La terra trema (anche) sotto il Vesuvio. Gianfranco Rosi ritrovato arriva in sala dopo la Mostra
Arriva in sala dal 18 settembre (per 01) “Sotto le nuvole”, il doc di Gianfranco Rosi, Premio speciale della Giuria alla Mostra 82. Attraverso il bianco e nero racconta Napoli da una prospettiva (non così) inedita: quella del Vesuvio. Appare una città in bilico verso la distruzione, minacciata dalle scosse ai Campi Flegrei e con un’inaspettata “scorta” istituzionale. È un Rosi ritrovato, almeno in parte. Ricordiamo per assonanza geografica e tematica l’ineguagliabile “Giro di lune tra terre e mare” di Beppe Gaudino …

Vedi Napoli e poi muori, si dice di solito. E se a morire, invece, fosse lei? Sa un po’ di provocazione, che certamente proprio a Napoli saprebbero come stemperare. Ma è anche lo strano retrogusto lasciato dalle immagini in bianco e nero che Gianfranco Rosi ha raccolto nella città per circa tre anni e che ha portato a Venezia 82 con il titolo Sotto le nuvole, in corsa per il Leone.
Il documentario sembra infatti un’elegia, vede la città in bilico verso un destino catastrofico, che pure ha già vissuto. Le rovine di Pompei ed Ercolano sono infatti una delle vie in cui si articola tutto il film, un gruppo di archeologi giapponesi spera di trovare resti ancora non emersi. Un destino che allo stesso tempo sembra di nuovo molto vicino, con le scosse continue ai Campi Flegrei a ricordarlo.
Qui Sotto le nuvole sfiora quasi il paradosso. In una città per cui spesso, a volte anche troppo, è stata sottolineata la mancanza delle istituzioni, Rosi mostra invece una presenza costante. I vigili del fuoco rispondono alle chiamate giorno e notte, persino a un anziano che vuol solo sapere l’ora; il prefetto va a controllare lo stato delle tombe antiche e si lamenta dei tombaroli; gli scrupolosi addetti al museo archeologico annotano e controllano il grande inventario rimasto sepolto nei magazzini.
Sarebbe un interessante rivolgimento del fronte, ma appare più come un effetto collaterale, come se a puntare il faro verso le rovine (le statue non mostrate, la paura del terremoto, le tombe sotto il manto stradale) si finisca anche per inquadrare chi ne viene messo a guardia. Per Rosi sembra contare di più il senso di incertezza, vissuto quasi come un soffocamento. E la prova del nove sono le lunghe sequenze dedicate all’equipaggio siriano di una nave mercantile, carica di grano ucraino, preoccupato per il ritorno a Odessa sotto le bombe russe.
In ogni caso il vero protagonista di tutto il film è il Vesuvio. Fa capolino dalle finestre, svetta sulla circumvesuviana deserta all’alba, controlla la città dall’alto. Rosi lo identifica come il mistero di Napoli, subito dopo i titoli di testa “ruba” le parole a Jean Cocteau per definirlo “la fabbrica di tutte le nuvole del mondo”. È da lassù che ha scelto di rivolgersi verso il mondo alle sue pendici, prendendo quindi per forza di cose un po’ di distanza con il quotidiano.
Un tempo il regista rimaneva sul pelo dell’acqua (il Gange di Boatman strepitoso esordio del 1993), per poi scendere più in profondità (Below sea level del 2008 resta il suo capolavoro, a cui si aggiunge El sicario – Room 16 nel 2010). Galleggiando sono arrivati prima il trionfo nel 2013 proprio a Venezia, con Sacro GRA, e la vittoria per acclamazione a Berlino con Fuocoammare, denuncia potente e lanciata al momento giusto, nel 2016, pochi mesi dopo che Merkel aveva pronunciato il famoso «Wir schaffen das». Seguito ancora dall’affresco mediorientale, Notturno (2020).
Oggi Rosi ha coperto un dislivello, è tra i registi italiani di maggior successo internazionale, sebbene la sala (croce e delizia dei documentari) non abbia mai risposto allo stesso modo. I suoi film stanno continuando a salire, cercando un panorama sempre più ampio. Con Sotto le nuvole, insomma, non ha perso il suo sguardo.
Rimane invece un po’ indietro quella qualità impalpabile dei documentari, cioè la legatura. Nel catturare la realtà è necessario saperla orchestrare per costruire un discorso, coerente e se possibile anche interessante. Gli ultimi lavori di Rosi riescono un po’ meno in questo strano sottotesto. Sotto le nuvole, invece, è un ritorno anche su questo versante.
Tobia Cimini
Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.
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