Dramma di provincia in fondo al bosco e sotto la tempesta. Dalla Francia il noir di Lemaitre
Passato alla Festa di Roma, “Trois jours une vie” di Nicolas Boukhrief, dall’omonimo bestseller di Pierre Lemaitre qui coinvolto anche nella sceneggiatura. Un noir ambientato in un paesotto al confine tra Francia e Belgio dove sparisce un ragazzino poco prima di Natale. La tempesta del secolo fornirà a tutti una pausa, cicatrizzando almeno un po’ le ferite, per poi riaprirle, dopo anni …

Come può essere un paesotto al confine tra Belgio e Francia?
Fatto di pietra a vista, pulito, ordinato, con strade piccole dove quotidianamente la gente s’incrocia e saluta, dove dal primo all’ultimo si conoscono tutti e la domenica pregano e cantano nella piccola ma svettante chiesa.
Dunque come può essere un paese come questo che ha per di più alle spalle l’immensa e protettiva foresta del Nord?
Tranquillizzante, ovviamente. Perciò perfetta location per un noir, genere letterario con cui si esprime alla grande una marea di autori del profondo Nord Europa. E non solo.
Pierre Lemaitre è uno scrittore & sceneggiatore parigino che sforna thriller puntualmente e che nel 2013, con Ci rivediamo lassù, si è anche portato a casa il Premio Goncourt.

Tre anni dopo è arrivato Tre giorni una vita (edito in Italia da Mondadori) che è, appunto, ambientato nel paesotto al confine tra Belgio e Francia e che ora possiamo vedere anche sullo schermo, perché Lemaitre, oltre a concedere i diritti, ha anche collaborato alla sceneggiatura dell’omonimo film.
Diretto da Nicolas Boukhrief e interpretato da Sandrine Bonnaire, Pablo Pauly, Charles Berling, prodotto da Gaumont e Mahi Films, racconta un fatto di cronaca di provincia: l’improvvisa scomparsa di un bimbo di sei anni tre giorni prima di Natale nel 1999.
Evento che, ovviamente, riscuote una notevole attenzione di stampa e tv non solo locale, anche perché, nonostante lo spiegamento di forze della Polizia, con elicotteri e cani, e il coinvolgimento attivo nella ricerca di tutti gli abitanti della cittadina, il piccolo Remy non si trova.
Si esclude anche che sia stato rapito perché nessuno si fa vivo per ottenere un riscatto. Dunque nessuno sembra sapere niente. C’è solo un ragazzino di dodici anni che sa e non parla, terrorizzato dall’idea che si scopra il segreto che gli sta straziando il cuore.
Ma ad aiutarlo, per quasi dieci anni, sarà madre Natura: “La tempesta del secolo” si abbatte infatti su quella parte della Francia. E nel film la vediamo con una tale potenza che potrebbe far pensare a un’invenzione da film horror o a un sogno del protagonista, se non fossimo reduci della tempesta Vaja che, proprio di questi tempi, lo scorso anno, ha spazzato via gli alberi centenari del Veneto come se fossero fuscelli trasformando quei monti in un deserto, e scoperchiato case ovunque.
Ricostruire e sanare una foresta da un tale sradicamento comporta costi e tempi molto lunghi. E la doppia tragedia del villaggio, anche se estremamente dolorosa, fornirà a tutti una pausa, cicatrizzando almeno un po’ le ferite, per poi riaprirle, dopo anni, quando si riuscirà finalmente a pulire quel bosco e scoprire qualcosa.
Il film si apre con un’immagine dall’alto su un paesaggio coperto interamente dalle nuvole e si chiude con una tavola imbandita intorno a cui sono seduti i protagonisti per il pranzo di Natale.
Insomma, tutto il mondo è paese: anche lì le cose cambiano senza però cambiare niente.
7 Dicembre 2015
La lunga notte italiana al Noir
Quarant'anni della nostra storia più oscura, dall'omicidio Pasolini a mafia…
28 Novembre 2016
La tempesta perfetta di Cabiddu
In sala dal primo dicembre (per Microcinema) "La stoffa dei sogni" che…
9 Dicembre 2017
Il Premio Caligari va a “Gatta Cenerentola”. La premiazione al Noir Filmfest
È "Gatta Cenerentola" il vincitore della prima edizione del Premio Caligari,…



