Quell’estate del 1958 di Annie Ernaux. “Memoria di una ragazza” il libro, aspettando il film a Cannes
Presentato al festival di Cannes, “Memoire de fille” della regista francese Judith Godréche, molto attiva nel movimento #MeeToo. Si tratta dell’adattamento dell’omonimo romanzo di Annie Ernaux in cui la scrittrice premio Nobel rievoca la quell’estate del 1958 e la sua prima volta con un uomo, frutto di quella ferita intima, “vergogna e umiliazione” che l’accompagnerà a lungo. Vi proponiamo la recensione del libro, apparso in Italia nel 2016 per L’Orma Editore. Un’occasione per (ri)leggerlo …

“Ho voluto dimenticare quella donna. Dimenticarla davvero, ovvero non desiderare più di scrivere su di lei, sul suo desiderio, la sua follia, la sua stupidaggine e il suo orgoglio, la sua fame e il suo sangue inaridito. Non vi sono mai riuscita”: nell’autobiografia a ritroso Memoria di una ragazza (apparso nel 2016, tradotto in Italia da Lorenzo Flabbi per L’Orma Editore l’anno successivo, 156 pp.) Annie Ernaux rivive l’estate del 1958, in particolare la sua prima notte con un uomo, in una colonia di vacanze dove lavorava come educatrice, per la prima volta lontana dalla famiglia bigotta e opprimente, titolare di un modesto bar-alimentari in Normandia.
Racconta di una ferita intima, momento di “vergogna e umiliazione”: l’ondata di choc di quella notte ha dilagato con violenza nel suo corpo e sulla sua esistenza per due anni. Con immagini indelebili nella sua memoria, fotografie e lettere scritte alle amiche, cerca di raccontare ogni singolo dettaglio della propria via, seppure con un certo timore di essere giudicata. Interroga la diciottenne che è stata in un andirivieni implacabile fra ieri e oggi.

In questo commovente libro sulla memoria, sull’incontro fra la donna di adesso e quella che è stata nel 1958, tenta di far riaffiorare i ricordi di quella lontana estate, momento di cambiamenti e di crescita ma anche di totale negazione: infatti non si riconosce, non ha nulla a che fare con la ragazza d’un tempo e si chiede chi sia lei veramente.
Sembra a tratti scusarsi di concentrarsi esclusivamente sulla propria esperienza umana: non ha alcun ricordo del contesto socio-politico dell’epoca, con il ritorno al potere di de Gaulle, la guerra d’Algeria… a cui assiste soltanto da spettatrice inconsapevole.
Fra le principali esponenti della letteratura francese contemporanea, iniziatrice di un genere autobiografico che trasforma il racconto di sé in uno strumento sociologico in grado di analizzare e restituire la realtà sociale, politica ed esistenziale sotto forma di narrazione – ”auto-socio-biografia” – Annie Ernaux (nata nel 1940) esplora nelle sue opere temi come la memoria, la condizione femminile e il passaggio di condizione sociale.
Premio Nobel per la Letteratura 2022, scrive in maniera “clinica”, priva di orpelli, definita “scrittura come coltello” – di qui il titolo del testo La scrittura come un coltello (L’Orma 2024), per “tagliare la realtà e svelarne le verità”. Ha esordito nel 1974 con Gli armadi vuoti (tradotto da Rizzoli nel 1996) in cui le figure dei genitori hanno già quel ruolo predominante che occuperanno in varie opere successive.
Ha in seguito pubblicato, fra gli altri, Passione semplice (Rizzoli 1992), poi, tutti per L’Orma, Una donna, La vergogna (entrambe 2018), L’altra figlia (2016), Il posto (2024). La critica tende a definirla una scrittrice femminista, o perlomeno influenzata da questo movimento.
Annie Ernaux cita infatti Simone de Beauvoir di cui legge Il secondo sesso qualche tempo dopo l’episodio del 1958 e che sembra aiutarla a comprendere la mercificazione di cui è oggetto ma senza che questo contribuisca a recuperare l’autostima o il rispetto per se stessa. Il titolo del romanzo sembra anch’esso riecheggiare il celeberrimo Memorie di una ragazza perbene di de Beauvoir.
Scriveva nel suo diario nel 1988 “Gli anni 1958 – 60 hanno fatto di me una scrittrice, credo”. E a lungo ha girato intorno a quest’affermazione: “da vent’anni annoto ‘58’ nei progetti dei miei libri. È il testo che manca. Sempre rinviato, il buco inqualificabile”. E ha deciso infine di “colmare il vuoto”, senza la sua agenda e il diario di quegli anni, bruciati alla fine degli anni ’60 da sua madre, desiderosa di eliminare ogni traccia della “vita sbagliata” della figlia.
Nella colonia di vacanze, respinta da “H.” dopo aver trascorso con lui due notti, passerà da un uomo all’altro, fino a venire definita nel gruppo “una puttana”. Nonostante le prese in giro e le umiliazioni, la vergogna si manifesterà l’anno successivo, quando leggerà Il secondo sesso, anch’esso di Simone de Beauvoir, e acquisirà la consapevolezza di essersi comportata da oggetto, da “ragazza”.
Il racconto si conclude nell’estate del 1960, trascorso a Londra come ragazza alla pari, un periodo in cui “ho iniziato a vedermi come un essere letterario, una persona che vive le cose come se dovessero venire raccontate un giorno”.
3 Luglio 2021
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