“Uno per tutti”, il noir non si addice a Calopresti
È in sala per Microcinema il nuovo film del regista di “La fabbrica dei tedeschi”, ispirato all’omonimo romanzo di Gaetano Savatteri. Ma la storia – bella nel libro – proprio non convince…

Mimmo Calopresti ormai si sa, è autore discontinuo, capace di dare il meglio nel cinema del reale. Ne è la conferma questo suo ultimo film di finzione, incerto tentativo di confrontarsi col noir, a partire da un romanzo – bello – di Gaetano Savatteri, Uno per tutti, in cui il regista de La fabbrica dei tedeschi, deve aver sentito risuonare echi familiari.
La storia infatti è quella di tre amici, figli di migranti meridionali arrivati nelle città indusctriali del Nord rincorrendo il miracolo economico. Sono Gil, Vinz e Saro, ieri ragazzini di periferia (Milano nel libro, Trieste nel film), oggi uomini dalle vite molto diverse, interpretati da un buon cast: Giorgio Panariello è un poliziotto separato, padre di un figlio che vede poco e, soprattutto, stanco di violenza. Thomas Trabacchi è un medico, tornato a vivere in Calabria dove esercita in ospedale e si appresta a sposare la sua compagna. Fabrizio Ferracane, poi, è un industriale dai traffici loschi, con moglie “scoppiata” e buddista per noia (una Isabella Ferrari, sotto i minimi sindacali) e un figlio giovane e sfaccendato.
Sarà proprio a causa della “bravata” di quest’ultimo (accoltella un coetaneo in una rissa riducendolo tra la vita e la morte) che i tre amici si “ricompatteranno” chiamati a raccolta dall’imprenditore corrotto che vuole salvare suo figlio a tutti i costi. Svelando, a poco a poco, il drammatico segreto che li ha così uniti da bambini, quando un gioco si è trasformato in tragedia. Come tematica, insomma, siamo dalle parti de I nostri ragazzi o Il capitale umano ma è nello “svolgimento” che il film deraglia.
Efficace all’inizio, nella presentazione dei personaggi e del mosaico delle loro vite, il film scade in breve in una narrazione a singhiozzo, appesantita ulteriormente da flashback del tutto meccanici e dialoghi a tratti impossibili, in cui vengono imprigionati gli interpreti e gli stessi personaggi alle cui storie non riusciamo mai a credere. Scadendo persino in momenti involontariamente comici (Isabella Ferrari ne è protagonista). Peccato.
Prodotto da Minerva Pictures in collaborazione con Raicinema, il film sarà in sala dal 26 novembre per Microcinema distribuzione.
Gabriella Gallozzi
Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.
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