Erich e Alfredo che salvarono (anche) tanti ebrei. Una storia doc tra le macerie del convento di Mombaroccio

Presentato a Roma dopo l’anteprima a Pesaro “Siamo qui siamo vivi” il documentario di Daniele Ceccarini ispirato al diario di Alfredo Sarano (poi scoperto e trasformato in libro dal giornalista Roberto Mazzoli), segretario della comunità ebraica che, con la complicità del comandante tedesco Erich Eder, mise in salvo tantissimi ebrei. Tra i testimoni ascoltati nel film anche Liliana Segre che ha ricevuto il Filming Italy Humanitarian Award

Estate 1944. L’esercito alleato giungeva a Mombaroccio, comune dell’entroterra pesarese, e iniziava a sfondare la linea gotica con un pesante bombardamento sul convento del Beato Sante, divenuto quartier generale dell’esercito tedesco. Qui, nei sotterranei dello stesso convento, vivevano nel terrore e nell’angoscia trecento civili.

Tra questi vi era Alfredo Sarano, segretario della comunità ebraica di Milano che, dopo l’occupazione tedesca, aveva nascosto le liste di oltre 14.000 ebrei salvandoli dalla deportazione. In seguito Sarano era fuggito con la famiglia a Pesaro trovando rifugio prima nella casa di alcuni contadini e poi a Mombaroccio nel convento dei frati francescani del Beato Sante.

Il convento era allora guidato da Padre Sante Raffaelli che in quegli anni, su indicazione del vescovo Bonaventura Porta, ospitava rifugiati di ogni tipo compresi gli ebrei. Pur essendo al corrente di ciò che nascondevano i sotterranei, il comandante tedesco Erich Eder, cattolico della Baviera, aveva deciso di non denunciare la presenza dei rifugiati.

Anzi, quando i bombardamenti erano divenuti martellanti, aveva fatto un voto solenne davanti all’urna del Beato Sante affinché fosse salvata la vita di tutti e il convento non fosse raso al suolo. Evidentemente lassù qualcuno lo aveva ascoltato, almeno in parte, perché, dopo 36 ore di bombardamenti continui e devastanti, i 300 civili nascosti erano rimasti incolumi sotto le macerie del convento.

Nel 2012 il giornalista Roberto Mazzoli è venuto a conoscenza del diario di Alfredo Sarano, custodito fino allora a Gerusalemme dalle sorelle Matilde, Miriam e Vittoria, le quali ignoravano il gesto del comandante tedesco. Nel 2017 il libro di Mazzoli è stato pubblicato dalle Edizioni San Paolo con il titolo Siamo qui siamo vivi e ha fatto conoscere al mondo l’incredibile vicenda raccontata nel diario.

Una vicenda che sembra l’antitesi della banalità del male dato che due uomini così diversi, militanti su fronti contrapposti e le cui esistenze si sono sfiorate in circostanze eccezionali, hanno rischiato entrambi la vita per disobbedire agli ordini e ribellarsi all’orrore imperante.

Il documentario di Daniele Ceccarini (produzione Arman Julian Production) riprende il titolo del libro e traduce in immagini una storia che merita di essere raccontata oggi, in un mondo ripiombato nell’incubo della guerra.

Girato nei luoghi in cui si sono svolti realmente i fatti, il film è arricchito dal materiale originale dell’archivio storico dell’Istituto Luce e dal materiale fotografico della famiglia Sarano e della famiglia Eder, oltre che dalle testimonianze dei discendenti dei salvati e dei salvatori e dai commenti della senatrice Liliana Segre e dello storico Gabriele Rigano.

Impreziosiscono il tutto le scritte finali e le immagini che precedono i titoli di coda: nel 1953 Erich Eder, il cui nome è iscritto nel giardino internazionale dei Giusti Gariwo, è tornato a Mombaroccio in bicicletta per sciogliere il voto fatto nel 1944. Il libro di Roberto Mazzoli, tradotto in ebraico, è stato presentato nel 2022 a Gerusalemme davanti al presidente Isaac Herzog. Il 5 aprile 2022 i discendenti e gli amici della famiglia Eder e Sarano si sono incontrati a Tel Aviv per festeggiare la gioia di essere qui e di essere vivi.