarie. Vicende che abbiamo spesso sotto gli occhi e che troppo spesso diamo per scontate. Non a caso Giovanna Botteri, ricorda che l’immagine che le ha fatto venire in mente la lettura di queste storie è quella della ministra degli Emirati Arabi Reem Hal Hashimi che durante una conferenza a distanza organizzata dall’Onu sullo Yemen, quando la sua bambina irrompe sullo schermo, senza perdere calma e dolcezza le spiega che non può farlo, la allontana senza mai smettere di accarezzarla, con naturalezza e senza perdere il filo del discorso.

A un certo punto nel racconto di Tiziana, una suora che insegna inglese, si accenna alla pandemia come a un incubatore di fragilità e di fragilità sono cosparse queste storie a volte tenere a volte piene di contraddizioni. E c’è spazio pure per un amore, clandestino e congelato dal virus.

Anche se a nessuno piace il paragone, la guerra è evocata spesso in questi racconti e ciò che li accumuna è la capacità di ritrovare il filo della vita, la miglior vita possibile, anche quando tutto sembra stravolto e sottosopra.