La guerra è dichiarata. Moglie vs marito molestatore nel nuovo film di Valérie Donzelli in sala

In sala dal 3 maggio (per Movies Inspired)  l’atteso nuovo film di Valérie Donzelli, “Il coraggio di Blanche”, adattamento del bestseller d’Eric Reinhardt, “L’amore e le foreste” pubblicato in Italia da Salani. Un matrimonio da favola che si trasforma in un incubo, con il marito violento e manipolatore. La regista francese de “La guerre est déclarée” firma un film che in sè racconta ben poco di nuovo. E tutto è affidato alla prova delle due vedettte: Virginie Efira e Melvil Poupard. Passato a “Cannes Première” nel 2023 …

Nove anni fa, nel 2014, L’amour et le forêts di Eric Reinhardt è stato in Francia il top seller di Gallimard. In Italia L’amore e le foreste è uscito con Salani. Nel libro, una lettrice appassionata incontrava il suo scrittore preferito, e di confidenza in confidenza gli raccontava una folle giornata di ribellione contro un matrimonio tossico, le sue devastanti conseguenze e l’emancipazione finale. Nel film omonimo di Valérie Donzelli presentato nella sezione non competitiva Cannes Première Virginie Efira, malmaritata con Melvil Poupard, racconta invece il suo lungo calvario a un’avvocata.

Donzelli punta palesemente sull’appeal di due vedette particolarmente amate dal pubblico francese ma anche sul carisma della sua co-sceneggiatrice, la Audrey Diwan Leone d’oro a Venezia 2021 per L’évenement, perché il film, in se stesso, racconta ben poco di nuovo.

Lui ha un cognome da principe azzurro, Lamoureux, e quando incontra Blanche, prof di Lettere, l’amore è incendiario. Ma in Normandia Blanche ha troppi legami affettivi, una madre e una sorella gemella (sempre Efira, ma con la frangetta), e il primo passo di Grégoire è trascinare la sposa novella il più lontano possibile, nelle nebbiose province del Nord Est.

Quando scopre per caso che il trasferimento di sede di lui, che è un bancario, era stato espressamente richiesto con la menzogna (“mia moglie vuole tornare nella sua terra natale”) le certezze di Blanche cominciano a vacillare.

L’escalation delle dinamiche è da manuale: uggiose obiezioni contro il suo ritorno all’ insegnamento, telefonate ossessive anche in orario di lezione, rifiuto secco di qualsiasi vita sociale. “Non abbiamo bisogno di nessuno”, proclama Grégoire. Sono arrivati due figli e il marito le scarica addosso valanghe di umiliazione e di sensi di colpa.

Una scappatella dall’infelicità coniugale rimediata via Internet scatena l’inferno, violenza fisica e notti ossessive di insulti. Il marito la costringe ad ammettere il tradimento e a ripetere gli identici gesti del sesso “peccaminoso” con lui. Dopo il classico tubetto di pillole e il conseguente ricovero in ospedale, le minacce diventano ancora più gravi. E di colpo Blanche scopre che la porta è aperta, per lei come per tutte le vittime.

Lui le rinfaccia il peso dei figli? Rose, la gemella, lo alleggerisce del peso. E lei ripassa da casa sapendo che rischia la pelle: Grégoire arriva quasi a strangolarla. Ma anche con tante evidenze la strada della libertà sarà lunga, dolorosa e difficile, avverte l’avvocata. Sono esperienze che un numero incalcolabile di donne ha vissuto, prima o poi e in forma più o meno violenta.

Ma uno degli aspetti più accattivanti del romanzo, ossia la voracità di lettura della protagonista, è misteriosamente scomparso nella trasposizione su schermo. Blanche è diventata una donna sì oppressa ma evanescente, senza qualità, che non ispira né commozione né vera empatia.


Teresa Marchesi

Giornalista, critica cinematografica e regista. Ha seguito per 27 anni come Inviato Speciale i grandi eventi di cinema e musica per il Tg3 Rai. Come regista ha diretto due documentari, "Effedià- Sulla mia cattiva strada", su Fabrizio De André, premiato con un Nastro d'Argento speciale e "Pivano Blues", su Fernanda Pivano, presentato in selezione ufficiale alla Mostra di Venezia e premiato come miglior film dalla Giuria del Biografilm Festival.


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