Aspettando Bookciak, Azione! cominciamo dai libri. Ricordando Chernobyl, quello che resta 40 anni dopo
Vi presentiamo “Chernobyl” del fotografo Pierpaolo Mittica tra i libri di questa XV edizione di Bookciak, Azione! che quest’anno punta sullo scambio tra generazioni, rendendo centrale la sezione Memory Bookciak, realizzata in collaborazione con Spi-CGIL, LiberEtà e premio Zavattini. Chi sceglierà di ispirare il suo bookciak a questo testo potrà utilizzarne gratuitamente le foto e il repertorio dell’AAMOD. Attraverso oltre cento scatti il racconto di quello che avviene nella zona “di esclusione”, un’area di circa 2600 chilometri quadrati intorno al sito del disastro nucleare di Chernobyl del 1986. Dagli “stalkers” che sfidavano le radiazioni ai pellegrinaggi degli ebrei chassidici, alla popolazione anziana deportata in Russia e in Bielorussia. Storie nascoste e mai raccontate prima …

Il libro Chernobyl del fotografo Pierpaolo Mittica, pubblicato dall’editore Gost Books (224 pagine, 126 immagini, 2024), testimonia – soprattutto attraverso le foto ma grazie anche a un testo di grande interesse – sei anni di viaggi per documentare ciò che avviene nella zona cosiddetta “di esclusione”, un’area di circa 2600 chilometri quadrati intorno al sito del disastro nucleare di Chernobyl del 1986.
La località interessata dall’esplosione si trova nei pressi della città di Pripjat, oggi in Ucraina vicino al confine con la Bielorussia ma nel 1986 ancora parte del territorio dell’Unione Sovietica. Dopo l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina la zona è finita sotto il controllo del ministero della Difesa e l’accesso è stato interdetto alla popolazione.
I pochi anziani che vivevano nei villaggi della zona di esclusione sono stati deportati in Russia e in Bielorussia. Altri resistono e vivono totalmente isolati, contando sulle risorse residue e sugli aiuti umanitari che arrivano di tanto in tanto. Ben nove milioni di persone in Bielorussia, Ucraina e Russia occidentale continuano a vivere in un’ampia area geografica colpita da livelli di radioattività elevatissimi e a consumare acqua e cibi contaminati.
L’80% della popolazione di quest’area aree soffre di varie patologie, dal cancro alla tiroide alla leucemia e ad altri tipi di tumore legati alle radiazioni che colpiscono in particolare le ossa e il cervello. Inoltre sono cresciute del 20% le nascite premature e di oltre il 30% le malformazioni dovute a mutazioni genetiche (che riguarderanno soprattutto le generazioni future), le malattie mentali, quelle cardiovascolari, muscolo-scheletriche e quelle del sistema nervoso.
Come scrive Mittica, la guerra tra Russia e Ucraina iniziata nel 2022 ha cambiato ogni cosa non solo in Ucraina ma anche nella zona di esclusione fino allora piena di vita, una vita che assumeva forme sorprendenti e poco conosciute. Il libro ci fa scoprire ad esempio che alcuni residenti nell’area, evacuati e ricollocati nelle periferie di metropoli come Kyev, circa 1.200 persone, dopo alcuni mesi avevano capito che la città non era fatta per loro e avevano deciso di tornare a vivere nelle loro case, sfidando il divieto del governo sovietico. Gli ultimi esemplari di samosely, “ricolonizzatori”, come sono stati chiamati in Russia e in Ucraina – poche dozzine sopravvissute al tempo e alle radiazioni –, oggi sono ultraottantenni.
I samosely non erano gli unici illegali. Prima della guerra si era diffusa tra i giovani ucraini una nuova attività che consisteva nell’entrare illegalmente nella zona di esclusione di Chernobyl per sfidare la sorte. Obiettivo finale del pericolosissimo viaggio dei cosiddetti “stalkers”, quelli che Mittica definisce “viaggiatori post-atomici”, era la città fantasma di Pripyat, da loro considerata una specie di luogo sacro.
Scopriamo inoltre che Chernobyl – la cui storia inizia nel 1193 – aveva visto nascere nel diciottesimo secolo il movimento chassidico, una delle correnti più importanti della religione ebraica. Il monumento sepolcrale del suo fondatore, il rabbino Menachem Nochum Twersky, è stato meta di un pellegrinaggio che si svolgeva annualmente a Chernobyl per rendere omaggio alla sua memoria e celebrare le radici storiche e religiose del movimento. Tutto ciò, scrive Mittica, è destinato a scomparire non solo per i rischi legati alle radiazioni ma anche perché la zona è stata minata per prevenire una nuova invasione russa e nessuno è interessato a bonificarla.
Come ricordare dunque tutti questi luoghi e queste persone colpite da quella che è stata definita la peggiore catastrofe tecnologica dell’era moderna? Il libro di Mittica mira proprio a mantenere viva una memoria altrimenti destinata a essere cancellata dal tempo e dalla guerra. Più che soffermarsi sulle rovine e sulle reliquie, comunque impressionanti, Mittica sceglie di raccontare le storie delle persone – così tipicamente legate alla loro terra – e di testimoniare i cambiamenti della natura, risorta in forme nuove sulle ceneri del reattore nucleare.
L’assenza di esseri umani ha permesso alla vegetazione di crescere in maniera incontrollata in quelli che una volta erano i quartieri della città abitati dai dipendenti della centrale nucleare. Impressionante ciò che resta del parco divertimenti che avrebbe dovuto essere aperto il primo maggio 1986 nel centro della città e oggi ricoperto da una foresta selvaggia. Accanto ad animali selvatici come lupi, volpi, cinghiali e caprioli, hanno ripopolato l’area alci, linci e orsi e altre specie prima poco diffuse. “La zona di esclusione di Chernobyl – scrive Mittica – è diventata una riserva della natura del tutto innaturale”.
Quella che può essere definita una forma di resilienza davvero sorprendente non può tuttavia sminuire gli effetti di un disastro destinati a perdurare per molti decenni a venire, se non secoli. Secondo alcuni scienziati il tempo che servirà alla terra per cancellare interamente gli effetti delle radiazioni non sarà inferiore a duecentomila anni. Avete letto bene: duecentomila anni.
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