I figli (ti) invecchiano davvero. Mastandrea e Cortellesi nella commedia di addio di Mattia Torre
In sala dal 23 gennaio (per Vision Distribution), “Figli”, l’ultima fatica del compianto autore, Mattia Torre, portata a termine da Giuseppe Bonito. A partire da quel monologo scritto per l’amico di sempre Valerio Mastandrea, il film propone un ritratto dolce-amaro delle coppie alle prese col secondo figlio. Tra chat di classe e baby sitter impossibili una fotografia del nostro contemporaneo ironica e gustosa …

Tutta da gustare, col sorriso amaro in bocca, l’ultima fatica di Mattia Torre, morto a 47 anni nel luglio scorso per un tumore al pancreas. Si chiama Figli e arriva al cinema, preceduta da una imponente campagna pubblicitaria, giovedì 23 gennaio. Il film esce, cosa abbastanza insolita, a doppia firma ed è giusto partire da qui.
La pellicola viene infatti presentata come “un film di Mattia Torre”, ma con “regia di Giuseppe Bonito”. Torre, autore teatrale, scrittore, sceneggiatore, regista, padre delle serie televisive Boris, Dov’è Mario? (con Corrado Guzzanti) de La linea verticale, è stato certamente uno dei talenti più acuti e creativi degli ultimi anni e questo film lo aveva pensato, scritto, sceneggiato, ampliando un breve testo presentato come monologo da Mastandrea (I figli invecchiano, diventato virale dopo una puntata di E Poi C’è Cattelan).
Aveva inoltre scelto gli interpreti principali, Paola Cortellesi e ovviamente Valerio Mastrandrea, il suo attore preferito, nonché la maggior parte degli interpreti secondari. La malattia però incalzava così che aveva chiamato Bonito, col quale aveva già collaborato, qui alla seconda prova come regista dopo molteplici esperienze come vice, a dirigere le riprese in veste, spiega commosso lo stesso Bonito, di “ministro plenipotenziario”. E come tale ha portato felicemente a conclusione l’opera.
Prodotto da Wildside e the Apartment, e distribuito da Vision distribution, Figli parte all’assalto delle sale con 400 copie iniziali ed ha tutti i numeri per diventare un successo.
È la storia di Sara (Cortellesi) e Nicola (Mastandrea) ma potrebbe essere la storia di milioni di altre coppie alle prese con i problemi di ogni giorno, quando le forze sembrano insufficienti a fronte di ostacoli che appaiono insormontabili. Come, ad esempio, mettere al mondo dei figli, una cosa, sottolinea Mastandrea nel ruolo di padre, “che dovrebbe essere assolutamente naturale”. Vengono in mente altre pellicole, vecchie ormai di decenni con protagonisti Nino Manfredi e Ugo Tognazzi in cui si narravano già le difficoltà della vita normale delle famiglie che si misurano con la durezza del vivere quotidiano. Torre-Bonito attualizzano una storia antica e la raccontano alternando momenti di assoluta ilarità con altri di riflessione.
Sara e Nicola hanno entrambi un lavoro gratificante, una deliziosa figlia di sei anni e un ménage ben oliato che scorre lubrificato dall’amore che lega la coppia. Ma poi arriva un secondo figlio e l’equilibrio salta. Aumenta il carico di lavoro, le mille cose da fare. Il figlio neonato non fa dormire. La casa diventa un campo di battaglia. La ripartizione del carico fra marito e moglie non è mai soddisfacente e iniziano i litigi, le reciproche accuse.
Per non parlare della gelosia della primogenita che complica ulteriormente il già residuo precario equilibrio infliggendo ai due poveretti le peggiori torture che mente criminale abbia mai concepito come le feste di compleanno dei compagni di classe in luoghi mostruosi dove centinaia di ragazzini scatenati danno vita a danze tribali tra urla disumane. Malinconiche cene di genitori in costume carnascialesco. Per finire con la chat di classe, in grado di mandare al manicomio la mente più salda.
Insomma, suggerisce il film, in queste condizioni non c’è da meravigliarsi del calo delle nascite perché la coppia è sola e non può contare su nessun aiuto. Non si parla esplicitamente di asili nido, di bonus bebè, di quelle politiche di sostegno delle quali da decenni i vari governi hanno discettato ma senza dare seguito alle promesse se non in modo molto parziale. Ma, come si dice, il silenzio è assordante.
E allora? Cercare conforto nelle altrui esperienze mai pienamente soddisfacenti? Ricorrere alla saggezza distillata dalla pediatra-psicologa? Oppure farsi prendere dalla disperazione e buttarsi dalla finestra? (nel film sia Mastandrea che Cortellesi lo fanno davvero, senza stuntman hanno precisato, andando ad atterrare su un mucchio di materassi). Non resta che ricorrere alle prestazioni delle baby sitter che trovarne una che vada bene è una impresa da far rizzare i capelli in testa, dovendola scegliere fra una galleria di personaggi tra il tragico e il comico, prima di azzeccare la paesana un po’ rustica ma che insomma è perlomeno umana.
Oppure ricorrere ai nonni che quando ci sono potrebbero essere una benedizione. Nella realtà infatti i nonni sostituiscono il welfare pubblico che non esiste. Basta andare all’uscita delle scuole e perfino al cinema la domenica pomeriggio dedicata ai film di cartoni per rendersene conto. Ma nel nostro caso i nonni non sono disponibili. E il loro rifiuto, vuoi per egoismo vuoi perché i nonni settantenni stanno vivendo la loro seconda giovinezza e non hanno tempo, è forse la pagina più gustosa di tutto il film.
Non è Zavattini. E nemmeno Scola. Ma i 97 minuti di proiezione scorrono veloci e facili e si esce consolati dal fatto che in fondo siamo tutti sulla stessa barca e che insomma mal comune non è mezzo gaudio ma comunque consola. Sara e Nicola però hanno una marcia in più e per questo quasi certamente ce la faranno: si amano davvero, profondamente e senza riserve. Vi sembra poco?
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