Montalbano vive e lotta insieme a noi. Speriamo si fermi qui e diventerà immortale

L’8 marzo su Rai1 sarà l’ultima volta di Montalbano con “Il metodo Catalanotti”. Meglio, dovrebbe essere l’ultimo episodio, televisivamente parlando, poiché a chiudere la saga letteraria di Andrea Camilleri è “Riccardino”, col nostro commissario che esce definitivamente di scena. Eppure se anche questo arrivasse in tv (alla Rai prendono tempo in proposito) gli spettatori dovrebbero prendere coscienza della sua definita “scompasa”. Invece Salvo deve continuare a essere vivo e lottare insieme a noi. E così sarà immortale (con le possibili infinite repliche) …

Rieccolo: Montalbano sta per tornare. E ancora una volta, c’è da scommetterci, il prossimo lunedì 8 marzo terrà inchiodati alla televisione milioni di spettatori, specie quelli che amano gli originali e diffidano delle imitazioni.

Già, perché i commissari, le commissarie, gli ispettori, i comandanti e i graduati di tutte le forze armate di cielo di terra e di mare – col rincalzo di assistenti sociali e avvocati similpoliziotti – traboccano, allagano, straripano e inondano tutti i canali dell’universo televisivo. E più se ne vedono, più si fanno insopprimibili il desiderio, l’ansia, la spasmodica attesa del ritorno dell’unico, inimitabile, indimenticabile, immortale Salvo Montalbano.

Rieccolo dunque per l’ultimo episodio televisivo, Il metodo Catalanotti, nel quale il lettore affezionato di Camilleri e fedele teledipendente con 22 anni di somministrazione alle spalle (il primo episodio tv, Il ladro di merendine andò in onda nel 1999) può finalmente ritrovare le certezze dei personaggi amati, perché perfetti, fissati per sempre nell’immaginario con i volti dell’incorruttibile commissario, del vice farfallone, del giovane ispettore intraprendente, del piantone farfuglione e simpaticamente cialtrone, dell’eterna fidanzata.

E poi via via tutti i personaggi (anche la vecchia Fiat che Montalbano usa, sempre la stessa incurante degli anni è diventata un personaggio!) di questa meravigliosa macchina che è il teatro dei pupi uscito dalle pagine di Andrea Camilleri in scena in una Sicilia di sogno fatta di mare, di sole, di cortili gentilizi, di muretti a secco, di fichi d’India, di cannoli e di fritture di pesce.

Abbiamo detto ultimo episodio. Bisogna capirsi. Questo dovrebbe essere davvero l’ultimo episodio, televisivamente parlando, il 37esimo, che viene girato. Ma in realtà, Il metodo Catalanotti è stato il terz’ultimo libro della saga camilleriana, uscito dalla penna del Maestro dopo aver consegnato a Sellerio il testo di Riccardino che logicamente chiude il ciclo, col nostro commissario che esce definitivamente dalla scena con un artificio letterario insieme magico e commovente, scritto in stretta neolingua vigatese, capolavoro assoluto di letteratura senza aggettivi.

Camilleri lo aveva scritto scaramanticamente pensando che, data l’età, avrebbe potuto essere l’episodio che concludeva la vita di Montalbano assieme alla propria. Ma così per fortuna non è stato e Camilleri ha fatto in tempo a scrivere altri tre episodi, ultimo quello che vedremo l’8 marzo.

Insomma, volendo, adesso ci sarebbe la possibilità, cedendo ai richiami dei soldi e degli ascolti facili, la possibilità di girare questo definitivo Riccardino. E in effetti in Rai non smentiscono, né confermano l’ipotesi di realizzarlo. Piuttosto prendono tempo. Certo di difficoltà ce ne sono. Camilleri è morto. È morto lo storico regista, Alberto Sironi tanto che questo episodio, come i due precedenti, portano per rispetto la sua firma alla regia unitamente a quella di Luca Zingaretti che ha dovuto sobbarcarsi l’onere di essere contemporaneamente davanti e dietro la macchina da ripresa.

Ma poi, oltre che difficile sarebbe anche, a nostro parere, controproducente, almeno per la Rai, perché così facendo, gli spettatori dovrebbero prendere coscienza dell’uscita di scena de-fi-ni-ti-va del loro eroe. Invece Salvo deve continuare a essere vivo e lottare insieme a noi, deve continuare a inondare, periodicamente, i lunedì sera di Rai1, con tutta la serie riproposta ogni volta, nonostante qualche chilo, qualche ruga, qualche capello bianco che di episodio in episodio, vanno e vengono.

Anche i temi, negli episodi, sono sempre gli stessi. Salvo tutti li racchiude. L’amore, il sesso, le corna, la paura dell’età che avanza ma anche, spiega lo stesso Zingaretti, in questo episodio in particolare, “il teatro con l’eterno dilemma pirandelliano dello sdoppiamento dell’io e se sia più vera la realtà o la fantasia”.

Già, perché Carmelo Catalanotti, la vittima che dà il titolo al romanzo, è uno strozzino ma anche un appassionato e originale artista di teatro, anima e fondatore della filodrammatica Trinacriarte nella quale recita una compagnia di ferventi adepti in alcuni casi perfino un filino invasati. Non è l’Actors studio, Catalanotti non è Elia Kazan, Vigata non è New York, ma pagina dopo pagina, sequenza dopo sequenza, traspare tutto l’amore di Camilleri per il teatro, che parla del metodo Catalanotti come se fosse il metodo Stanislavskij, e fa del teatro il luogo ideale della morte e della Verità.