L’Aquila, ritratto multimediale della “generazione riscatto”

Un viaggio attraverso i linguaggi della scrittura, della fotografia, del video e della radio per raccontare il desiderio di futuro dei giovani della città ferita dal terremoto. È il progetto realizzato dalla sede abruzzese del Centro sperimentale di cinematografia, sotto la direzione di Daniele Segre…

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Una città distrutta dal terremoto, saccheggiata dei propri tesori e, infine, ingannata da quelli che avrebbero dovuto aiutarla a rinascere. Da sei anni L’Aquila è questo, una città che ha perso storia e riferimenti, che ha visto svanire la propria bellezza culturale e artistica, e a volte anche la speranza.

Ma c’è chi ancora batte la strada di un riscatto, di un possibile futuro diverso, e il nuovo progetto del Centro Sperimentale di Cinematografia percorre proprio questa via. Si chiama L’Aquila, il mio futuro è qui, ed è un percorso multimediale realizzato dagli studenti del Corso di Reportage Audiovisivo della sede abruzzese del Csc, con la direzione didattica del regista Daniele Segre e il coordinamento del sociologo Stefano Laffi.
Un’indagine che ha le forme di un ritratto, quello dei giovani dai quindici ai trent’anni che, a sei anni di distanza dal terremoto dell’aprile 2009, vivono la città con coraggio e non hanno intenzione di abbandonarla. Un viaggio attraverso i linguaggi della scrittura, della fotografia, del video e della radio, che racconta questa “generazione del riscatto”, il rapporto dei ragazzi con la città, la loro volontà di restare per costruire una nuova possibilità lì dove ora ci sono solo, e ancora, macerie.

Un lavoro globale, accompagnato dalle testimonianze di ragazzi e adulti del posto, lavoratori, studenti, insegnanti e ricercatori, che diventano protagonisti di interviste, radio documentari, video e foto reportage, tramite cui mostrano se stessi, esprimono aspirazioni, desideri, paure del passato e del futuro.
Ognuno cerca una propria strada, una propria via di fuga o di realizzazione. Allora ecco che la musica fa da catalizzatore alle molte speranze di questi ragazzi, come raccontano loro stessi in diversi radio documentari, tra il rimpianto di ciò che poteva offrire prima la città e la voglia di non restare paralizzati a piangersi addosso.

Fabio Fusillo racconta ad esempio di Ottaviano, un diciannovenne che nel punk vede l’elemento conciliante con la città e nel suono della sua chitarra trova l’energia per lottare contro la noia, sempre alla ricerca di una propria identità. Dal punk al reggae del racconto di Eleonora Gasparotto, su un gruppo di ragazzi che ha fondato un’etichetta e ha poi dovuto cambiare i metodi di produzione a seguito del terremoto, incrementando però una forma di associazionismo e collaborazione creativa ed artistica con tanti altri giovani, legati dalla musica e da questa ancorati alla loro città. E poi la storia di Dario, raccontata da Chiara Napoli, che ha combattuto la monotonia di una città che lui stesso definisce “limbo” facendo “musica con la bocca”, e quella di Lucia e Umberto, due giovani aquilani che dopo una formazione all’estero sono tornati per aprire una scuola di musica per neonati, credendo nel suo potere benefico per le nuove generazioni.
Ad emergere quindi sono i tratti di una generazione che vive a L’Aquila inevitabilmente condizionata dall’esperienza del terremoto, ma comunque affine ad altri contesti e luoghi d’Italia, come spiega Daniele Segre: “L’esito delle ricerche è ricco di interesse per il territorio nel quale le indagini sono state svolte,  ma al tempo stesso rappresenta istanze che accomunano ovunque una generazione in cerca di futuro, non solo motivata da questioni anagrafiche, ma anche dalla complessità del momento storico attuale. Il titolo L’Aquila, il mio futuro è qui esprime l’augurio per un futuro migliore, insieme alla voglia di scappare dal presente nel quale i giovani non si rispecchiano e dall’intenzione di mettere radici e cambiare il loro domani”.
L’Aquila, il mio futuro è qui è composto da tre sezioni: la mostra di fotografie e testi, l’ascolto di reportage radiofonici e le proiezioni video. Per il percorso multimediale sono stati realizzati 9 reportage scritti, 9 reportage video e 9 radiofonici, oltre ad un’ampia documentazione fotografica di circa duemila immagini (da cui ne sono state selezionate 200 per la mostra) sulla realtà giovanile aquilana. Una vera e propria indagine sociologica, che ha coinvolto circa 150 giovani, oltre agli uffici del Comune dell’Aquila, dell’Università e delle scuole superiori. Il percorso multimediale L’Aquila, il mio futuro è qui sarà visitabile, con ingresso libero, nella sede della Scuola Nazionale di Cinema dell’Aquila (via Rocco Carabba, 2).