Aspettando Bookciak, Azione! cominciamo dai libri. Come l’Italia fa ammalare le nostre badanti

Vi presentiamo “Sindrome Italia. Storia delle nostre badanti graphic novel di Tiziana Francesca Vaccaro illustrato da Elena Mistrello (Beccogliallo edizioni, maggio 2021) tra i libri vincitori di Bookciak Legge. Alle sue pagine saranno ispirati i bookciak 2022 di cui scopriremo i vincitori il 30 agosto al Festival di Venezia. Una lucida analisi per raccontare e riflettere sulla migrazione femminile dall’Est Europa. E in particolare su quella sofferenza che tiene insieme tutto un insieme di malattie mentali legate allo sradicamento dal proprio nucleo familiare. Ma di cui nessuno parla. La “Sindrome Italia” appunto …

Come si può oggi venire trasformati da una migrazione? Dove va la vita, dopo? Come si cambia in un paese straniero, lontani dal nucleo familiare e dai propri affetti? Il progetto del fumetto Sindrome Italia. Storia delle nostre badanti, illustrato da Elena Mistrello (BeccoGiallo), nasce dal desiderio dall’attrice Tiziana Francesca Vaccaro che ha sceneggiato nel 2019 lo spettacolo Sindrome Italia. O delle vite sospese – di raccontare e riflettere sulla migrazione femminile dall’Est Europa.

“Sindrome Italia. La malattia delle donne dell’Est” è il nome assunto da quell’insieme di malattie mentali invalidanti, con ideazione persecutoria, di maltrattamenti e ossessioni ricollegabili alle attività lavorative svolte in Italia da colf e badanti provenienti dall’Est Europa: è l’espressione del linguaggio della sofferenza che vivono donne migranti colpite e afflitte da una condizione psicofisica che non trova eguali nel passato.

Ma non se ne parla, nessuno chiede, nessuno sa: “È più comodo girarsi dall’altra parte, se la cosa non riguarda personalmente!” Esse hanno in comune il ritorno nella terra d’origine e quel momento preciso in cui realizzano di non sapere più a quale famiglia e a quale parte dell’Europa appartengono.

La sofferenza matura – più o meno latente – in Italia, nel Paese di “accoglienza”, ma esplode nel luogo in cui si ritorna, a “casa propria”. Se fra le 1.700.000 donne migranti in Italia annoveriamo ucraine, polacche, filippine, sudamericane, moldave, rumene, è sulle donne provenienti dall’Est Europa che si è concentrato il lavoro di ricerca e quindi di creazione di Tiziana Francesca Vaccaro, dopo avere incontrato sul pianerottolo della propria abitazione diverse di queste donne, che parlano con gli occhi “bassi, lucidi, scavati dalla stanchezza”.

“In apnea. È così che mi sono sentita, da quando sono tornata in Romania. Ho scoperto di avere questa cosa, questa sindrome Italia” afferma Vasilica, la protagonista, a conclusione del fumetto che ha inizio a Iasi, in Romania, nel 2016: “Anche io sì, come tante donne partite e tornate – prosegue – la sindrome si insinua ovunque, tra le pieghe della tua vita (…) fino a sommergerti interamente”.

Queste donne migranti si sentono sempre estranee, anzi, straniere, in Italia come nel loro Paese: “Straniera di me stessa” constata Vasilica in seguito a un diverbio con il figlio ventiduenne Adrian che le rimprovera di essere andata a lavorare in un altro Paese: “Se devo andare via come hai fatto tu, Mamma (…) io poi cosa faccio?”. E la madre non gli risponde, “muta. Non so cosa dirti con le parole”.

Vasilica, la protagonista della storia, è fra le poche a essere tornata in Italia. E fra lei e l’autrice è iniziato un vero e proprio scambio, durato un anno, di ricordi, racconti, aneddoti di vita, a partire dai quali l’autrice ha redatto la drammaturgia dello spettacolo teatrale Sindrome Italia. O delle vite sospese, che racconta l’esplosione della “malattia”: ci si adatta, si resiste, si sopporta; incapaci di uscire dalla gabbia in cui ci si trova, e ci si ammala fino a non riconoscersi più.

Undici anni prima, nel 2005, tutto era cominciato con un passaparola: “Avete sentito di Stella? È andata a lavorare in Italia (…) anche Maria è andata, e si è fatta la casa nuova!” Coraggio! Tanto fra tre o quattro anni si torna a casa, o almeno ci si illude di tornare…”: io sono scomparsa come madre – ammette Vasilica – che raccontava le storie ai suoi bimbi prima di addormentarsi, che voi senza una storia non riuscivate proprio a chiudere gli occhi (…) Il pensiero di voi che mi cercate mi ha accompagnato per tutti gli anni che ho vissuto in Italia”.

Spesso le migranti scelgono di andarsene di notte, dopo avere, come tutte le sere, messo a letto i figli, i quali si sentiranno dire al mattino: “La mamma non c’è stamattina, è partita, ma fra qualche settimana torna”.

La protagonista, come tante altre, ha abbandonato la propria famiglia per occuparsi della famiglia di qualcun altro. I figli di queste madri vengono chiamati “orfani bianchi” e alcuni, i più grandi, non reggono alla lontananza della madre e pur di farla tornare “arrivano a commettere gesti…”: a colloquio con Tiziana Francesca Vaccaro, Silvia Dumitrache, fondatrice di ADRI (Associazione Donne Romene in Italia) non ha il coraggio di proseguire.