È morta Angela Ricci Lucchi. Con Yervant Gianikian, il cinema che si fa arte (e denuncia)

È scomparsa a 76 anni a Milano, Angela Ricci Lucchi, pittrice e regista che, in coppia con Yervant Gianikian, è stata protagonista della scena sperimentale cinematografica italiana e internazionale. I loro film sugli orrori della guerra e del colonialismo, attraverso la rivisitazione dei materiali d’archivio per sovvertire le fondamenta stesse della visione cinematografica …

Spiazzante, politico e in perenne evoluzione attraverso la costante ricerca nella memoria. Questo è stato il cinema di Angela Ricci Lucchi, l’artista, pittrice e cineasta scomparsa a Milano, il 28 febbraio, a 76 anni che, insieme al compagno di vita e d’arte, Yervant Gianikian – architetto di origini armene – ha segnato profondamente la scena sprimentale cinematografica italiana e internazionale.

Nata a Lugo di Romagna nel 42, Angela Ricci Lucchi studia pittura in Austria con Oskar Kokoschka per poi approdare a Milano dove negli anni Settanta prosegue il suo percorso artistico col suo compagno. Sono di quegli anni i “film profumati”, proiettati in sala insieme alla diffusione di fragranze tra gli spettatori.

Nel decennio successivo il fulcro della loro spimentazione si sposta sui materiali d’archivio, trasformando Angela e Gianikian in “cercatori-catalogatori-artigiani-reinventori” decisi a sovvertire le fondamenta stesse della visione cinematografica, scardinandone retorica ed ambiguità con l’uso dei materiali d’archivio. Ecco allora la serie dei Frammenti elettrici, che ci parla di emigrazione, rom, Vietnam o ancora de le feste de l’Unità, alla vigilia della caduta del muro di Berlino e dei massacri del colonialismo fascista in Africa.

Con la stessa tecnica, ossia l’uso del repertorio è ancora, potentissima, la trilogia sulla gurra 15/18 (Prigionieri della guerra del’95, Su tutte le vette è pace del ’98 e Oh uomo del 2004) in cui le immagini provenienti da vari archivi europei, pubblici e privati, denuncianto senza censure l’orrore e le conseguenze della Grande guerra sui corpi di soldati e bambini.

I lavori della coppia hanno girato il mondo attraverso rassegne e retrospettive internazionali. Il Centre Pompidou di Parigi ha accolto recentemente una loro monografica, come pure il Moma di New York, a dimostrazione di come probabilmente siano stati seguiti con più attenzione dal mondo dell’arte che da quello cinematografico. Nel quale, soprattutto qui in Italia, sono rimasti isolati e colpevolmente lasciati ai margini.