“Un altro giro” il film ad alta gradazione alcolica. Per dare una spallata alla “sobrietà” scandinava

In sala dal 20 maggio (per Movies Inspired) “Un altro giro” del danese ex Dogma, Thomas Vinterberg, vincitore dell’Oscar 2021 come miglior film straniero. Una commedia amara e spiazzante sulla crisi di mezza età che si confronta con la teoria “alcolica” di un discusso psichiatra svedese: bere aiuta la creatività. Una spallata al perbenismo calvinista danese mostrando la polvere spazzata sotto al tappeto: fragilità, insicurezze umane e le infelicità non dette. Da vedere …

Martin (Mads Mikkelsen), Tommy (Thomas Bo Larsen), Peter (Lars Ranthe) e Nikolaj (Magnus Millang) sono colleghi e amici di lunga data. Insegnanti frustrati presso un liceo di Copenaghen vivono in una paludosa apatia tra studenti demotivati e ostili, anche a causa della scarsa qualità dell’insegnamento.

Le giornate scorrono uguali per il gruppo di quarantenni nel loop delle singole crisi esistenziali. Finché una sera, nel corso della cena per il compleanno di Nikolaj, il gruppo finisce a conversare della tesi realmente formulata dal discusso psichiatra norvegese Finn Skårderud: in condizioni normali il corpo umano mostra un deficit di tasso alcolemico pari a 0,05 BAC (Blood Alcohol Concentration), la cui stabile compensazione con una modica quantità di alcol renderebbe più creativi e rilassati.

Inizialmente il gruppo respinge la stravagante teoria tranne Martin che, ulteriormente depresso dalla crisi matrimoniale, sin dal giorno successivo inizia a bere al lavoro ottenendo inattesi e progressivi vantaggi nella didattica e nel rapporto con gli allievi. È a partire da quel momento che il resto del gruppo decide di unirsi a lui, avviando così un esperimento per testare la teoria di Skårderud.

Un’idea poco ortodossa, di sicuro, quella attorno alla quale ruota il dramma danese sulla crisi di mezza età. Un altro giro (Durk – 2020 ), Oscar 2021 quale miglior film straniero, oltre ad essere stato premiato con quattro European Film Awards, è dal 20 maggio in sala.
Una commedia amara diretta da Thomas Vinterberg, già sodale di Lars Von Trier nella stesura del “manifesto” Dogma 95 e autore di film come l’applauditissimo e pluripremiato Festen- Festa in famiglia o altri come Il sospetto (con protagonista lo stesso Mads Mikkelsen) e La comune.

Un’intervista del 2012 riporta un’affermazione del regista: “La sicurezza, la mediocrità e la felicità danese m’infastidisce ogni giorno. Fa venir voglia di fare qualcosa di violento, scuotere un po’ questo sistema rigido”. Forse è anche su questa base che si forma l’idea di Un altro giro, sulla volontà di scuotere il perbenismo calvinista danese mostrando la polvere spazzata sotto al tappeto: fragilità, insicurezze umane e le infelicità non dette.

Nel film di Vinterberg l’ambiente danese viene rappresentato come ce lo aspettiamo, come ce lo hanno sempre descritto: belle case di pulizia e ordine impeccabile, colori mai squillanti (come nella fotografia del film, del resto), discussioni mai urlate. Sobrietà, insomma. E probabilmente serviva proprio un film ad alta gradazione alcolica per dare una spallata alla “sobrietà” scandinava.
È significativa la scena dell’esame nella quale uno studente espone il pensiero di Kierkegaard sull’ansia, l’accettazione della fallibilità e il fallimento. Anche questo sembra dire in conclusione il film a questi uomini fragili in crisi: “Fai i conti con i tuoi errori e poi cerca di correggerli”.

Un lavoro per molti versi spiazzante anche per l’assenza di qualsivoglia intento didattico e morale pur nella volontà consolatoria del finale. Siamo molto lontani, infatti, dalle vicende del Nicolas Cage di Via da Las Vegas o i deliri di Ray Milland in Giorni perduti. Anzi, sono ancora parole di Vinterberg, volevamo realizzare un tributo all’alcol, ma è ovvio che volevamo anche dipingere un quadro ricco di sfumature. Non abbiamo mai voluto essere moralisti sul bere. Tobias Lindholm e io abbiamo trovato affascinante il tema, l’alcol è socialmente accettato e può sia uccidere le persone e distruggere le famiglie ma allo stesso tempo elevare le persone e guidarne positivamente le scelte. Il riferimento, citato a supporto dell’esperimento nel film, è a personaggi di riconosciuto valore come Hemingway, Churchill, Franklin D. Roosvelt e il Generale Ulisse Grant ma noti anche per la passione alcolica che, si sostiene, ne avrebbe favorita l’azione.

Hemingway, per esempio, beveva ogni giorno fino alle otto di sera così da essere in grado di scrivere capolavori il giorno dopo. Oppure Churchill che oltre a scrivere 37 libri in 58 volumi, dipingere oltre 500 dipinti, ricevere il Premio Nobel per la letteratura e vincere la Seconda Guerra Mondiale come uno dei più grandi comandanti del mondo, ha anche detto: “Non bevo mai prima di colazione”. A differenza di un eroe di guerra altamente decorato, che trattava le donne con rispetto, che amava gli animali, non fumava e beveva birra solo in rarissime occasioni… Adolf Hitler.