La nostra storia in Super8. La recherche di Annie Ernaux diventa cinema (collettivo) e arriva in sala

Al cinema dal 6 dicembre (conI Wonder Pictures) “Les Anées Super8″ esordio alla regia della scrittrice francese Annie Ernaux, vincitrice del Nobel per la letteratura 2022. Un viaggio nella memoria dei Settanta attraverso i filmini di famiglia, riletti alla luce del presente. Un racconto dal privato al collettivo, caratteristica di tanti suoi romanzi. Il film è stato presentato alla Quinzaine des Réalisateurs a Cannes 202. Passato poi alla Festa di Roma …

È da tanto ormai che il cinema, soprattutto quello del reale, attinge ai filmini di famiglia privati per raccontare epoche e costumi. C’è persino un archivio, Home Movies, che cataloga e restaura il tantissimo materiale, soprattutto super8, girato in Italia dalla gente comune.

Stavolta, invece, non si tratta delle immagini di una famiglia sconosciuta, ma di quella di una grande scrittrice che il costume l’ha segnato coi suoi romanzi tutti dalla parte delle donne e tutti contro le ingiustizie sociali. È la francese Annie Ernaux, appena premiata al Salone del libro di Torino col premio Mondello e protagonista qui a Cannes con un esordio alla regia arrivato a 81 anni e condiviso col figlio David Ernaux-Briot.

Parliamo di Les Anées Super8, in prima mondiale alla Quinzaine des Réaliseurs, e tra le poche sorprese di questa Cannes 75. Alla base, l’abbiamo detto, ci sono i filmini della famiglia Ernaux. Girati dal marito Philippe Ernaux tra il ’72 e l’81. Materiale rimasto in un cassetto per più di quarant’anni.

Mentre il suo libro tra i più celebri, Gli anni, che anche di quel decennio racconta, vinceva lo Strega europeo narrando di quella generazione cresciuta nel dopoguerra, che ha fatto della propria emancipazione sociale una scommessa di vita.

Les Anées Super8, però, non è una semplice sovrapposizione tra immagini e testo. È una riscoperta a tutti gli effetti. Una rivisitazione della memoria, con un nuovo testo creato ad hoc e letto dalla stessa scrittrice con voce off, mentre scorrono le immagini.

I due figli, Eric e David, davanti all’albero di Natale, immersi nei loro giochi, nel giardino della casa di Cergy-Pontoise, periferia parigina dove la famiglia Ernaux si trasferisce dalla provincia nei Settanta. Sua madre con quel grembiule a fiori, mentre fa le faccende di casa. Si è trasferita da loro ci racconta la voce di Annie quando ha perso il suo bar di Yvetot, piccolo centro della Normandia dove la stessa scrittrice è vissuta. Ambiente operaio dove si è formata e dove ha imparato subito cosa significhino le differenze di classe. Tanto più per le donne. Con quell’aborto clandestino, drammatico, vissuto appena diciassettene come racconta nel suo romanzo, L’evento, trasformato in un Leone d’oro dalla regista Audrey Diwan.

Il marito ha un pallino particolare per le riprese dei mobili d’epoca, dei quadri, delle ricche tappezzerie di casa. Tutti dettagli – sottolinea ancora Annie – di un arredamento borghese, di uno status sociale a cui è arrivata sposando Philippe, ragazzo di buona famiglia e dalla professione importante dal quale divorzierà molti anni dopo, portando con sè i due figli.

Dello stesso contesto fanno parte le immagini delle vacanze sulla neve, altro status simbol di quegli anni. Con lei spesso in primo piano sorridente, di una felicità sulla quale oggi si interroga. Scorrono i ricordi dei viaggi nel Cile di Alliende che solo poco dopo diventerà invece quello della feroce dittatura di Pinochet. L’Albania non ancora conosciuta per i suoi sbarchi infiniti in terra straniera dopo la caduta del regime. Così come l’URSS con le sue file interminabili sulla piazza Rossa dei tanti visitatori a rendere omaggio alla salma di Lenin.

E ancora, questo sì un felice cambiamento, la morte di Franco e la rinascita della Spagna. E in Francia l’arrivo di Mitterrand, gli scontri dei separatisti in Corsica. L’affacciarsi sulla scena delle tematiche ambientaliste e l’ossessione dei consumi. Sono immagini che da private si fanno collettive, raccontando un’epoca, una storia. Così come i tanti romanzi della stessa scrittrice. “Raccontare la mia vita non mi è mai interessato davvero” racconta al pubblico in sala Annie Ernaux. “Ma il racconto di una vita può essere la storia di tanti. Si è più figli di un’epoca che di una madre e di un padre”. Lei col suo lavoro ha raccontato la sua personale rivoluzione che è poi è stata quella di un’intera generazione non solo di donne. E, infatti mette in guardia ricordando che “nulla è conquistato per sempre”.

Il suo ultimo titolo pubblicato in Italia (sempre per L’Orma) è Guarda le luci amore mio, mentre il 17 novembre arriva in libreria Perdersi.