La scomparsa di Jacques Perrin. Paladino del cinema francese indipendente (e letterario), amato dagli italiani

Attore, produttore, regista. Ha avuto tante vite Jacques Perrin morto il 21 aprile a Parigi a 80 anni. Quella da attore lo ha imposto in Italia negli anni Sessanta, scoperto da Valerio Zurlini per il quale sarà protagonista ed interprete de “Il deserto dei Tartari” dal capolavoro letterario di Dino Buzzati e ancora di “Cronaca Familiare” dal romanzo di Vasco Pratolini. Da produttore – coraggioso – ha realizzato titoli indimenticabili come “Z- l’orgia del potere ” di Costa-Gavras …

È stato, tra gli altri, il volto dell’ardente ufficiale Giovanni Battista Drogo ne Il deserto dei tartari di Valerio Zurlini (nella foto di copertina). Ma ne è stato anche e soprattutto il tenace produttore che, una volta acquistati i diritti del capolavoro di Dino Buzzati, ha impiegato circa dieci anni per mettere insieme la coproduzione europea ed affidare la regia all’autore italiano che per primo l’ha fatto debuttare al cinema – era il 1961 – nei panni di Lorenzo Fainardi, innamorato pazzo di Claudia Cardinale nella Ragazza con la valigia.

È scomparso il 21 aprile Jacques Perrin, pseudonimo di Jacques-André Simonet indimenticabile e versatile interprete, nonché regista (di documentari sull’ambiente) e produttore coraggioso e testardo a cui si devono tanti capolavori, tra cui Z- l’orgia del potere di Costa-Gavras. Aveva 80 anni Perrin e una lunga e appassionata vita d’arte e impegno cominciata a Parigi il 13 luglio 1941, figlio di un regista teatrale alla Comédie-Française (Alexandre Simonet) e di una madre attrice (Marie Perrin) da cui ha preso – anche –  il nome d’arte.

È sulle tavole dei palcoscenici, infatti, che il giovanissimo Jacques comincia la sua carriera d’attore. Ma è grazie a Valerio Zurlini – come già detto – ad arrivare al cinema. Dopo La ragazza con la valigia (61) l’anno a seguire sarà al fianco di Marcello Mastroianni in Cronaca Familiare dal romanzo di Vasco Pratolini (nella foto).

Negli anni Sessanta l’Italia diventa la sua patria artistica mentre i registi francesi lo ignorarono. “Pensavo di non avere né il carattere né l’intelligenza della Nouvelle Vague”, dirà lui stesso in anni recenti. Unica eccezione fu Jacques Demy che lo volle nel suo film musicale Josephine (Les Demoiselles de Rochefort) e nella sua rivisitazione della favola Pelle d’asino, proprio nei panni del principe azzurro. È con Vittorio De Seta in Un uomo a metà che vince come miglior interprete a Venezia nel ’66. Ma l’Italia lo ricorda anche come Salvatore da adulto in Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore e come il memorabile frate Ugo Bassi In nome del popolo sovrano (1990) di Luigi Magni, film storico-risorgimentale.

Sarà nello storico Sessantotto che fonda la sua casa di produzione (Reggane Films poi diventata Galatée Films) cominciando così questa nuova avventura da vero combattente di cui il film di Costa Gavras è l’incipit simbolico, con i produttori americani che si ritirano e lui che trova nuovi investitori in Algeria, mentre Montand et Trintignant si accontentano di paghe simboliche. All’uscita in sala si attendono il disastro. Invece Z- l’orgia del potere  vincerà l’Oscar come miglior film straniero. Il primo per Perrin produttore a cui seguirà quello per Bianco e nero a colori di Jean-Jacques Annaud (1976).

La collaborazione con Costa-Gavras proseguì con i film L’Amerikano (1973) e L’affare della Sezione Speciale (1975), pellicole di forte impegno politico. Impegno che Perrin mantiene anche in seguito col documentario sulla rivolta algerina, La guerre d’Algérie (1975) e con il film La spirale, sul presidente cileno Salvador Allende. Mentre comincia a collezionare anche qualche disastro finanziario, senza però perdere mai la tenacia. Come nel caso, appunto de Il deserto dei Tartari di cui acquista i diritti ma su cui una serie di sceneggiaturi e registi si “rompono la testa”, fino all’arrivo di Valerio Zurlini e dello stesso Perrin che si ricava il ruolo del protagonista.

Di letterario, poi, produce ancora L’uomo del fiume di Pierre Schoendoerffer tratto dal suo omonimo romanzo. Mentre all’impegno politico fa seguire quello in difesa della natura, la sua battaglia di una vita, coproducendo numerosi documentari su questo tema, tra cui Le Peuple singe (1989), Microcosmos: il popolo dell’erba (1996) o Himalaya: l’infanzia di un capo (1999).

In seguito, ha realizzato lui stesso dei documentari, Océans (1999) e Il popolo migratore (2001) visto da 2,9 milioni di spettatori soltanto in Francia e vincitore del César per il miglior documentario 2011. Il suo ultimo ruolo al cinema è stato in Goliath, thriller di Frédéric Tellier uscito in Francia lo scorso marzo che affronta la questione delle lobby e dei pesticidi.

 


Gino Santini

redattore


© BOOKCIAK MAGAZINE / Tutti i diritti riservati

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma n. 17/2015 del 2/2/2015
Editore Associazione culturale Calipso C.F.: 97600150581