Garcia Lorca in viaggio sulla luna. A Spoleto il film dall’unica sceneggiatura del poeta


Fu dopo il suo viaggio in America che Garcia Lorca nel 1929 scrisse una sceneggiatura la sua unica, dal titolo Viaje a la luna (Viaggio sulla luna, visibile qui), probabilmente per un film che il suo amico Emilio Amero che era anche filmmaker avrebbe voluto realizzare, ma non fece mai.

A girarlo è stato, invece, Frederic Amat, nell’98 e sabato 3 luglio è stato presentato, in occasione del programma del Festival “Garcia Lorca e l’Italia” trasmesso in diretta streaming dalla Sala dei Vescovi del Museo Diocesano di Spoleto, introdotto dalla direttrice del Festival Monique Vaute e dalla stessa nipote del poeta, Laura Garcia Lorca.

In quella Sala (ai surrealisti sarebbe piaciuta la coincidenza!), campeggiano i ritratti realizzati nel Settecento di illustri Vescovi che vi ebbero dimora e, fra di loro, quello del Vescovo Paparonus De Paparonis vissuto nel Duecento, che per bizzarra omonimia è il nome che fu dato nel 1952 nella traduzione italiana a Scrooge McDuck  il ben noto personaggio dei fumetti e dei cartoni animati della Disney.

Film difficile da realizzarsi, disturbante, poetico, “non è un viaggio attraverso l’inconscio, ma un possibile percorso verso la volontà di smascherare una realtà imposta come un monolite” e infatti è un’antropologia dei nostri atti, un rilevare come la realtà s’inscriva sulla nostra pelle, ci incida.

E, certo, la Luna non fa il pari solo con il nostro occhio (a volte con la lama incombente come altro celeberrimo film mostrò!), la Luna fa il pari con la natura, gli insetti, i pesci, gli uccelli, la ranocchia, e con molto di noi, in primis la femminile Selene con le donne, come scorgiamo in questo film. E anche con la risata nel finale, che ci ha fatto pensare a Pirandello.

Laura Garcia Lorca ha anche detto quanto il poeta stimasse Pirandello e De Chirico e ha fatto accenno alla presenza del manichino nella piéce surrealista di suo zio Asì que pasen cinco anos e certo egli non era mai venuto in Italia, e certo molto gli sarebbe piaciuto visitarla se ne avesse avuto il tempo, se la vita non gli fosse stata anzi tempo sottratta.

E, così, grazie a questo Festival 2021, dopo la rappresentazione teatrale di Yerma, voluta da Menotti al Festival nel 1960, che dopo avere incontrato il regista Luigi Escobar e la sorella di Garcia Lorca, Concha, riuscì nel suo intento (il resto è storia), un’opera di Lorca è tornata a Spoleto in questa forma filmica e abbiamo anche appreso che alla prossima edizione del Festival tornerà una nuova messinscena di Yerma.
Oh, le donne create dal poeta Garcia Lorca! Agli inizi nel film vediamo il nome Helena poi nel suo svolgersi  vediamo scritto Elhena, poi infine Elena. E certo, la Luna qualcosa da sempre sa, il Poeta sapeva, gli artisti sanno.