Halloween, il brutto scherzetto di Nicolas Cage

È “Pay The Ghost” di Uli Edel, tratto dal racconto di Tim Lebbon. Un padre in cerca del figlio scomparso nella notte delle streghe: operazione cucita sul 31 ottobre, horror dalla mano pesante, che stimola il “guilty pleasure” dei fan del genere. In sala dal 20 ottobre per la Barter…

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Halloween, da sempre, è un’occasione per il cinema di genere: senza scomodare il capolavoro di Carpenter del 1978, e i suoi innumerevoli sequel e imitazioni (più o meno riusciti), il 31 ottobre è cerchiato in rosso per registi, produttori e distributori americani dell’horror. Si pensi all’ormai avvenuta introiezione italiana della tradizione Usa, piaccia o meno, e il gioco è fatto: stavolta ne approfitta Barter Entertainment, che dal 20 ottobre porta in sala Pay The Ghost di Uli Edel, esercizio di genere del 2015 incentrato sulla figura di Nicolas Cage protagonista assoluto.

Il film è tratto dal racconto Pay The Ghost di Tim Lebbon, scrittore horror e fantasy americano che si è ispirato a una leggenda celtica, a sua volta riadattata dallo sceneggiatore Dan Kay. Il progetto passa poi nelle mani di Uli Edel, regista tedesco trapiantato in America, carneade dal passato particolare: esploso nel 1981 alla regia del cult generazionale Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (altro film tratto dal libro omonimo), aveva una carriera davanti ma ha ripiegato decisamente sul prodotto di genere, come il thriller erotico Body of evidence – Il corpo del reato (1993) o l’horror giovanilistico Il mio amico vampiro (2000).

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In mezzo molta televisione e il parziale ritorno agli allori con La banda Baader Meinhof (2008), romanzo criminale sul terrorismo rosso tedesco che ottiene la nomination agli Oscar come miglior film straniero. Edel, che ha sempre adattato molti testi letterari, torna poi al genere con la miniserie Houdini (2014) e ora con questo film, confermandosi sostanzialmente un incompiuto.

“Can you pay the ghost?”, sono le ultime parole che il figlio pronuncia rivolto a Mike (Nicolas Cage) prima di sparire nel nulla durante la parata di Halloween. Un anno dopo l’uomo si è separato dalla moglie Kristen (Sarah Wayne Callies), per le inevitabili conseguenze della perdita, ma non è certo rassegnato: sta ancora cercando, seguendo tracce personali, non fidandosi del metodo razionale della polizia che delega tutto alla scienza. Qui, invece, la risposta va cercata su un altro piano che scorre parallelo alla realtà, in una dimensione sovrannaturale che concretizza un’antica leggenda celtica: ogni anno una strega reclama il suo tributo, chi non “paga” il fantasma vedrà sottrarsi suo figlio.

Uli Edel prova a valorizzare il secondo piano e dirigere il profilmico, volendo portare il nostro sguardo a considerare tutti gli elementi dell’inquadratura e le ipotesi inquietanti dietro il normale e il quotidiano: ma resta lontano, per esempio, dal lavoro di James Wan, maestro di questo cinema, qui c’è solo un fantasma che appare dietro Nicolas Cage con improvvisa esplosione sonora.

Horror di “botti” e sottolineature, novella di grana grossa, racconto di mezzanotte dilatato, l’intreccio sembra inizialmente allusivo ma poi sceglie di mostrare, in barba alla ghost story, squadernando mostri e streghe esplicitamente, con la chiara volontà di appagare il voyeurismo del pubblico (vi do ciò che volete vedere). Finale quasi scult, a rischio ridicolo involontario. Il film fa parte dei ruoli alimentari di Nicolas Cage, che a seguire girerà Dog Eat Dog (presentato a Cannnes, leggi recensione) di Paul Schrader. Operazione fallimentare, da notte horror in tv ma, per gli horrorofili più radicali, come guilty pleasure può perfino funzionare.