Se l’Europa in crisi diventa una favola…
In sala dal 18 marzo “Le mille e una notte” del portoghese Miguel Gomes. Film fiume, ironico e spiazzante, sulle conseguenze delle politiche di austerity che stanno cancellando il nostro futuro. Da non perdere…

Uno spettro si aggira per i cinema d’Europa. E incredibilmente anche in quelli italiani, il che è già una notizia trattandosi di un film fiume di sei ore, suddiviso in tre capitoli, portato in sala, infatti, da una distribuzione altrettanto “sovversiva”, nata da una rete di festival milanesi (Milano Film Network).
Proprio quando la crisi picchia più duro, il cinema sembra risvegliarsi per cercare nuove strade. E questo Mille e una notte di Miguel Gomes, regista portoghese quarantaquattrenne, corteggiato dai festival internazionali, ne è diventata una bandiera, un fenomeno, un caso, scoppiato a Cannes lo scorso anno e propagatosi come le onde nello stagno in tutta Europa.
Narrare come una favola, la più magica di tutte come Le mille e una notte, il drammatico impoverimento della popolazione, portoghese come europea, la chiusura dei cantieri, la disoccupazione, le politiche di austerity che tutto annientano comprese le prospettive future, non è da tutti. E tanto meno interrogarsi contemporaneamente su come il cinema sia incapace di certe narrazioni, tanto da mettere in fuga il regista subito, all’inizio del film, che da “vigliacco” molla in asso troupe e set.
Miguel Gomes “scappando” lascia dunque la regia a chi certo di storie ne sa più di chiunque altro: la bella Sherazade che ogni notte, per quietare la fame di sangue del suo sposo sovrano, improvvisa racconti ricchi di magiche fantasie capaci di affascinare il re e quindi di salvarle la vita.
Le storie tristi del Portogallo, le cui politiche di austerity imposte dall’Europa-sovrano l’hanno portato sul lastrico, cedono il passo, quindi ad avventurose novelle – tratte comunque dalla cronaca – suddivise, come nel libro, in capitoli, tre in questo caso, di due ore ciascuno: Inquieto, desolato, incantato.
Smontando ogni retorica del cinema d’inchiesta e di denuncia Sherazade-Gomes ci porta tra veri operai, giudici, sindacalisti, balene spiaggiate, bagni di capodanno nell’oceano, galli canterini condannati al carcere, odalische e banchieri, esilaranti stregoni africani che si divertono alle spalle dei rappresentanti della Troika, costringendoli ad interminabili erezioni.
Sul filo dell’ironia, Gomes attraversa linguaggi e generi, spiazzando e divertendo con salti narrativi e di stile. Con una favola che si fa politica, capace di indicare una nuova strada al cinema che verrà. E magari anche ai nostri politici.
Gabriella Gallozzi
Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.
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