Franco Basaglia, il cinema che racconta la sua rivoluzione. Per ricordarlo nel centenario della nascita


Quando entrò per la prima volta in un manicomio nel 1961, Franco Basaglia pensò immediatamente al carcere fascista conosciuto da ragazzo. Rifiutò di firmare gli ordini di contenzione e iniziò da subito l’opera di trasformazione dei luoghi e delle logiche manicomiali: l’eliminazione delle camicie di forza e dei lacci nei letti, delle “terapie” a base di elettroshock e insulina, degli ambienti malsani, del sudiciume, della denutrizione.

A ricordarlo e a ricordare la sua rivoluzione nel centenario della sua nascita è la rassegna cinematografica diffusa che, dal 13 marzo al 14 aprile, porterà a Piacenza, Venezia, Bologna, Milano e Roma una ricca selezione di film dedicati al disagio mentale. Da Matti da slegare, titolo manifesto del ’75, firmato da Silvano Agosti, Marco Bellocchio, Sandro Petraglia, Stefano Rulli a Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman, la rassegna prevede la partecipazione di psichiatri, registi e scrittori al termine delle proiezioni.

Basaglia voleva creare nel paese una coscienza sanitaria, che poi è coscienza democratica, e per farlo sapeva quanto fosse necessario raccontare non solo l’orrore dei manicomi – per chiuderli e mai più riaprirli – ma anche le alternative possibili per la cura dei pazienti.
Bisognava scoprire le storie delle persone che ne erano contenute, ritrovandone le identità perdute.
“ …la testimonianza è fondamentale. Noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo ‘vincere’, perché è il potere che vince sempre. Noi possiamo al massimo convincere”
(Conferenze Brasiliane).
Invita così giornalisti e cineasti a raccontare la rivoluzione pratica e di pensiero che sta accadendo. Voleva che il mondo vedesse coi propri occhi. 
Autori come Bellocchio, Agosti, Depardon, Zavoli girano a Gorizia, Parma, Venezia, entrando per la prima volta nei manicomi, raccontandone le alternative e permettendo a un pubblico sempre più vasto di conoscerne le storie. Oltre che documentare, il loro cinema diventa motore del cambia- mento.

La rassegna a cura dell’ Archvio Basaglia propone alcuni dei classici degli anni ‘60 e ‘70, opere contemporanee come Kripton di Munzi
e 50 anni di CLU di Rossi e immagini d’archivio, riportandone in sala l’attualità per parlare di salute mentale, sanità pubblica e diritti civili.

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