Autodifesa di un animale da palcoscenico. Martone commuove con Scarpetta Story

Passato a Venezia 78 “Qui rido io” nuovo atteso e commovente film letterario di Mario Matone (in sala dal 9 settembre per 01). Scarpetta (Toni Servillo), l’uomo che aveva rimpiazzato Pulcinella è qui alle prese con lo storico processo per plagio contro D’Annunzio. Una vita da palcoscenico e dalla sessualità vorace …

Il vero colpo di teatro, del tipo quello che “se ne cadette ‘o teatro” per gli applausi, come dicono a Napoli, è in chiusura. In tribunale. Nell’ultima puntata di una “novela” giudiziaria durata dal 1904 al 1906 che sembrava senza fine. Almeno a Scarpetta.

Fatto che ora pare una barzelletta, considerando che – dopo più di 100 anni – in Italia i processi durano, in prevalenza, non due, ma non meno di vent’anni.

Tornando al colpo di teatro, è quello che, all’epoca, la vera star della scena napoletana, Scarpetta appunto, l’uomo che aveva rimpiazzato Pulcinella con la sua maschera amatissima di Felice Sciosciamocca, fece in sua difesa contro il “Vate” Gabriele ex Rapagnetta, per adozione D’Annunzio, recuperando in un baleno tutto il suo fascino e potere, leggermente incrinato da questo evento, nei confronti del pubblico.

In questo caso, tra familiari, fan e stampa venuta da tutto il mondo, accorsi in tribunale per assistere all’esito del rinvio a giudizio per contraffazione de La figlia di Iorio, vicenda rustico-drammatica ambientata in Abruzzo del potente poeta pescarese, trasformata da lui a Napoli, per il teatro Mercadante, in parodia.
Con tanto di cambio di sesso della protagonista.

Scatenando nell’aula un’ilarità collettiva e un applauso che coinvolse anche il giudice, Eduardo Scarpetta venne assolto togliendo il fiato, da allora, all’idiozia di chi ancora pretende con piglio destroso di far tacere(se non armato e terrorista, vedi il caso francese di Charlie Hebdo) legalmente la satira o l’ironia.

Tentativo all’epoca ordito da un gruppetto di giovani saccenti e ambiziosi nuovi letterati tra cui Di Giacomo e Bracco. Come se l’arte appartenesse solo a un certo tipo di scrittura o di teatro. Teoria smentita in sua difesa da Benedetto Croce.

E se, come risulta dai documenti del processo, l’autodifesa di Scarpetta fu un pezzo di teatro meraviglioso, quello che ha fatto Toni Servillo, vestendo più che a pennello il suo ruolo in Qui rido io, non è certo da meno.

Talmente ben interpretato da commuovere. E da ricevere a Venezia in sala alla prima proiezione pari applausi.

In ogni modo, bella guerra tra i due famosi artisti del Centro e del Sud con in comune una sola cosa: una vorace sessualità. Cupa e mondana per D’Annunzio, molteplicemente casalinga per Scarpetta che, com’è noto, ha avuto figli dalla moglie Rosa, dalla sorella della moglie, da una sarta della compagnia e soprattutto da Luisa, la bella nipote, con cui ha messo al mondo i più famosi: Titina, Eduardo e Peppino De Filippo, educati fin da piccoli a non chiamarlo papà, ma solo zio.

Una sorta di harem il suo o, come in epoca recente si usa dire, una famiglia allargata sempre molto convivente. Come del resto era il teatro a quei tempi.

Mario Martone e Ippolita di Majo su basi documentatissime hanno scritto insieme la sceneggiatura di questo romanzo napoletano corale e familiare con uno stile di commedia dolente. Seguendo la scia del linguaggio espressivo del grande Eduardo De Filippo, ereditato geneticamente dallo “zio” Scarpetta e mischiato e aggiornato con la poetica fame di vita vera o neorealismo che stava nascendo. Mentre Peppino che questo “zio” l’ha odiato profondamente sarà del suo Felice Sciosciamocca il vero erede.

Per quanto invece riguarda Titina, straordinaria attrice, unica che dal vero padre non ha ereditato la propensione alla poligamia, ha trovato espressione in varie forme d’arte. Nel film le sentiamo dire con orgoglio “noi siamo i De Filippo dobbiamo stare sempre insieme”. Questo l’unico intento che, nonostante l’impegno, non le è andato in porto.

Indubbiamente comunque Eduardo Scarpetta ha seminato bene. Anche chi porta, per diretta discendenza il suo nome e cognome è un attore eccellente. L’abbiamo visto nel ruolo di Carosone e qui in quello di Vincenzo, l’unico figlio maschio che Scarpetta ha avuto con la moglie visto che, anche questo è noto, il loro primo figlio riconosciuto, Rosa l’aveva concepito col contributo del Re.

Il film si apre e si chiude in bianco e nero con immagini d’epoca di Napoli dei fratelli Lumière. Il resto è tutto colori in interni di case&teatri.

Napoli è raccontata da canzoni. Non solo d’epoca.
Per chi comunque volesse ripassare la genealogia della famiglia Scarpetta e delle sue cohousing familiari rimando al pezzo pubblicato in epoca pre-covid.
E soprattutto al bel libro di Francesco Canessa Attori si nasce edito da La Conchiglia.