Doc & Spiritualità 2: sull’Himalaya cantando Bella ciao

È “With real stars above my head” di Alfredo Covelli, regista e produttore romano. Un viaggio sul “tetto del mondo” tra le monache buddiste di una casa di riposo, spinto dall’aggravarsi della sua malattia: la sclerosi multipla…

Whit_real375__46040045Alfredo Covelli, romano, classe 1979, è un regista, produttore e sceneggiatore abituato alle imprese difficili e spettacolari. Il documentario Fuoristrada di Elisa Amoruso, suo ultimo impegno da produttore con la sua “Meproducodasolo srl”, ha fatto incetta di premi spettacolarizzando, con estetica e scorciatoie da reality, l’amore tra una badante rumena e un meccanico romano che ha scelto di farsi donna e ribattezzarsi Beatrice, arrivando a portare sull’altare la sua amata.

Da regista poi – agli inizi passa anche da C’è posta per te di Maria De Filippi, ma sarà il corto Nonna si deve asciugare a lanciarlo – Covelli gira doc in Israele, Palestina (Salmon) e Stati Uniti dove vive per un periodo tra i senzatetto di Los Angeles (Ring People). Nel frattempo, però, scopre che le sue gambe, purtroppo, non rispondono più come dovrebbero. La diagnosi è spietata: sclerosi multipla. Inarrestabile, Alfredo, decide di scalare “il tetto del mondo”, l’Himalaya, finché può farcela da solo. E quindi filmarsi e raccontare.

È With real stars above my head, passato allo scorso festival di Trento e suo primo lungometraggio. L’intezione dunque è quella di un viaggio, non solo alla scoperta di luoghi geografici, ma interiori. Pesaggi dell’anima in evoluzione di fronte alla malattia. Raccontati, però, seguendo le corde dell’ironia e della leggerezza, secondo un cammino ormai piuttosto battuto (da Nanni Moretti in Caro diario a Mario Balsamo e Guido Gabrielli in Noi non siamo come James Bond).

Scalando, scalando Alfredo è arrivato nel Landakh, regione indiana chiamata il piccolo Tibet, per aver offerto rifugio ai buddisti tibetani perseguitati. Qui, nel distretto di Leh, è stato accolto all’interno di una casa di riposo di monache buddiste. Già questa un’impresa a suo modo, poiché abitualmente certi luoghi sono interdetti agli uomini, come viceversa è per le donne nei conventi dei monaci.

Con passo gioioso Alfredo si è dunque messo al fianco delle anziane monache, facendo raccontare loro le proprie esistenze, tutte accomunate da povertà e sofferenza. Ma ancor più spesso si è messo lui stesso davanti all’obiettivo, nel tentativo di spiegare questa inattesa “comunione spirituale”, di cui però arriva a raccontarci solo la superficie. Privilegiando piuttosto l’effetto spettacolare, come quando fa cantare in coro Bella ciao alle anziane monache che dirige come un provetto maestro d’orchestra. Momento irresistibile, certamente, ma che poco aggiunge a questo suo diario più esibito che sentito.