Giovani, ricchi e sfaccendati tra l’Argentina e il Giappone

Sotto la pioggia del Lido, doppietta di film sui ricchi rampolli della borghesia contemporanea. “Kékszakallù” dell’argentino Gaston Solnicki che, almeno nell’intenzione del regista, sarebbe ispirato al “Barbablù” di Bartok. E “Gukoroku” che il regista giapponese Kei Ishikawa ha tratto dall’omonimo libro di Tokuro Nukui…

Gokuroku-Kei-Ishikawa-Orizzonti

Piove che dio la manda all’improvviso, la fila è esterna, manco a dirlo. Ce la facciamo lo stesso a entrare nella sala gelida e finalmente parte il film. Ci sono dei ragazzini ben nutriti che fanno tuffi in piscina da un trampolino molto alto. Una ragazza annoiata prende il sole, un’altra bella figliola è spalmata su un giovanotto niente male, sdraiato su un prato. Un’altra chiama al telefono non si sa chi. Il tutto in scene diverse, anche se sempre e comunque in case, luoghi ed esterni di gente assai benestante.

E il tempo passa molto, molto lentamente.

Un’inquietudine mi prende. Qui ci sono arrivata, trafelata e bagnata, per vedere Kékszakallù, proposto da Orizzonti in concorso,  film che il regista argentino Gaston Solnicki, dichiara gli abbia ispirato la storia di Barbablù, o meglio l’opera febbrile che ne ha tratto Bartok. Questa la mia motivazione: l’ispirazione musical-letteraria. Avrò sbagliato sala? Cerco di chiedere a un vicino, ma mi accorgo che dorme.

Il problema è che ormai i titoli di testa non esistono più. Sembra non siano più eleganti.
Che sia un trappola che ti obbliga a vedere la fine?

In ogni modo con coraggio sempre più infreddolita vado avanti. Vediamo insieme tre ragazze in una cucina che si preparano a bollire un gigantesco polipone (che sia quello iperdotato e sporcaccione de La region salvaje?). In ogni modo anche questo riesce a dare il suo piacere: le tre ragazze se lo mangiano con gusto. E soprattutto la più rotonda, una biondina riccioluta e imbronciata.

E anch’io mi placo: almeno due le riconosco. Quindi tra loro troveremo un nesso? Vana illusione. La rivediamo, la rotonda,  in una casa che mangia voracemente nel lettone del papà. Che si arrabbia non poco e chiede che se ne vada per mantenersi da sola finalmente, trovandosi un lavoro. Poi nell’industria di famiglia dove il babbo ha cercato  di impiegare l’indolente figliola. Vi risparmio tutti i dettagli della fabbrica. Ritroviamo la giovane in un villa superfiga con piscina in una landa isolata, non desolata, ma se ne andrà anche da lì con la valigia al tramonto in cerca del futuro.

E Barbablù? Sempre di corsa il giorno dopo mi precipito alla conferenza. Purtroppo arrivo in ritardo. Soltanto in tempo per sentire il regista che parla della sua passione per certa architettura iconica e delle vite che ormai tiene in trappola: quelle dei giovani d’oggi, che sono figli di un benessere che in Argentina, anche per loro, non esiste più. Non c’è lavoro e i ragazzi vivono in casa ciondolando anche fino ai quarant’anni.
Dunque probabilmente Barbablù è la crisi economica.

L’altra medaglia del benessere ci arriva dal Giappone.

Sono figli di genitori molto ricchi anche i giovani giapponesi di Gukoroku, anche questo in concorso Orizzonti. Film che il regista Kei Ishikawa ha tratto, questo sì veramente, da un romanzo: il libro omonimo di Tokuro Nukui. Dura storia di una cricca di vanesi e ricchi giovanotti e giovanotte che mettono in mezzo una ragazza, di ben altra estrazione, in cerca di riscatto sociale. Lei è Mitsuko, già minata dallo stupro del padre e dal rifiuto della madre che, in apertura del film, troviamo in carcere per aver quasi ucciso il figlio di tre anni.  La va’ a trovare il fratello giornalista, che, dedicandosi a un truculento caso di cronaca di un anno prima, troverà il nodo della storia “facendo emergere un ritratto inquietante dell’elitarismo sociale”.