L’Amarcord di Paolo Sorrentino. Inseguendo (di nuovo) Fellini

Passato in concorso a Venezia 78 “È stata la mano di dio” nuovo atteso film di Paolo Sorentino, tra i cinque italiani in corsa per il Leone d’oro. Un ulteriore tassello al suo percorso “felliniano” che gli ha già fruttato l’Oscar per “La grande bellezza” …

 

Federico Fellini aveva 53 anni quando girò il suo Amarcord. Paolo Sorrentino 51. È stata la mano di dio, passato in concorso a Venezia 78 con grande clamore e unanimi consenti è infatti il più esplicito amarcord che il regista napoletano potesse concepire.

Non tanto perché vi racconta la sua storia più personale di adolescente segnato dalla perdita dei genitori e attratto dalla fede per Maradona, ma piuttosto perché il film più autobiografico del grande Federico se lo cuce addosso, adattando bordi e mostrine alla sua Napoli e alla sua storia.

Tra giunoniche signore, sexy zie, pazzerelli e varia umanità fuori norma, Sorrentino ribadisce ancora una volta il suo legame con Fellini – invitandolo persino in un set in città – , già fruttatogli l’Oscar con quella sorta di Dolce vita aggiornata e corretta agli anni Duemila come è stata intesa La grande bellezza.

La sua notorietà internazionale è passata da lì. Dalla sua riconoscibilità come regista felliniano. Di cui lui stesso si dà investitura definitiva in questo suo film targato Netflix e destinato ad un nuovo sicuro successo planetario.

La critica internazionale lo ama soprattutto per questo. Mentre la nostrana perché trova irresistibile i talenti di successo. Anzi il successo in generale, che mai per carità, si deve scalfire. Anche se col genio di Fellini, la ridondanza farsesca e per certi versi volgare e ripetitiva del Sorrentino Style – qui ancora più evidente – non ha poi così tanto a che fare. Apparendo piuttosto una costruzione a tavolino. Ma questa è un’altra storia che non piace a quelli di successo. E del resto c’è la mano di dio….