Il corpo è mio e lo gestisco io. Se Lisistrata è Svizzera e si batte per il voto alle donne

In pochi sanno che il suffraggio femminile in Svizzera è stato concesso solo nel 1971. Nonostante il ’68, infatti, nel paesino dove vive Nora le donne sono ancora totalmente sottomesse e vittime dei peggiori stereotipi maschilisti. Ma ecco che il femminismo fa breccia anche nello sperduto villaggio di montagna. Lo racconta “Contro l’ordine divino”, della regista svizzera Petra Volpe in cui vengono messi in risalto i meccansmi di omologazione, la paura del nuovo ma anche la potenza delle donne nella loro volontà di emancipazione. Argomenti che la psicoterapeuta Terry Bruno suggerisce per fare “terapia in sala” …

Siamo in Svizzera, proprio dove gli italiani emigrano eppure in fatto di diritti è più arretrata dell’Italia. Difatti è proprio un’italiana, Graziella, interpretata dall’attrice Marta Zoffoli, a supportare la ribellione delle donne elvetiche diventando punto di riferimento e simbolo dell’emancipazione femminile. In pochi sanno che il diritto al voto delle donne in Svizzera è stato concesso solo nel 1971, mentre in Italia è stato raggiunto nel 1948.

Contro l’ordine divino (titolo originale, Die Göttliche Ordnung, 2018) è una fantastica commedia sociale della regista svizzera Petra Volpe che va al di là della descrizione dei cambiamenti politico-culturali legati al Sessantotto. Anzi da quelle parti il ’68 sembra non essere proprio arrivato. Il film, infatti, mette in rilievo i risvolti psicologici delle donne nel difficile cammino verso la loro emancipazione. Le loro battaglie contro gli stereotipi, gli ottusi dogmi che, in tempi non lontani, vedevano la Svizzera così reazionaria da non accettare che le donne potessero avere un impiego.

È quello che accade a Nora, una giovane madre e casalinga che vive in un villaggio della campagna svizzera in cui l’uomo ha potere decisionale su ogni aspetto della vita, mentre la donna è relegata a un ruolo marginale. Questo perché secondo gli stereotipi, le donne devono essere docili, remissive, composte e ubbidienti, mentre gli uomini devono essere sicuri, autorevoli, dinamici e intraprendenti. Modelli pensieri e comportamenti, questi, che vengono trasmessi, sollecitati e riprodotti nelle nuove generazioni così che gli stereotipi non sono altro che acquisizioni dell’apprendimento e della socializzazione.

Purtroppo il cambiamento, come si può notare nel film, non viene solo ostacolato dall’insicurezza e dal potere maschile, ma anche da quelle donne spaventate dal nuovo e pronte ad arroccarsi dietro a strutture che le tutelano da trasformazioni che non saprebbero affrontare.

In pratica ci troviamo di fronte a una situazione che ancora oggi ritroviamo in quei paesi in cui ci si trincera dietro costumi e modi di vivere, senza ascoltare le nuove generazioni che vogliono andare oltre, sperimentare, vivere. È un soccombere non solo a coloro che posseggono il potere della decisione, gli uomini, ma anche a quelle donne che li appoggiano, li sostengono e annientano coloro che, pur appartenendo al loro stesso sesso, combattono una battaglia per una vita diversa.

Allora la paura dilaga sempre più, annichilendo anche chi vuole ribellarsi. Ma con quali conseguenze? Violenza fisica, economica? Aspetti marginali rispetto alla violenza psicologica, che ti annienta e ti distrugge. Ed è proprio quello che Nora, la protagonista del film, ha dovuto affrontare per poter fare ascoltare la sua voce e quella di altre donne che hanno aderito al suo richiamo. Una violenza psicologica che ha però coinvolto anche la sua famiglia. Purtroppo molto spesso per far valere i propri diritti si devono superare mille ostacoli e vincere le proprie paure che danno il potere all’altro, creando uno stato d’impotenza che si traduce in accondiscendenza, perché non si conosce un’alternativa e il nuovo non si sa come gestirlo.

Secondo Jung dentro di noi esiste l’Animus e l’Anima, il maschile e il femminile, che hanno pari dignità e rappresentano la complementarietà. Ogni bambino interiorizza l’esperienza della sua Anima grazie alla madre e del suo Animus dal padre. Queste immagini, che a loro volta contengono le immagini dei padri e delle madri passati, ci guidano nella vita. Neumann, allievo di Jung, ipotizzò due stadi di sviluppo distinti per l’uomo e per la donna, attribuendo, a quest’ultima, una propria indipendenza e autonomia che però resta spesso sotterranea e repressa.

Nora potremmo considerarla una Lisistrata dei tempi moderni che suggerisce di astenersi dalle solite mansioni quotidiane, ma soprattutto dalla sessualità. In questi momenti di ribellione si acquisisce non solo la consapevolezza dei propri diritti ma anche la riscoperta di se stesse, del proprio corpo, del proprio piacere, partecipando a riunioni, che ricordano i movimenti femminili del ‘68.

È il “partire da sé” che sconfigge la diversità non solo in ambito sociale, ma anche nella coppia. Scoprire il proprio corpo e le parti intime, ancora tabù nella società odierna, porta a una crescita evolutiva non solo femminile ma anche maschile, in quanto il rapporto di coppia può risentirne positivamente. Infatti nel finale del film, non banale, c’è la riscoperta della coppia in un modo diverso, con l’accesso al piacere reciproco e questo è possibile solo se si è liberi entrambi. Vi è nei personaggi femminili una continua ricerca del cambiamento, spinti dalla curiosità, alla ricerca della propria indipendenza e felicità sotto ogni aspetto della propria vita.

Contro l’ordine divino è un film pieno di riscatto, coraggio e con momenti d’ironia, in cui si parla di un cambiamento non solo individuale, ma collettivo, in cui il mutamento di uno condiziona un ecosistema ancora più ampio, simbolo di una lotta universale che non può conoscere frontiere.