L’onda rossa di Fedingo. Trent’anni di lotte, sconfitte e controinformazione in un libro (da serie tv)

Dai centri sociali, al processo Priebke, dal Kurdistan al Teatro Valle Occupato. Trent’anni di storia di quella Generazione di rimessa che ha avuto nella “Pantera” la stagione politica più significativa. Li racconta “Quando il fumo si dirada. Momenti di una vita tra politica, arte e cultura partigiane” (StreetLib), romanzo autobiografico di Federico Raponi, giornalista di Radio Onda Rossa che focalizza l’attenzione sulle lotte contro la mummificazione dei partiti tradizionali (a cominciare da quelli della sinistra) e contro il riflusso, meglio la cloroformizzazione della società italiana. Finite anch’esse, purtroppo, nell’ennesima sconfitta. Una storia però da rivisitare e buona, perché no, per una serie tv …

Il libro di Federico Raponi, Quando il fumo si dirada, sottotitolo vagamente pasoliniano: Momenti di una vita tra politica, arte e cultura partigiane, realizzato con StreetLib Write (in copertina una foto di Tano D’Amico), si potrebbe leggere come esame di coscienza di un’intera generazione, condotto attraverso il racconto di vicende individuali e collettive.

Noto nell’ambiente “alternativo” della capitale con il soprannome di “Fedingo”, Federico fa parte a pieno titolo di quella Generazione di rimessa (dal titolo del romanzo biografico di Andrea Catarci, segnalato nell’introduzione di Vincenzo Miliucci) che ha avuto nella “Pantera” l’espressione più significativa.

Parliamo della stagione politica avviata dagli studenti palermitani nel 1989 per contrastare la riforma Ruberti delle Università e che, pur vantando riferimenti nazionali e ispirandosi all’internazionalismo terzomondista, ha avuto poi una caratterizzazione tipicamente romana, legandosi alle esperienze dei centri sociali, alle occupazioni di spazi pubblici (o privati) dismessi, alle prime rivendicazioni gender e alle manifestazioni dell’autonomia romana “fin dentro” l’università La Sapienza.

Per noi che, per ragioni anagrafiche, abbiamo vissuto la stagione del ’68 e quella del ’77 con il loro bagaglio di ideologie, di illusioni e sconfitte, è difficile evitare di guardare con occhio critico l’itinerario umano e politico di Fedingo. Paternalisticamente potremmo dire che era già scritto quasi tutto nelle storie e nelle esperienze dei padri fondatori e dei loro figliastri.

Quando ad esempio leggiamo che “il circuito, in seguito, in parte finisce fagocitato dal mercato, come spesso avviene, in parte degenera nell’abuso di droghe”, non possiamo che rivendicare il triste copyright. Ciononostante ci si può lasciar contagiare dall’epica che trasuda dalle pagine del libro di Fedingo, se non altro perché sono stati anni pieni di stimoli, socialità, musica e buone intenzioni.

Anni in cui si lottava contro la mummificazione dei partiti tradizionali (a cominciare da quelli della sinistra) e contro il riflusso, meglio sarebbe dire la cloroformizzazione della società italiana dominata in quegli anni dall’edonismo reaganiano e dalla Milano da bere.

Guardiamo le date: il 1989 non è forse lo stesso anno della caduta del muro di Berlino? Certo, se confrontiamo quegli anni con le vicende successive e poi con la situazione di oggi, non tutto è andato come avrebbe dovuto. Ma qui intervengono altri fattori, al di là dei limiti intrinseci di quella esperienza.

Il libro racconta anche la professione giornalistica che Fedingo ha esercitato per una ventina d’anni a Radio Onda Rossa. Un impegno tra il volontaristico e il professionale che aveva richiesto un certo livello di competenza tecnica e di continuità, quasi a compensare la gioiosa precarietà dei centri sociali, delle occupazioni e delle manifestazioni di strada.

Tutto ciò contribuisce a definire un passaggio d’epoca che ha fatto da spartiacque e che, in quanto tale, si presterebbe a una trasposizione cinematografica che ne mettesse in luce pregi e difetti in prospettiva storica: in fondo questa è una materia che potrebbe interessare il cinema, o addirittura le serie che guardano a un passato meno consolatorio di quello vissuto in un Collegio o in una Caserma.


Carlo Gnetti

giornalista e scrittore


© BOOKCIAK MAGAZINE / Tutti i diritti riservati

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma n. 17/2015 del 2/2/2015
Editore Associazione culturale Calipso C.F.: 97600150581