Quello che non è amore. A Cannes le “memoire” di Annie Ernaux ragazza, senza entusiasmi
Passato a Cannes (nella sezione Un certain regard), “Mémoire de fille” dall’omonimo romanzo di Annie Ernaux (“Memoria di ragazza“ in Italia per L’orma editore, 2017) per la regia di Judith Godrèche. Il racconto di quell’estate del 1958, di quella prima volta traumatica con un uomo dispotico e tirannico. Quello che allora pensava come amore e che, sessant’anni dopo, sa bene non avrebbe dovuto portare quel nome. Ma che nel film perde forza, in una narrazione concentrata soprattutto sugli accadimenti d’epoca. Brava comunque Tess Barthélemy nella parte della protagonista …

Memoria di ragazza di Annie Ernaux (L’orma editore, 2017) è diventato per le giovani donne dei nostri tempi, un po’ quello che è stato Il secondo sesso di Simone de Beauvoir per le generazioni passate. C’ è anche questo alla base dell’adattamento che Judith Godrèche, voce ben nota del #MeeToo francese, ha presentato a Cannes (Un certain regard) con la stretta complicità (ne è anche cosceneggiatrice) della stessa scrittrice femminista, il cui lavoro ha saputo rendere il privato collettivo, ed è stato coronato dal Premio Nobel per la Letteratura nel 2022.
«È una storia interamente autobiografica diventata per le ragazze, per le donne, una sorta di modello di liberazione» spiega Ernaux. Quasi ad indicare un valore aggiunto, rispetto ai tanti adattamenti cinematografici dei suoi libri che si sono susseguiti negli ultimi anni. Con questo, Mémoire de fille, siamo a sei. Non tutti usciti in Italia, però uno conoscono da tutti: La scelta di Anne – L’événement di Audrey Diwan, Leone d’oro a Venezia 78. Lì, ancora una volta una dolorosa storia personale – l’aborto clandestino nella Francia dei prima anni Sessanta dall’omonimo romanzo – qui la sua pima volta (traumatica) con un uomo, quello che allora pensava come amore ma che, sessant’anni dopo sa bene che non avrebbe dovuto portare quel nome.

Nel romanzo Memoria di ragazza Annie Ernaux rivisita, infatti, l’estate del 1958, quando a diciotto anni lascia per la prima volta la famiglia per lavorare in un centro estivo come animatrice. Annie Duchesne – quello il suo nome all’anagrafe – si sveglia all’amore, al desiderio, alla violenza, all’umiliazione, alla «vergogna» quando vive la traumatica esperienza dei suoi primi rapporti sessuali con H, il dispotico capo animatore del centro estivo.
A distanza di sess’antanni, l’abbiamo detto, i ricordi di quell’epoca non coincidono affatto con l’analisi lucida di oggi. «Il 16 agosto 1958 è l’ultima volta che ho il mio corpo»: Ernaux sintetizza così la posta in gioco di quell’estate infernale, forse alle origini della sua scrittura. E sicuramente al cambio del profilo psicologico: da giovane vitale ed appassionata a donna tormentata e destabilizzata. Judith Godrèche, che firma il suo secondo lungometraggio sedici anni dopo Toutes les filles pleurent (mai arrivato in Italia), non lavora però su questo scarto temporale, preferendo piuttosto concentrasi – e concentrare lo spettatore – sulle avventure della giovane Annie, incarnata da Tess Barthélemy, figlia della stessa regista.
La narrazione ne soffre. E, in qualche modo, ad arrivare all’obiettivo è giusto la parte del film ambientata nel castello dell’Orne, sede della colonia, dove si consuma il trauma della giovanissima protagonista. Solo quando l’Annie Ernaux di oggi, interpretata da Valérie Dréville, si rivolge al pubblico per parlare del suo libro, il film guadagna finalmente profondità. Tess Barthélemy convince comunque nella parte di una ragazza innamorata e continuamente respinta, smarrita in un’esperienza che non sa come interpretare.
Gabriella Gallozzi
Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.
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