L’inafferrabilità della vita animale. Un doc emozionante inseguendo “La pantera delle nevi”

In sala dal 20 ottobre (con Wanted Cinema) “La pantera delle nevi” di Marie Amiguet e Vincent Munier, più lo scrittore Sylvain Tesson il cui omonimo libro ha ispirato l’emozionante documentario. Sul selvaggio, gelido e (quasi) incontaminato altipianio tibetano un posto non ancora addomesticato dall’uomo, “la banda dei quattro” cerca di avvistare il misterioso felino. Riprese e immagini potentissime nel cogliere l’inafferabilità della natura …

Si può vedere anche allo zoo (in Italia ce ne sono otto). Ma quella che mostra il film La pantera delle nevi, di Marie Amiguet e Vincent Munier appartiene a un altro mondo: quello selvaggio, gelido e (quasi) incontaminato degli altipiani tibetani, un posto non ancora addomesticato dall’uomo.

E se vuoi mostrare davvero una pantera delle nevi è li che devi andare. Per ritrarla Munier, Amiguet, lo scrittore Sylvain Tesson e Leo, un amico filosofo, si mettono in viaggio e si stabiliscono per un mese tra i monti Kunlun e le valli dove scorrono i primi affluenti del Mekong.

Tra di loro si chiamano “la banda dei quattro” e certo per un’avventura così estrema (passano interi giorni e notti nascosti tra le rocce a meno 25 gradi) sono un quartetto piuttosto originale. Il film è l’elegante racconto di questo mese a caccia di un’apparizione. La chiamano proprio così, come quelle della madonna.

Armati di una pazienza quasi mistica si appostano immobili e silenziosi per un tempo inimmaginabile, per chi vive nel mondo civilizzato, aguzzando i sensi e la vista. È il metodo che segue Munier per cogliere l’inafferrabilità della vita animale. Uno sforzo che non sempre da i risultati sperati. La prima cosa che imparano è che mentre tu – camuffato e nascosto – cerchi di carpire di sorpresa l’attimo magico di un agguato, un accoppiamento, della vita in natura, quelli che tu vorresti sorprendere ti hanno già da un bel pezzo scoperto e messo a fuoco.

A un certo punto Munier, dopo che il loro appostamento è stato scoperto da un gruppo di bambini tibetani, mostra una foto scattata l’anno prima: è il ritratto di un falco appollaiato su una roccia coperta di licheni. Solo due mesi dopo averla realizzata, studiando la foto, si accorge che dalle rocce alle spalle dell’uccello spuntano gli occhi di una tigre che lo osserva.

Scrive Sylvain Tesson nel libro La pantera delle nevi, che ha ispirato il film: ”Quella foto conteneva degli insegnamenti. Nella natura noi siamo osservati. D’altra parte i nostri occhi cercano sempre la cosa più facile, confermando quello che già sapevamo”.

E quando mostrano l’immagine ai bambini tibetani loro “non si lasciarono ingannare e puntarono immediatamente il dito su di lei gridando Saâ. Non che la vita in montagna avesse reso più acuta la vista, ma i loro occhi di bambini non si lasciavano guidare verso la certezza del dato: esploravano le periferie del reale. Definizione dello sguardo d’artista: vedere le belve che si nascondono dietro paraventi banali”.

In questa spedizione però, non sono solo osservati e il risultato arriva: avvistano la pantera delle nevi tre volte e sempre più da vicino, l’ultima rimarrà per ore a un centinaio di metri, incrociando più volte lo sguardo degli uomini. È un incontro emozionante, come il documentario. Le riprese e le immagini sono potentissime, ma quello che maggiormente colpisce è lo spirito dell’impresa, più che i muscoli sono servite le attrezzature di ripresa, i taccuini, l’abilità e una incredibile pazienza.

La colonna sonora, non invadente, è di Nick Cave e Warren Ellis. Il singolo We are not alone è disponibile (qui) in digitale, accompagnato da alcune immagini del film. La voce narrante in italiano è dello scrittore e viaggiatore Paolo Cognetti, una scelta raffinata. Peccato solo che nessuno abbia sentito il bisogno di proporgli un breve corso di dizione prima del doppiaggio. Il documentario presentato in anteprima a Cannes è stato premiato ai Cèsar e al Trento film festival. Al cinema da giovedì 20 ottobre.