Ciao Tino stavolta sulla Luna ci sei andato davvero. Ed è stato bello fare un pezzo di viaggio insieme

È scomparso a 58 anni Santo Franco, per tutti Tino, regista, produttore (l’ultima avventura come associato in “lo, il tubo e le pizze”, film postumo di Ugo Gregoretti), autore, animatore culturale e conoscitore bulimico di cinema e cultura pop. Ma soprattutto grande sognatore, generoso, appassionato, gentile. Nel suo “Blu Studios” ha creato un universo e una casa per tutti i sognatori come lui. E lui, con quel suo sorrisone, sarà sempre con noi. La camera ardente sabato 4 novembre all’ospedale S. Camillo (dalle 8.30 alle 10.30). L’ultimo saluto alla Chiesa degli Artisti, a Roma, sabato 4 novembre, ore 11.30 …

 

I mulini a vento li ha rincorsi, fotografati e ripresi in giro per il mondo. Per tanti anni insieme a Daniela, complice e mamma dei loro splendidi Francesco Ramon e Norma Ray (il riferimento cinematografico, la diva di Viale del tramonto, non è casuale). Le astronavi, che adorava, anch’esse le ha studiate, ricostruite con scrupolo maniacale e filmate.

Space off, del 2002, quel piccolo kolossal di appena 18 minuti, sul cannibalismo dei media oltre ogni fantascienza, presentato a Venezia 59, resta uno dei corti più visti ai festival. Compreso il Tribeca di De Niro a New York.

Ci voleva poi lo sguardo ironico di Tino – come avrà fatto a non perdere mai quel sorrisone che era il suo biglietto di presentazione, la sua arma di seduzione – per tirar fuori dal cappello un’idea geniale, quella di raccontare il quotidiano di una stazione orbitante nello spazio attraverso il punto di vista di due portinai, come si trattasse di un condominio popolare: era Italiani nello spazio, la sit com girata per Fox International Channel nel 2004, un inarrivabile prototipo di fantascientifica commedia all’italiana.

Amava la fantascienza Tino ed era capace di trascinare tutta la famiglia a migliaia di chilometri di distanza per non perdere la convention mondiale di Star Trek. Erano davvero la sua ossessione le astronavi. Proprio come i mulini a vento del resto che, a pensarci bene, si somigliano. Sono cose da sognatori. Come il cinema.

Ecco, a toglierglieli i suoi sogni a Tino Franco, non c’è riuscita neanche quella sua malattia bastarda (tre lettere appena, LES, ma celano un mostro) che l’ha consumato a pezzettini, di giorno in giorno, di stagione in stagione, fino alla sera del 31 ottobre, proprio quella di Halloween – festa che gli piaceva parecchio vista anche la sua passione per l’horror – quando, dopo l’ennesima operazione, il filo s’è rotto. E Tino sulla Luna c’è andato davvero.

Non ci credeva nessuno. Che tante volte era già successo. Ed era lui il primo a scherzarci sopra. “Ahò quando mi so svegliato in ospedale ed ho visto quello che erano secoli che non si faceva vivo ho pensato: ma allora sto davvero per morì”, raccontava di uno dei suoi tanti ricoveri.

E puntuale, come se niente fosse, degenza dopo degenza, Tino si ripresentava. Sorridente, tenace e cazzaro come sempre. Riapriva le porte del suo Nel Blu Studios, in via Montello, più che un super tecnologico teatro di posa, registrazioni, ecc (renderlo all’avanguardia è stato uno dei suoi grandi meriti) un vero e proprio punto di riferimento per tutta una serie di associazioni (l’ANAC lì ha la sua sede da anni e la nostra Calipso-Bookciak qui ha trovato casa) produzioni, set, provini, corsi di formazione, feste, riunioni, litigate anche, ma soprattutto esperienze all’avanguardia.

Ultima tra queste quel laboratorio con gli utenti del centro diurno Antonino Di Giorgio del Dipartimento di salute mentale della ASL RM1 dal quale è nato un sorprendente racconto, Percepire l’invisibile, in cui i pazienti-filmmaker hanno raccontato la loro solitudine durante la pandemia e non solo, con la regia rispettosa e gentile di Tino. Tanto che in quell’occasione “non è stato solo un regista e un formatore, ma un vero e proprio co-terapeuta” secondo i commenti di Tiziana Lorini, psichiatra e dirigente della UOC del Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 1.

Da quell’esperienza è venuto fuori, poi, anche un altro laboratorio – altra qualità di Tino mettere in connessione persone e gruppi di lavoro – che ha portato gli utenti del centro diurno romano fino alla Mostra di Venezia. Parliamo, infatti di quel corto, Sofia abbraccia il mondo, realizzato nell’ambito di LiberaMente, sezione speciale del nostro Bookciak, Azione! il premio che porta alle Giornate degli Autori veneziane i bookciak, corti sperimentali ispirati ai libri. E che è stato proprio Tino a battezzare, dodici anni fa quando è nato, regalandoci l'”Azione!”, rigorosamente col punto esclamativo.

Così come è stato lui, esclamativo! Pieno di entusiasmo, generosità, passione nel corso di questo viaggio, durato troppo poco, appena 58 anni, ma che abbiamo avuto il privilegio di condividere, lavorando, cazzeggiando, scoprendo infinite realtè insieme. Un viaggio bellissimo e che siamo certi continuerà nello spazio.