Il fascino discreto di Lea Massari. L’antidiva simbolo della letteratura su piccolo e grande schermo
Da “Cristo si è fermato ad Eboli” da Carlo Levi a “Una donna spezzata” da Simone de Beauvoir, passando dalla grande stagione tv degli sceneggiati Rai: “Anna Karenina”, la Monaca di Monza ne “I promessi sposi”. Lea Massari, appena scomparsa alla soglia dei 92 anni, è stata una grande interprete del piccolo e grande schermo legato alla letteratura. Considerata “la più francese” delle attrici italiane, si ritirò negli anni ’90, mantenendo fiera l’orgoglio malinconico che non la rese volutamente mai una diva…

Quella degli architetti è un’arte che allena alla discrezione: quel che fai rimane negli occhi di tante persone, ma il tuo nome non svetta nell’immaginario alla stessa maniera. Forse non c’è da stupirsi se è proprio agli studi di architettura che si rivolse in primis Lea Massari, scomparsa lo scorso 23 giugno, con la stessa discrezione con cui per anni è stata protagonista dello schermo, piccolo o grande che fosse.
Chissà che il lavoro del padre, ingegnere, non abbia influito in quella scelta. Di certo influì sulla sua infanzia, che lei, classe ’33, ha ricordato sempre con una certa amarezza. D’altronde c’è sempre stato in Massari, nei suoi ruoli come nelle sue parole, una punta di malinconia, come di chi sente d’aver subìto più di quanto fosse dovuto. Anche in questo stava il suo fascino riservato, la sua impronta d’attrice.
È un sentimento che covava anche nel nome, battezzato alla vigilia dell’inaspettato debutto su schermo. Scelse Lea, un modo per non far svanire il suo amore di gioventù, scomparso giovanissimo. Massari fu un adattamento del cognome, Massatani, certo più ostico e sgraziato. Così si presentò alle pendici dei monti sassaresi, dove Monicelli la scelse di getto come protagonista del suo primo film a regia individuale, Proibito, ambientato tutto nella Sardegna rurale.
Era il 1954, Massari aveva poco più di vent’anni una carriera breve come indossatrice e una ancora minore sui set, dove faceva l’assistente del costumista Piero Gherardi. Passò così da Anna Maria, come l’avrebbero chiamata sempre in famiglia, a Lea. In qualche anno era già inconsapevolmente nella storia con L’avventura, il capolavoro di Antonioni per cui Cannes insorse furente. Massari era lì il doppio perdente di Monica Vitti, la donna che scompare misteriosamente tra le Eolie.
Inizia così a macinare titoli. Con uno sconosciuto Sergio Leone gira Il colosso di Rodi, l’esordio della carriera del regista. Con Dino Risi è la compagna di Sordi in Una vita difficile, regalandoci una delle scene più belle sul farsi dell’Italia repubblicana, quella in cui il 2 giugno lei e Sordi rimangono soli alla tavola di una casa aristocratica da cui sono fuggiti tutti, sdegnati dal risultato del referendum. È l’avvicendamento al potere, nel palazzo dei ricchi restano solo gli spiantati e il cavaliere che li serve.
Per tutti Massari è però, ancor oggi, Anna Karenina, grazie allo sceneggiato Rai del ’74 girato da Sandro Bolchi. Sono gli anni d’oro in cui la tv pubblica produce in enormi quantità miniserie televisive sui grandi classici della letteratura. Massari aveva cominciato come Isabella in Capitan Fracassa, passando poi per la Monaca di Monza nei Promessi sposi e Grushenka nei Fratelli Karamazov. Delle pagine trasformate in immagini il suo viso, con gli occhi allungati e le lentiggini, rimane una delle icone più riconoscibili.
Meno impatto ebbe invece il più intellettuale Una donna spezzata (disponibile su Raiplay), tratto da Simone de Beauvoir, che rimane la sua ultima apparizione sul piccolo schermo. Erano già anni in cui trovava più attenzioni in Francia che in Italia, sempre pronta a trascurare chi non si acquieta nei canoni del proprio ruolo, tanto quanto oltralpe si è pronti ad appuntarsi i grandi stranieri come francesi acquisiti. A Massari toccò uno strano titolo, “la più francese delle maggiorate italiane”. Nonché un ingombrante paragone con Brigitte Bardot, grazie al comune impegno verso gli animali.
Il doppio binario francese e italiano lo si vide soprattutto con Soffio al cuore, uno dei film più amati di Louis Malle, a cui tutti i ricordi stranieri di questi giorni hanno fatto riferimento con grande trasporto. Di quel film Slavoj Zizek, tra i filosofi più pop degli ultimi anni, disse una volta con la sua pronuncia fischiante che gli piaceva perché «è uno di quei bei film francesi, delicati, in cui l’incesto è visto come un dolce segreto tra madre e figlio». In Italia per Massari ci fu solo un’ottusa denuncia per corruzione di minorenne, da cui venne assolta.
Un altro tassello di un rapporto assiduo ma ruvido, col pubblico italiano. Un rapporto in cui rivendicava, Lea Massari, pur senza mai cedere all’arroganza. Parlò fieramente, ad esempio, del secco rifiuto rifilato a Indro Montanelli, che l’aveva diretta insieme ad altri ne I sogni muoiono all’alba e aveva creduto, per questo, di poter avanzare pretese d’altro tipo. E con altrettanto orgoglio partecipò, tra le sue ultime produzioni italiane, a Cristo si è fermato a Eboli, in cui Francesco Rosi adattò Carlo Levi e il suo sguardo sul fascismo e la questione meridionale.
Dal rapporto col cinema e con la tv Lea Massari decise infine di prendere le distanze negli anni ’90, ritirandosi nella Sardegna in cui curiosamente era tutto iniziato. Da quell’ isolamento è venuta il 23 giugno la notizia della morte, poco prima di compiere i 92 anni. Un’uscita di scena discreta, come lo è stata tutta la sua carriera. Come lo è la firma di un’architetta, che ci lascia, però, ancora qualcosa su cui costruire.
Tobia Cimini
Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.
14 Giugno 2019
“Soledad”, in morte di due anarchici. Un filo rosso tra l’Argentina e la Torino dei NO Tav
In sala dal 13 giugno (con Cinema 7 Films) "Soledad", della regista argentina…
Recensione,Dal libro al film,13. Festa del Cinema di Roma 2018
4 Maggio 2018
Ma le streghe son tornate? Un libro e un doc sul femminismo
Un libro nato da un documentario. È il percorso compiuto da Paola Columba…



