Da Venezia a Gaza. La voce dei manifestanti, il silenzio (e la distanza) della Mostra

 

“Free, free Palestine” gridano al corteo dei 10mila al Lido di Venezia perché  arrivi la voce del popolo palestinese al red carpet della Mostra del Cinema, altrimenti blindato e inavvicinabile. Il Palazzo resta fuori, senza dare alcuna visibilità al dissenso, senza prendere posizione “contro il genocidio perpetrato dal governo di Israele” come, invece, richiesto da centinaia e centinaia di rappresetati della cultura e dello spettacolo. Anzi. Ai valichi di accesso al Palazzo (del cinema) security e poliziotti hanno l’ordine tassativo di non far entrare né volantini, né bandiere palestinesi. Persino alle delegazioni dei film che sfilano sul tappeto rosso è vietato.

Da Venezia a Gaza, però, c’è stata, comunque. E il lungo, lunghissimo corteo ha sfilato il 30 agosto attraverso il Gran Viale fino ad arrivare poco prima dell’area del Festival, una distanza di poche centinaia di metri, ma strategica, per rendere inequivocabile l’estraneità del Palazzo (del cinema) alla manifestazione e l’indifferenza nei confronti del genocidio.

Dall’altra parte, invece, la partecipazione è stata grande. Più di 250 le realtà, tra associazioni, sigle politiche del Nord Est, cattolici, Anpi, centri sociali, società civile e tantissimi giovani. Tra la folla anche la regista francese Céline Sciamma, Adele Tulli, Zerocalcare, Donatella Finocchiaro, Tecla Insolia, Michele Riondino, Ottavia Piccolo. E poi i medici di Emergency, Luciana Castellina, Nichi Vendola, Beppe Giulietti. Stricioni al vento che chiedono lo stop al genocidio, ragazzini che sfilano coi genitori, e poi le barchette di carta – sempre all’arrivo al Lido – con i colori della Palestina.
Il colpo d’occhio è bello e forte. Come poco prima lo era stato anche l’arrivo al Lido della motonave dei 700, noleggiata apposta e ricoperta delle bandiere palestinesi. E il cielo attraversato dagli aquiloni, fatti “volare oltre l’assedio” sulla spiaggia rimandando ai versi del poeta palestinese Refaat Alareer, ucciso da un attacco israeliano su Gaza nel 2023. Ma anche il collegamento con i promotori della Global Sumud Flotilla, che partirà alla volta di Gaza per portare aiuti umanitari è stato toccante.
Dopo le polemiche strumentalizzate non solo dal Palazzo (sulla richiesta di ritirare l’invito a Butler e Gadot) le rivendicazioni della manifestazione, si sono levate forti e chiare: stop al genocidio e la fine dell’occupazione in Palestina, la cessazione degli accordi economici e del sostegno politico e militare ad Israele da parte dei governi occidentali e fine del blocco degli aiuti a Gaza.

Chiaro è anche quello che resterà di questa 82 Mostra, al di là dei film e dei Leoni: il suo silenzio assordante mentre Netanyahu sta infliggendo la “soluzione finale” al popolo palestinese. I governi (di destra) passano, la Storia resta. E per dirla, come nelle tante piazze in sostegno alla Palestina, “il vostro silenzio sarà studiato dai vostri nipoti”.


Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.

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