Jafar Panahi è libero. Ma le carceri di Teheran sono ancora piene

Jafar Panahi è stato liberato. Dopo sette mesi di prigione e l’annuncio, il primo febbraio che avrebbe cominciato lo sciopero della fame, le porte del carcere di Evin sono state aperte su cauzione.

A dare l’annuncio della sua liberazione è stata la ONG Center for Human Rights in Iran con sede a New York. Il regista è stato arrestato il 20 luglio scorso a Teheran durante le proteste per la liberazione di altri due colleghi, Mohamad Rasoulof e Mustafa al Ahmad. Un bellissimo gesto di solidarietà e partecipazione attiva che ha pagato duramente.

Ricordiamo che Panahi era già stato condannato a sei anni di carcere nel 2011, accusato di propaganda antigovernativa. Poi scontati ai domiciliari.

Jafar Panahi da tempo racconta attraverso il suo cinema ciò che accade in Iran, lo ha fatto anche nei momenti più difficili del suo percorso con la realizzazione di film underground distribuiti all’estero, i quali hanno ottenuto sempre un grande successo. Nel 2000 ha vinto il Leone d’oro a Venezia con Il cerchio, una storia sull’universo femminile nelle strade, attraverso i rumori e ai margini di una buia Teheran.

Nel 2022 la sua sedia al Festival del Cinema di Venezia era vuota, ma il suo film in concorso Gli orsi non esistono è stato ugualmente premiato dalla Giuria anche in sua assenza.

Nei giorni scorsi anche la moglie del regista era intervenuta sui media per esprimere il suo allarme: nonostante l’annuncio del suo rilascio da parte del regime degli ayatollah Jafar Panahi rimaneva in carcere. Ora l’incubo sembra finito. Tanti però sono ancora le cineaste, i cineasti e i detenuti politici incarcerati. Per loro si stanno riempiendo le piazze di tutto il mondo.

Sabato 11 febbraio a Roma, ore 12, davanti all’ambasciata Iraniana (via Nomentana 361) manifestazione di solidarietà per le donne iraniane che rischiano la vita per la libertà.