Aspettando gli Oscar. Enrico Casarosa, una matita italiana a Hollywood
In attesa della notte degli Oscar – il 27 marzo – pubblichiamo un’intervista ad Enrico Casarosa candidato alla statuetta per il suo film d’animazione “Luca”. Qui Renato Pallavicini l’ha incontrato quando ancora non aveva raggiunto il successo e Casarosa racconta della sua passione per Miyazaki, per gli storyboard e per il lavoro collettivo. L’intervista è stata pubblicata su “l’Unità” il 20 gennaio 2010 …

Per i lamentatori della morte dell’arte e della fine dell’umanesimo, schiacciati dalla dittatura del computer, del virtuale e del 3D – ne abbiamo sentiti tanti – ecco un’ulteriore smentita.
Dietro pixel e software c’è sempre la mano: sì, proprio la vecchia mano, quella a cinque dita, destra o sinistra, dà anima alle figure. Quella che, insomma, disegna. Enrico Casarosa, classe 1971 genovese, è una delle matite della Pixar, factory supervirtuale che sforna capolavori animati, generati al computer ma dall’anima artistica, che colpiscono al cuore per bellezza e profondità delle storie, per stupore tecnologico e sentimenti umani.
Tra gli ultimi, in ordine di tempo, ci sono Ratatouille, degno del migliore Billy Wilder, e Up che potrebbe averlo diretto Frank Capra. Enrico Casarosa fa storyboard: migliaia e migliaia di disegni, di schizzi in sequenza, un fumetto interminabile, un copione disegna- to che anticipa sulla carta quello che farà il regista con la pellicola o con il computer.
L’artista Enrico, perché di artista si tratta (andatevi a vedere i suoi lavori sul suo blog), in Italia per presentare allora – eravamo nel 2010 – le versioni Dvd e Blu-Ray di Up. «Chi fa storyboard – ci spiega – aiuta il regista o lo scrittore a visualizzare la sceneggiatura. Lo storyboard è come la bozza di un film e serve per risparmiare: non si possono sprecare migliaia di disegni e di ore di lavoro per realizzare una scena che poi non funziona o va tagliata.
Ma lo storyboard è anche – aggiunge – un metodo creativo per migliorare e sviluppare un’idea, una storia: ci si confronta con regista e sceneggiatori, ci si mette alla prova e si arriva alla soluzione migliore». Un lavoro collettivo, da sempre, come ai vecchi tempi del capostipite Walt Disney. «Si lavora in team – dice Enrico Casarosa – da 3 fino a 9 persone, attraverso molte riunioni, veri e propri brainstorm. Per Up abbiamo fatto circa 50.000 schizzi, senza contare quelli che poi non abbiamo usato. Io ne facevo da 70 a 100 al giorno».
Da Genova all’America, passando per un paio d’anni di ingegneria, «una strada sbagliata – ci confessa – poi ho capito che volevo disegnare», un anno allo Ied di Milano, poi un altro anno a Bergamo, «beccato dal servizio militare» e dopo, nel luglio del 1994, volato a Boston per un corso d’animazione; poi ancora a New York, gavetta e piccoli lavori fino ad entrare nella produzione dell’Era Glaciale e, infine, alla Pixar. Per ora si ferma a San Francisco, si sposa e fa una figlia.
Italia, America e Giappone: nel cuore e nell’immaginario. Certi suoi disegni con ragazzine a bordo di vecchi biplani sembrano usciti dalla matita di un maestro come Hayao Miyazaki. «Sono cresciuto con i suoi cartoon – racconta Casarosa – ho imparato il giapponese e sognavo di andare a lavorare nel suo studio. Ma alla Pixar mi trovo bene e lì ho avuto comunque l’occasione di incontrare Miyazaki diverse volte (John Lasseter, patron e anima della Pixar, è un amico del regista giapponese, ndr). Abbiamo anche organizzato un’asta di disegni per aiutare Miyazaki nella sua opera di beneficenza per salvare la “foresta di Totoro”: un modo per ringraziarlo della sua arte».
Enrico fa l’animatore di giorno e l’illustratore di notte: «Se non disegno – dice – non mi sento bene, per me è una maniera di tenere un diario della mia vita, di dare sfogo alle mie storie». L’anno scorso ha pubblicato in proprio The Venice Chronicles, un bellissimo volume che raccoglie schizzi e impressioni dal vero di un suo viaggio a Venezia e della storia d’amore con la moglie. Ed è l’or- ganizzatore di «SketchCrawl», una maratona che ogni tre mesi convoca disegnatori di ogni paese che se ne vanno in giro, taccuini alla mano, per delle escursioni grafiche. I risultati, centinaia di disegni e acquarelli finiscono in rete. «Ora – conclude – sto lavorando a un corto animato che firmerò come regista. Uscirà tra poco più di un anno con il nuovo lungometraggio Pixar, Cars 2».
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