Il cinema piange Clare Peploe. Da “Zabriskie Point” a Marivaux e musa di Benardo Bertolucci

Il suo arrivo nel cinema italiano è stato col botto: nel 1970 è Michelangelo Antonioni a chiamarla per il copione di Zabriskie Point scritto in inglese con la complicità di Sam Shepard (e il noto contributo di Tonino Guerra). È al rientro da quel set-monumento che conosce Bernardo Bertolucci, lo sposerà otto anni più tardi e ne diventerà la musa e la sceneggiatrice (da La luna a L’assedio).
È morta improvvisamente, il 24 giugno a Roma, Clare Peploe, sceneggiatrice – l’abbiamo detto – ma anche regista e spirito ribelle e volitivo. Nata a Daar-es-Salaam capitale del sultanato africano di Zanzibar nel 1942, cresciuta in Inghilterra ma innamorata dell’ Europa, completa gli studi tra Parigi (La Sorbona) e Perugia (Università per gli stranieri) ricalcando le orme dei viaggiatori dell’epoca romantica, una Mary Shelley contemporanea che alla poesia e al romanzo preferisce la scrittura cinematografica.
Il suo esordio, incoraggiato da Bertolucci, è nell’87 con Alta stagione, commedia tutta al femminile (con Jacqueline Bisset in fuga esistenziale a Rodi) scritta a quattro mani col fratello Mark, già sceneggiatore di Antonioni e dello stesso Bernardo. Per il secondo film trova ispirazione in un libro: Miss Shumway Waves a Wand del britannico James Hadley Chase, il re degli scrittori di thriller in Europa, letteralmente saccheggiato dal cinema. Ne viene fuori Magic Magic, una commedia personale e “misterica” tra sciamani messicani, reporter fuori di testa e potenti mancati mariti, con Bridget Fonda e Russell Crowe.
È dalla sfavillante e perfida commedia, scritta da Marivaux in pieno Settecento che nasce il suo ultimo è più riconosciuto film: Il trionfo dell’amore (2001) con Mila Sorvino nei panni della principessa che seduce, inganna, si traveste. E fa inamorare uomini e donne.
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