La più piccola è cresciuta. Il nuovo romanzo di Fatima Daas contro la scuola delle disuguaglianze per non “Stare al gioco”

Fresco di stampa per Fandango “Stare al gioco”, nuovo romanzo della giovane scrittrice francese di origini algerine, Fatima Daas. Dopo il successo del romanzo d’esordio, “La più piccola”, aplificato dalla trasposizione cinematografica della regista Hafsia Herzi, premiata a Cannes 2025, torna ora in libreria con un nuovo racconto incentrato sulla scuola. Un gruppo di liceali della periferia parigina e la protagonista che ama le ragazze al confronto con una professoressa manipolatrice e un sistema educativo classista che schiaccia le aspirazioni degli adolescenti …

Sono il liceo, la scrittura e il desiderio come territori di conflitto gli argomenti centrali di Stare al gioco, fresco di stampa (traduzione di Camilla Diez, Fandango Libri, 174 pp.) della francese originaria d’Algeria Fatima Daas (nata nel 1995).

Reduce dal successo – lanciato a Cannes 2025 – dell’omonimo film di Hafsia Herzi dal suo romanzo d’esordio La più piccola, vincitore nel 2020 del Premio Les Inrockuptibles, ora l’autrice ci porta a condividere le emozioni di un gruppo di liceali della periferia parigina di Clichy-sous-Bois: affronta il tema della manipolazione emotiva e delle dinamiche di potere nel mondo educativo, pur senza fare di Stare al gioco un semplice romanzo di denuncia.

Ancora una volta, esplora i temi dell’identità, marginalità e ricerca di emancipazione di una donna attratta dalle donne. Il romanzo ripercorre tre anni di liceo, tra aspirazioni sociali, pressioni accademiche, un sostegno familiare discreto ma concreto e dubbi sulla propria identità: la protagonista, la brillante adolescente Kayden – che vive con la mamma Aïsha, la sorella Shadi e condivide le giornate con un gruppo di amici del liceo – deve non solo fare i conti con un mondo scolastico che non sembra fatto per lei, ma anche accettare i propri desideri, in un ambiente poco accogliente per la “diversità”.

Kayden Abad scrive molto bene e suscita l’ammirazione della sua insegnante di letteratura, Garance Fontaine, che inizia subito a farle intravedere la possibilità di un futuro prestigioso, con l’ammissione all’elitaria facoltà di Scienze politiche, un obiettivo inimmaginabile per Kayden, figlia di immigrati, ma che diventerà l’orizzonte della sua emancipazione.

Abusando della propria autorità, seppure non apertamente, la professoressa intraprende però un gioco di seduzione, che finisce per trasformare progressivamente il rapporto con la ragazza in qualcosa di ambiguo e pericoloso, che quest’ultima avverte.

Il rapporto tra le due assume gradualmente una colorazione più complessa, fino a una commovente lettera finale: “Il tuo ruolo era proteggermi”, scrive Fatima Daas, evocando questa relazione indefinibile e la confusione dei confini.

Il personaggio di Kayden, la cui scrittura è attività al tempo stesso principale e indicatrice di un’identità plurale, conferisce al romanzo una coerenza tematica e formale che va ben oltre il semplice racconto di ascensione sociale.

Fatima Daas costruisce con indiscutibile precisione un universo profondamente realistico, popolato da scene quotidiane, amicizie intense, silenzi e impulsi; anche le classi sociali si trovano messe in discussione: il sistema scolastico promette emancipazione ma spesso finisce per riprodurre violenze e gerarchie invisibili: “ho sempre avuto un rapporto conflittuale con la scuola, come gran parte degli adolescenti, e per questo motivo ho inteso approfondire questo universo” spiega l’autrice.

Ne risultano una critica del modello meritocratico e una denuncia del modo in cui le aspirazioni degli adolescenti possono venire schiacciate dal sistema educativo, un inno alla forza dell’amicizia e della solidarietà, oltre l’individualismo e contro i pregiudizi di un sistema.

La scrittura, cruda ma mai fredda, cattura le sfumature dell’adolescenza: gli scambi emotivi, i desideri nascenti, la sete di emancipazione, “spesso senza neanche sapere ciò che significa”; evidenzia le contraddizioni interiori della protagonista, sulle sue fragilità, sul bisogno disperato di essere vista e riconosciuta.


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