Cercando Guido Crepax. Ritratto d’autore e del suo mondo alle Giornate degli Autori

Dalla rivista “Linus” al grande armadio olandese che custodiva i suoi disegni, alle partite a “Battaglia di Pavia” gioco di soldatini in cui sfidava un giovanissimo Claudio Abbado. Questo e tanto altro in, “Cercando Valentina”, il doc di Giancarlo Soldi (scritto con Marco Lodoli) dedicato al grande disegnatore Guido Crepax, passato nelle Notti veneziane delle Giornate degli Autori …

Chi l’avrebbe mai detto? Nero Wolfe che interroga Guido Crepax: ovvero Tino Buazzelli – in un frammento di tv d’antan in bianco nero – che «indaga» sul grande disegnatore.

È una delle tante chicche inedite o dimenticate della vita di Guido Crepax (1933 – 2003) che Giancarlo Soldi ha scovato e montato in questo suo docufilm, Cercando Valentina. Il mondo di Guido Crepax (soggetto e sceneggiatura di Stefania Casini con Marco Lodoli e lo stesso Soldi, producono la Bizef Film con Rai Com, Rai Cultura, Radiotelevisione Svizzera Italiana e Laser Film), passato alle Notti Veneziane della Mostra numero 76.

Documentario, soprattutto (con un’esile fiction a far da raccordo che vede Philip Rembrandt, storico compagno di Valentina, qui interpretato da Riccardo Vianello, chiamato a un reincontro dalla sua amata che ha la voce fuori campo della stessa Stefania Casini), ricchissimo di interviste e testimonianze. E di immagini rare.

In 75 minuti si alternano tanti protagonisti del fumetto e della cultura che hanno incrociato Guido Crepax, il suo mondo e la sua famiglia. Da Oreste Del Buono (ripreso nella redazione di Linus, con accanto una giovane Fulvia Serra e le giovanissime redattrici della storica rivista che, nel 1965, vide l’esordio dell’eroina a fumetti) allo scrittore e fotoreporter Giovanni Mastrangelo; dalla gallerista Cristina Taverna a Giovanni Gandini (fondatore e primo direttore di Linus) e Annamaria Gandini, a Salvatore Gregorietti, il grafico che contribuì con il suo lineare ed elegante progetto alla fortuna della rivista; dalla scrittrice Elena Stancanelli ai disegnatori Milo Manara e José Muñoz; dai registi Giuseppe Tornatore, Tinto Brass e Mario Martone al semiologo e critico del fumetto Daniele Barbieri.

E poi alla famiglia di Crepax: la moglie Luisa (un po’ Louise Brooks e un po’ Valentina: a cominciare dai capelli, acconciati con quel caschetto nero che imperò nei Sessanta), i figli Antonio, Giacomo e Caterina.

Oltre alle testimonianze degli addetti ai lavori (editori, critici, scrittori) sulla Milano degli Anni Sessanta e Settanta e sui tanti protagonisti che si coagularono attorno al Bar Giamaica (dove peraltro il riservato Crepax non andava mai) e alla rivista Linus (Topor, Copi, Frank Dickens, Ralph Steadman); oltre i «nudi rivoluzionari» dei fumetti di Valentina (ma Oreste Del Buono avrebbe voluto un Crepax più rivoluzionario in politica… e pensare che si professava trotzkista!); oltre la un po’ scontata assunzione dell’eroina nel Sessantottismo («… eravamo un branco di lupi e Valentina era una di noi», proclama Giovanni Mastrangelo); oltre Alain Resnais che si faceva mandare da Annamaria Gandini tutte le storie di Crepax e le mostrava orgoglioso a Vladimir Nabokov di cui era ospite a New York… Oltre tutto questo, insomma, e molto altro, le cose più curiose e fresche, forse, sono proprio quelle che vengono dai ricordi familiari.

Come nel caso della figlia Caterina, ritratta nella storia L’intrepida Valentina di carta ed effigiata da bambina nel disegno che mostra la carta d’identità di Valentina (nata il 25 dicembre del 1942); come in quello del figlio Giacomo che rievoca la giornata dei violenti scontri tra autonomi e polizia nella Milano del 1977, quando fu fermato per strada e rilasciato solo dopo che il padre era sceso di casa per mostrare i documenti del figlio al poliziotto.

Oppure le memorie affidate agli oggetti (il grande armadio di legno olandese, dentro il quale sono affastellati libri e disegni d’ogni sorta) o a straordinari filmini amatoriali di famiglia: tutti insieme appassionatamente attorno a un tavolo da pranzo; o quello straordinario che mostra Crepax e un giovane Claudio Abbado che, tra un concerto e l’altro, andava a casa del disegnatore per giocare alla Battaglia di Pavia (un gioco di soldatini di carta inventato, disegnato da Guido Crepax, appassionato di battaglie storiche che ricostruiva minuziosamente, in tempi nei quali i giochi di ruolo era lontani da venire).

Giancarlo Soldi monta e centellina il tutto con misura, fino alla piccola sorpresa nella sequenza finale con cui Giancarlo Soldi suggella quest’omaggio alla Valentina «che abitava il sogno di Crepax, il suo cassetto, la sua matita, la sua fantasia».