Nella biblioteca del Torino FilmFest (in streaming). Tra memoria e politica, Goethe e Barthes

 



Identità, memoria e politica. Sono le parole chiave di questa 38esima edizione del Torino FilmFest, dal 20 al 28 novembre, che sarà in versione interamente digitale.

Il neodirettore Stefano Francia Di Celle sottolinea lo spirito del festival, tradizionalmente improntato alla valorizzazione delle opere prime e seconde: il cinema indipendente, che permette ai giovani di realizzare da soli pellicole di grande valore, sarà il protagonista anche quest’anno.

Obiettivi dichiarati del festival sono anche il raggiungimento di una piena “parità di genere”, e la “riduzione dell’inuguaglianza all’interno di e tra le nazioni”: la selezione dei film in concorso con un 50/50 di registi uomini e registe donne, e la formazione di una giuria internazionale, interamente femminile e senza presidente, costituiscono dunque traguardi importanti.

Nonostante il Premio Cipputi, legato ai temi del mondo del lavoro, sia stato annullato dopo venticinque anni tra forti polemiche, una grande attenzione è stata dedicata nella presentazione – svoltasi l’11 novembre – alla difficile condizione dei lavoratori dello spettacolo e non, in questo momento di grave crisi. Per questo, forse, l’edizione è stata dedicata ad Alfredo Mazzetti, pompiere che si era occupato nel ’36 della manutenzione delle parti metalliche della Mole Antonelliana, sede del Museo Nazionale del Cinema. “Perché il cinema è un’occasione per raccontare le storie delle tante persone nel mondo che vivono, che soffrono, che lottano, che lavorano – prosegue Francia Di Celle –. I film e i documentari sono un modo per avere una guida, e andare avanti positivamente”.

La vicedirettrice Fedra Fateh, avvocata e scrittrice iraniana, evidenzia come il cinema può essere un potente strumento di difesa della giustizia sociale, “un modo per immaginare un mondo diverso e raccontare scomode verità che spesso non abbiamo il coraggio di riconoscere”.

In conclusione, è stato annunciato che appena sarà possibile, Nanni Moretti ospiterà una selezione dei film del Torino FilmFest al Cinema Nuovo Sacher di Roma: una bella opportunità, che consente di immaginare una distribuzione più ampia, e soprattutto un ritorno in sala, per un’edizione che ha dovuto reinventarsi a causa dell’emergenza sanitaria.

Tra i film in concorso, l’unico italiano, è Regina, opera primadi Alessandro Grande (nella foto): storia di una ragazzina che ha perso la mamma, e del padre che l’accompagna nel sogno di diventare cantante. Girato in Calabria e a metà tra il film di genere e il romanzo di formazione, ha come punto di partenza il saggio di Massimo Recalcati, Il complesso di Telemaco (Feltrinelli 2013).

Interesse per la letteratura si riscontra anche nelle altre sezioni del festival. Tra i cortometraggi troviamo O Nosso Reino/ Our Kingdom del portoghese Luís Costa, ispirato all’omonimo libro di Valter Hugo Mãe: è il racconto della disperazione di un bambino che ogni giorno vaga in solitudine per le strade del suo villaggio. E anche “Silence”, corto del poeta, scrittore e musicista 22enne di Glasgow incentrato sul suo personale lockdown.

 

Nella sezione “Fuori concorso”, compare Toorbos- Dream Forest della sudafricana Rene Van Rooyen, dall’omonimo romanzo di Dalene Matthee, che esplora lo sradicamento di una giovane donna e della sua comunità dalla foresta sudafricana di Knysna degli anni ’30.

Nel documentario Scuole di vento – Storie di Goffredo Fofi, Felice Pesoli propone un ritratto dell’intellettuale eretico attraverso il ricordo dei suoi straordinari incontri (Elsa Morante, Carmelo Bene, Danilo Dolci, Aldo Capitini, Totò, Luis Bunuel, Ada Gobetti, Raniero Panzieri, Pasolini, Fellini e altri), del Sessantotto, dei gruppi extraparlamentari, della scoperta di nuovi scrittori e registi, e del lavoro sociale come ultima risorsa della politica.

E proprio dal Sessantotto parte anche il documentario La rivoluzione siamo noi diretto da Ilaria Freccia, prodotto da Istituto Luce-Cinecittà: un viaggio che attraverso le voci e le opere degli artisti arriva alla fine degli anni Settanta, per raccontare un momento storico in cui l’Italia è stato uno dei centri propulsori a livello globale di un nuovo modo di leggere il mondo e le regole sociali.

Degli anni di piombo, invece racconta un grande autore napoletano, Antonio Capuano, con Il buco in testa, dedicato alla vita di una ragazzina orfana di un carabiniere ucciso durante una manifestazione. Sempre di quelle “cicatrici” racconta Le nostre ferite di Monica Repetto, attraverso le voci “della gente comune sopravvissuta alla violenza politica e al terrorismo negli anni Settanta. Le casalinghe femministe, l’aspirante manager, gli studenti, il poliziotto. Uomini, donne, ragazzi con un piede impigliato nella storia, voci sommesse che aspettavano di essere ascoltate”.

“Tracce di teatro” si ritrovano in Quasi Natale di Francesco Lagi, una pellicola realizzata a partire dall’omonima pièce, in cui tre fratelli si riuniscono perché la madre vuole parlare a tutti, forse per un’ultima volta. In Soupçon d’amour del francese Paul Vecchiali, invece, una celebre attrice non si sente di interpretare il ruolo di Andromaca della tragedia di Racine a fianco del marito, e decide di cedere il ruolo ad un’amica, che si rivelerà infine essere l’amante dell’uomo.

Tra “Le stanze di Rol”, spazio dedicato al cinema di genere, The Philosophy Of Horror – A Symphony Of Film Theory degli ungheresi Péter Lichter e Bori Máté, riprende il titolo dal libro teorico di Noël Carroll a cui si ispira: un film immersivo che intende coinvolgere gli spettatori in un processo di percezione capace di dissolvere i confini tra il Sé e l’Altro e tra il corpo e la natura.

Per la sezione “TFF doc”, Peter Stein ripercorre nel suo Sulle tracce di Goethe in Sicilia le tappe del viaggio del grande scrittore tedesco (Viaggio in Sicilia, Libri Mediterranei, 2015), interrogandosi su come la cultura sopravviva attraverso i secoli e come possa cambiare la natura nel corso del tempo. Nella stessa sezione segnaliamo anche il doc di Daniele Babbo, Tuffatori, sui ragazzi di Mostar, in Bosnia-Erzegovina che si lanciano dal ponte simbolo della guerra dei Balcani.

Al largo di Anna Marziano cerca invece di avvicinare lo spettatore all’esperienza del dolore, della solidarietà e della cura dell’altro, in un film documentario, influenzato dalla lettura di Nietzsche e Winnicott. Un’altra regista italiana, Annamaria Macripò, racconta nel suo Da lontano, più forte la scomparsa della madre, mentre le immagini dialogano con le parole di Roland Barthes, lasciate a testimonianza del suo lutto in Journal de Deuil.

Nella sezione “Italiana corti”, infine, la voce del cantautore Pierpaolo Capovilla interpreta due cardini del pensiero di Pasolini in un cortometraggio di animazione dadaista e allucinato: Non ce ne siamo resi conto/ We didn’t have time to realize di Giordano Viozzi e Alfredo Dante Vallesi recupera lo sguardo di Pasolini nell’osservare lo sgretolarsi della società italiana sotto la minaccia neofascista del consumismo.

© BOOKCIAK MAGAZINE / Tutti i diritti riservati

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma n. 17/2015 del 2/2/2015
Editore Associazione culturale Calipso C.F.: 97600150581