L’ultimo gigante della New Hollywood. Addio Monte Hellman, il cinema irregolare a doppia corsia

È morto a 91 anni, Monte Hellman uno dei più venerati maestri della New Hollywood. Nato alla factory di Roger Corman è stato un irregolare tra gli irregolari, produttore e consigliere di Tarantino. Lascia una manciata di capolavori che hanno segnato generazioni di cineasti, di cinefili o semplici spettatori. Da “Strada a doppia corsia” all’ultimo “Road to nowhere” …

Quella meravigliosa stagione, che ha rivoluzionato le tematiche e il linguaggio del cinema, e passata sotto il nome di New Hollywood, ha perso uno dei suoi più venerati maestri.

All’età di 91 anni è morto Monte Hellman.

Venerato regista, irregolare tra gli irregolari, ci lascia una manciata di capolavori che hanno segnato generazioni di cineasti, di cinefili o semplici spettatori.

Hellman che veniva dalle regie teatrali, con Roger Corman tra i finanziatori, vide bruscamente interrotta la carriera a causa della perdita del teatro. Alla notizia della prossima demolizione dell’edificio al posto del quale sarebbe stato costruito un cinema Corman pensò di offrire un’opportunità a Hellman: “Prendilo come un segno del destino. Ti sei divertito. Ora facciamo dei film!”

Approdato così alla Corman Factory, per circa quindici anni si misurò con tutte le bizzarre tipologie che caratterizzavano il catalogo di quella iperproduttiva catena di montaggio cinematografica low-budget. Hellman, infatti, ricordava spesso il più importante insegnamento ricevuto da Corman: “Penso che qualsiasi film possa essere realizzato con qualsiasi budget. Roger non fissava un budget. Ti dava i soldi e diceva: Questo è tutto quello che hai a disposizione. Torna con un film!”

Tralasciando i b/movie più “poca spesa, molta resa” nello spirito cormaniano, film come The shooting (La sparatoria – 1966), Ride in the Whirlwind (Le colline blu – 1966), Two-lane blacktop (Strada a doppia corsia – 1974), Cockfighters  (1974, nele foto), ma anche l’ultimo lungometraggio così tanto autobiografico Road to nowhere (2010), restano assoluti capolavori e testimoniano l’unicità dello sguardo del regista.

La sparatoria e Le colline blu rappresentano ancora oggi un esempio di western “metafisico ed esistenzialista” e storia totalmente a parte sia rispetto al western tradizionale che rispetto alla riscrittura del genere fatta da Sergio Leone.

Così come restano unici il road-movie Strada a doppia corsia, Cockfighters e Road to nowhere dove la nota che accomuna le tre pellicole risiede nella rappresentazione di vite che inseguono una passione-destino spinta fino al limite e incuranti delle conseguenze. Film diversi ma uguali e autobiografici al punto che Hellman rispondendo alla classica domanda sul prossimo film nel cassetto disse: “È lo stesso film che ho sempre fatto”.

Le pellicole di Hellman, nonostante il valore, hanno più volte registrato cocenti flop al botteghino e così, dimostrando una rara umiltà, forte della scuola pauperista della Factory, si è rimboccato spesso le maniche accettando ogni lavoro gli venisse offerto, dentro e fuori dall’ambiente: camionista, spedizioniere, restauratore (ripuliture) di pellicole, montatore (non accreditato per Robocop), tappabuchi di registi morti prima della fine della lavorazione.

Però è stato anche un venerato maestro per Tarantino che lo ha voluto come produttore e soprattutto consigliere prezioso nella realizzazione de Le iene:  “Il mio ruolo principale era raccogliere fondi, cosa che feci. Il mio ruolo secondario era garantire che Quentin Tarantino desse il meglio di sè, il che non era un problema perché sapeva esattamente quello che voleva fare. Quando mi sembrava che stesse commettendo piccoli errori glielo facevo sapere. E lui rispondeva sempre: beh, quello era il mio intento”.

Monte Hellman non ha mai perso l’understatement e l’autoironia che lo hanno caratterizzato fino all’ultimo e che risulta dalle numerose interviste. Parlando di un film crudo e disturbante come il bellissimo Cockfighters (dal romanzo Nato per uccidere  di Charles Willeford e visibile su Youtube) che racconta di un uomo che decide di non parlare più, finché il suo animale non avrà vinto il campionato nazionale di combattimenti tra galli, alla domanda se Warren Oates avesse avuto problemi nello strappare la testa ad un gallo rispose: “No, nessun problema. Era un contadino”.