Dillo con parole tue. A scuola di dialogo col vecchio Sigmund (Freud) in un doc

In prima tv su laF (Sky 135) sabato 28 settembre (ore 21.00), “Freud 2.0 – Il destino di un pensiero che ha cambiato il mondo”, un bel documentario di Claudio Poli che, a 80 anni dalla scomparsa del grande padre della psicoanalasi, ne ripercorre il cammino scientifico – comprese le critiche alla sua parzialità – e, soprattutto, ne mostra l’attualità. A partire da quel fondamentale bisogno di dialogo nel nostro contemporaneo, percorso al contrario da violente radicalizzazioni …

Vediamo un distinto signore, in un piccolo parco, intorno a una bella dimora, che cammina, gioca allegramente e osserva con affetto una bimbetta, oppure passeggia con famiglia, chiacchiera amabilmente con gli amici…

Il giardino fiorito è quello del Museo Freud di Londra, la bella grande villa è l’ultima residenza di Sigmund Freud, che qui ha vissuto  dal 1938 fino alla sua morte, il 23  settembre 1939, il materiale proiettato è preso dall’Archivio Freud, che ora, con il Museo al Maestro dedicato, ha sede nello stesso edificio.

A 80 anni di distanza dalla sua scomparsa esce un interessante film-documentario, Freud 2.0 – Il destino di un pensiero che ha cambiato il mondo, regia Claudio Poli, sceneggiatura Matteo Moneta, prodotto da 3D Produzioni in associazione con LaF  (Feltrinelli).

Il film si interroga su quali siano i contributi più stimolanti della ricerca freudiana e poi, ancor più, sull’attualità di tali geniali intuizioni e sulla influenza che esercitano sul pensiero contemporaneo.

Nel doc, dove si intrecciano materiali d’epoca, interviste, simulazioni di sedute cliniche, Esther Freud (con la voce italiana di Lella Costa), scrittrice, figlia del grande Lucian Freud, e pronipote dello psicoanalista, veste il ruolo di guida in questo emozionante viaggio.

Così scorrono sotto I nostri occhi immmagini prese dal repertorio dell’Archivio della Fondazione Freud, con il Nostro in giardino, che passeggia fumando, oppure in famiglia, che gioca con la nipotina….

Filosofi, psicoanalisti, artisti, come Massimo Recalcati, Gustavo Pietropolli Charmet, e poi  Fethi Benslama, Élisabeth Roudinesco, Stefano Bolognini,  Michela Marzano, Denis Mukwege (premio Nobel per la Pace 2018), Marco Bellocchio, Mauro Berruto, Lea Melandri, Eric Kandel (premio Nobel della medicina 2000), Fabio Vittorini, Tania Scodeggio, Marcella Marcone, Marie-Rose Moro,  accompagnano la narratrice in questa sua esplorazione.

E allora ecco i contributi clinici più fertili,  parole di cui oggi tutti riconosciamo valore e pregnanza: ecco l’inconscio, la libido, il complesso di Edipo, la sessualità, il narcisismo, I sogni, I lapsus e gli atti mancati.

Ecco l’importanza del messagggio psicoanalitico sulla cultura, sull’arte, a iniziare dai surrealisti, sul cinema, sugli allenatori al tiro con l’arco.

Ecco i casi clinici di Freud, “il piccolo Hans”, “l’uomo dei lupi”, e gli altri, vere opere letterarie oltre che indagini cliniche, in cui si avvicina con curiosità e attenzione al “malato”, mostrando in modo inequivocabile la necessità e l’importanza della comunicazione emotiva sin dalla nascita.

Daranno origine agli studi sui piccoli umani, all’”Infant observation”, all’analisi infantile, ma soprattutto daranno sostanza all’idea che ciò che non capiamo, isoliamo rigettiamo, rifiutiamo, è un mondo poetico in cerca “delle parole per dirlo” anche nei bambini.

E in questo crediamo risieda un valore alto del messaggio freudiano, valido ancor più oggi, in un periodo di esclusioni e rigetti.

Infine ecco le critiche a Freud sulla parzialità di alcuni punti di vista, l’angoscia di castrazione, messa in discussione dal femminismo insieme col pensiero patriarcale e con la centralità della figura paterna.

E per finire Eros, Thanatos, principio di piacere, angoscia di morte, e la realtà attuale accellerata. Accanto alle voci di strada di ragazzi di tutto il mondo, che rivelano la forza ancora attiva e stimolante del pensiero freudiano, la realtà degli hikikomori – coloro che scelgono l’autoesclusione dalla società , nuove frontiere cui il pensiero clinico non si sottrae con la ricerca di nuove strade per la conoscenza e la terapia.

E così dai discorsi più legati alle ideologie del secolo breve passiamo ai disagi dell’ attuale società civile, la violenza delle radicalizzazioni suicidarie, il dialogo con la psicofarmacologia, i riscontri e i dibattiti con le neuroscienze, le relazioni di necessità conflittuali con le popolazioni migranti, sul doppio versante della clinica, quella dei gruppi oltre che del singolo, e su quello delle possibili indicazioni politiche.

Un’ analisi a tutto campo quella di questo bel docu-film. Quale il retaggio oggi del pensiero freudiano? La ricerca di dialogo con l’umano, nel singolo, nei piccoli gruppi, nella cultura, nella società, nella civiltà e pure nella politica, che non può fare a meno di intessere un dialogo anche con le articolazioni del pensiero psicoanalitico per trovare vie d’uscita all’attuale crisi.


Silvia Vessella

Psicoanalista SPI- membro IPA. Psicoterapeuta


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