Hilma, la madre dell’astrattismo. Un film per (ri)scoprire la prima rivoluzionaria dell’arte del ‘900

Dal 18 novembre sulla piattaforma Viaplay il biopic della pittrice svedese Hilma af Klint di Lasse Hallström. Dopo la mostra al Guggenheim, il film del regista svedese per raccontare la vita e le opere della madre dell’astrattismo, la prima rivoluzionaria dell’arte del ‘900. E ora le sue opere arrivano anche in quell’ancora misterioso mondo digitale degli NFT (No fungible token): dal 14 novembre su Goda…

Mettiamo il caso che gli storici dell’arte scoprano improvvisamente che i grandi rivoluzionari dell’arte del ‘900 non sono stati i futuristi o gli astrattisti russi, ma una donna…

Un’oscura pittrice svedese conosciuta per modesti quadretti realisti… Hilma af Klint ha dipinto la prima opera astratta nel 1906, quattro anni prima di Kandinsky!

Una figura sconosciuta alla massa, alla quale sono stati tributati gli onori che merita solo nel 2019 con una grande retrospettiva al Guggenheim di New York… Risultato della rivoluzione che il #MeToo ha portato anche nel mondo dell’arte.

Ora per renderla un po’ più popolare arriva anche un film Hilma, diretto dal due volte candidato all’oscar Lasse Hallström, interpretato dalla figlia Tora (la pittrice bambina) e dalla moglie Lena Olin (Hilma adulta), solo sulla piattaforma Viaplay dal 18 novembre.

Gli ingredienti per un perfetto biopic ci sono tutti: l’infanzia infelice, la morte della sorella preferita e poi dell’amato padre, la difficile vita di studentessa nella scuola d’arte di Stoccolma ad alta densità maschilista, l’amore contrastato e segreto per l’ artista Anne Cassel, la fascinazione per lo spiritismo e le dottrine della teosofia così in voga tra ‘800 e ‘900, l’incontro con lo spiritualista austriaco Rudolf Steiner, la portano a dipingere figure geometriche che si inseguono, colori vivaci, forme nello spazio, visioni mistiche immaginate per un tempio circolare che non ci sarà mai. Migliaia di opere che lei terrà nascoste fino alla morte e oltre.

Hilma af Klint infatti morì nel 1944 all’età di 81 anni: ma nel suo testamento volle che i suoi 1.200 dipinti, centinaia di testi e 26.000 pagine di appunti fossero mostrati al pubblico solo dopo venti anni dalla sua scomparsa. Riteneva, forse giustamente , che prima nessuno avrebbe potuto capire ed apprezzare il suo lavoro.

Oggi il riscatto anche nel futuro dell’arte, quell’ancora misterioso mondo digitale degli NFT (No fungible token). Dal 14 novembre sulla piattaforma Goda della star della musica pop Pharrel Williams, 193 sue opere astratte digitalizzate saranno presentate all’interno di un’architettura ascendente e circolare… Quel tempio sognato una vita da Hilma af Klint, la madre dell’ astrattismo.

guarda il traler