I fantasmi dell’America e dei sui fucili. Helen Mirren austera vedova Winchester

In sala dal 22 febbraio (per Eagle Pictures) “La vedova Winchester“, racconto di fantasmi con brividi horror dei fratelli Michael e Peter Spierig. Ma non solo, piuttosto l’affresco in controluce di un’America che si interroga su se stessa e il suo passato, non più fatto solo di orizzonti western e frontiere. Con Helen Mirren che calza con autorevole carisma il ruolo di Sarah Pardee Winchester, vedova del figlio del fondatore della famosa fabbrica di fucili che teme una maledizione a causa dei tanti morti provocati dai Winchester di famiglia …

Emana un fascino particolare, inquietante il nuovo film dei fratelli Spierig, La vedova Winchester, racconto di fantasmi con brividi horror. E il motivo principale è dato dal fatto che, pur con le dovute libertà del caso, si tratta di una storia vera.

Il personaggio di Sarah Pardee Winchester, calzato con autorevole carisma da Helen Mirren, è infatti realmente esistito: sposatasi con il figlio del fondatore della famosa fabbrica d’armi, perse prima la figlioletta Annie di appena sei mesi e dopo pochi anni anche il marito.

Il dolore la spinse a consultare un medium – pratica molto diffusa alla fine dell’Ottocento -, che la convinse di essere perseguitata da una maledizione, essendo la sua incalcolabile fortuna finanziaria poggiata su un letto di morti, provocati dai micidiali fucili. Per esorcizzarla, Sarah si trasferì in una fattoria a San Jose, in California, dedicando il resto della sua vita – tra il 1886 e il 1922 – a costruire e disfare la magione come una gigantesca tela architettonica di Penelope dove impigliare e placare gli spiriti delle vittime.

Fin qui i fatti storici che il film aggancia di lato e a metà, ai primi del Novecento, quando viene richiesto al dottor Eric Price (Jason Clarke) una perizia psichiatrica dell’ereditiera, invitandolo a recarsi nella strana dimora. Il Price di Clarke è una via di mezzo tra un Freud americano agli albori di nuove interpretazioni dei disturbi mentali e un antesignano del dottor House, che usa la logica per decretare diagnosi.

Price non crede alle visioni sovrannaturali, per quanto l’indulgenza che usa nel consumare laudano e alcolici lo predisponga a una confusione dei piani. Ancor più quando si troverà di fronte una lucidissima Sarah, incalzato da fenomeni perturbanti e spiazzato dai reali motivi che lo hanno portato nella strana dimora.

Cantiere eterno e labirinto, dove si cela un Minotauro e il suo carico di cieco furore, Casa Winchester è un organismo vivo, in continua metamorfosi come un disegno di Escher. Protagonista a pieno diritto di un film magnificamente ossessionato dai dettagli di scene, costumi e definizione dei personaggi.

Helen Mirren, sguardo fermo e penetrante, il ragionare calibrato (una fortuna che il film venga distribuito anche in lingua originale per gustare meglio la sua recitazione), e l’umanità profonda che emana, è perfetta nel suo primo ruolo in un film (quasi) horror. Jason Clarke la fronteggia col dovuto smarrimento di un personaggio maschile non più al centro dell’azione e delle decisioni da prendere.

Tanto che in questa e in altre prospettive, La vedova Winchester non appare un semplice film di fantasmi, ma l’affresco in controluce di un’America che si interroga su se stessa e il suo passato, non più fatto solo di orizzonti western e frontiere.

A pochi giorni dall’uscita del film negli Stati Uniti, l’ennesima sparatoria in Florida, dove uno studente ha ucciso 17 persone, appare una tragica coincidenza. Quasi a sottolineare quanto sia necessario ripensare ruoli e valori, immaginare un cambio di rotta, magari gestito dall’empatia delle donne. E non solo nella patria dei Winchester.