Cent’anni di Albertone. Roma omaggia l’attore (aspettando la mostra)

È stato uno dei maggiori interpreti del nostro cinema, ma anche un romano innamoratissimo della sua città: e ha omaggiato tanto l’artista quanto il suo legame con Roma l’evento tenutosi il 15 giugno al Campidoglio per i cento anni dalla nascita di Alberto Sordi, in occasione del quale è stata presentata anche la mostra per il centenario aperta dal 16 settembre 2020 al 31 gennaio 2021 presso la villa dell’attore in Piazza Numa Pompilio (Terme di Caracalla) e il Teatro dei Dioscuri al Quirinale.

Tra non molto, dunque (e malgrado il supplemento di attesa portato dalla pandemia), il pubblico potrà visitare per la prima volta la residenza di Sordi (dove si era già addentrato lo sguardo di Fabrizio Corallo nel recente doc Siamo tutti Alberto Sordi?), con i suoi numerosi reperti e testimonianze sulla lunga e multiforme carriera dell’attore. E la mostra promette appunto di essere un viaggio nell’opera e nel vissuto di Sordi, anche attraverso materiali inediti e poco noti ai più.

Nel frattempo, l’incontro al Campidoglio, promosso dalla Fondazione Museo Alberto Sordi, dalla società C.O.R. (curatrice delle iniziative per il centenario, sul cui sito si trovano tutte le informazioni sulla mostra e su come prenotarsi) e dal Comune di Roma (presente la sindaca Virginia Raggi), ha ricordato e celebrato la capacità del grande interprete di rappresentare «vizi e virtù» del popolo romano come «solo Belli e Trilussa hanno fatto» (parole di Alessandro Nicosia, curatore della mostra).

Hanno partecipato alla mattinata in onore di Albertone altri noti attori (e “romani de roma”): Massimo Ghini, che ha raccontato di quando Francis Ford Coppola, per uno spot del ’99 che si rifaceva a Lo sceicco bianco, gli chiese di fare il famoso «passetto» di Sordi; Edoardo Pesce, che durante la quarantena ha contribuito a rievocare la memoria del grande interprete come protagonista del biopic Rai Permette? Alberto Sordi; e naturalmente gli amici Christian De Sica e Carlo Verdone, che hanno ricordato il legame profondo con l’artista (il quale a suo tempo «ha rivoluzionato le regole dell’arte drammatica», sottolinea Verdone) e con l’uomo Sordi.

Nella stessa occasione sono stati presentati due volumi (per i tipi di Skira) dedicati rispettivamente alla mostra e alla villa: questa, ha anticipato Giambattista Faralli (vicepresidente della Fondazione Museo Alberto Sordi), al termine della mostra verrà «aperta stabilmente al pubblico, per diventare quel museo che era nei desideri di Alberto e di Aurelia» (sorella dell’attore). Museo di cui farà parte un vasto archivio con documenti su Sordi e su quella storia dello spettacolo italiano che ha attraversato e contribuito a scrivere.


Gino Santini

redattore


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