Quando l’aborto era reato. Il Leone d’oro 2021 è nel segno di Annie Ernaux

È il Leone d’oro 2021 “L’évenement” di Audrey Diwan dall’omonimo romanzo autobiografico di Annie Ernaux. La regista e sceneggiatrice francese usa la sua camera come una Tac che ci rivela la drammatica inquietudine della ragazza in cerca d’aiuto. Soprendente la protagonista, Anamaria Vartolomei. Arriverà in sala con il titolo 12 settimane distribuito da Europictures…

“Che malattia ha avuto?” Chiede il professore alla sua ex miglior allieva ricomparsa, in cerca di lezioni di recupero, dopo un’assenza d’attenzione e impegno di più di tre mesi.“Quella che prende le donne per trasformarle in casalinghe”, risponde Annie senz’ombra di sorriso.Folgorante risposta. Che non ricordo di aver letto ne L’événement, il libro con cui Annie Ernaux ricorda il trauma del suo aborto, ma che comunque le si addice perfettamente.

Già perché, con quella inaspettata e non voluta gravidanza, la giovane Annie avrebbe perso, portandola a termine, probabilmente tutto il suo futuro: l’insegnamento e l’ambizione di diventare una scrittrice. Un fallimento che l’avrebbe riassegnata a un ruolo più proletario in fabbrica o in campagna, da dove era da sempre idealmente fuggita.

Siamo negli anni Sessanta. Per questi guai non c’è soluzione se non con rischio clandestino di vita e punizione durissima per legge per chi aiuta, fa o si sottopone all’espulsione del feto.
Annie è in collegio con le sue amiche, una che si dichiara la vergine più informata di sesso di Francia, l’altra che vergine non è ma è stata più fortunata, mentre Annie si annota tutti i giorni sul diario la sua disperazione perché il suo sangue non arriva.

Audrey Diwan – come facevano i Dardenne con Rosetta – segue, puntandola con la sua camera – usata come una Tac che ci rivela la drammatica inquietudine della ragazza in cerca d’aiuto – la nuca e la piccola coda di cavallo della protagonista (Anamaria Vartolomei che un po’ somiglia – non per tema ma aspetto – alla Rosetta Emilie Dequenne del 1999).Nei primi piani sono gli occhi a parlare. Rotondi e blu rimandano disperazione e determinazione.

E lo seguiamo il suo calvario per tre mesi, 12 settimane, sempre vestita con la stessa maglietta bluette o svestita crudelmente, senza che la regista ci risparmi nulla, compreso un auto tentativo non riuscito con ferrone da maglia.

Poi finalmente un indirizzo, quello di un “cucchiaio d’oro”, un’asciutta, professionale (nel senso che almeno disinfetta gli attrezzi) mammana che al primo colpo non conclude il lavoro rischiando di mandarla all’altro mondo.

“Se lo tenessi lo odierei – aveva detto inizialmente e inutilmente ad un medico per tentare di convincerlo – ma non escludo di avere figli in futuro”.

E, in effetti, questo traumatico episodio nella vita della Ernaux per fortuna non le ha impedito di avere e amare, forse anche di più, i figli che ha poi avuto.